Mobilitazioni in Germania per l’arrivo del presidente turco Erdogan a Berlino

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Le massicce mobilitazioni contro la visita diplomatica del dittatore turco Recep Tayyip Erdogan sono iniziate già da ieri, sia nella capitale tedesca che in alcune altre città a forte presenza curda.

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Proprio ieri, a Ingolstadt in Baviera, Ümut Acar, 26enne militante delle organizzazioni giovanili curde, si è dato fuoco per protesta contro la visita in Germania di un assassino sanguinario come Erdogan. “Lo sapete anche voi: i turchi e i tedeschi sono amici da secoli. In tutti i massacri che i turchi hanno compiuto verso i curdi, i tedeschi hanno fornito loro le armi. Anche per i massacri in Rojava sono stati i tedeschi a fornire le armi. Oggi Erdogan torna in Germania e per questo compio quest’azione” ha dichiarato in un videomessaggio ripreso poco prima della morte, portando alla luce tutto l’odio per una Germania corresponsabile della brutale repressione in atto da anni in Turchia e complice di un assassino sanguinario, sostenitore e finanziatore neanche troppo occulto dell’ISIS e fautore di una guerra ad oltranza contro il PKK e la minoranza curda. Al corteo di oggi centinaia i cartelli con la foto di Ümut e la scritta “Sehid Namirin”, “i martiri sono immortali”.

Berlino, nel frattempo, è presidiata da oltre 5000 poliziotti in assetto da guerra, mezzi pesanti, antiterrorismo e cecchini. La zona del Regierungsviertel intorno ai palazzi del governo e all’albergo dove alloggerà Erdogan è completamente blindata, nessuno può entrare o uscire senza uno speciale permesso e sono stati saldati persino i tombini. Forte presenza intimidatoria della polizia anche nei quartieri con più alto tasso di abitanti curdi e ad alta densità di occupazioni, come Kreuzberg. Proprio a Kreuzberg ieri sera si è formato un corteo spontaneo che ha attraversato il quartiere scontrandosi a più riprese con la polizia ed alzando barricate al grido di “Erdogan Terrorist!”, sventolando bandiere del PKK e di Öcalan, che in Germania sono proibite per legge. Il corteo si è concluso dopo diverse cariche con 8 fermi, tra cui una compagna svizzera e un compagno spagnolo. Nella notte, come nelle notti precedenti, cassonetti e barricate di copertoni in fiamme in diversi quartieri della città impediscono i movimenti della polizia, alla quale risulta “scomparsa” anche una volante.

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Il sultano è arrivato in città stamani a mezzogiorno, accolto da alcuni picchetti di turchi lungo il tragitto ma soprattutto dalla militarizzazione opprimente della città. Con lui una nutrita guardia del corpo composta da fedelissimi picchiatori (che si fecero notare a Washington assalendo violentemente i contestatori) che a quanto risulta si sono sguinzagliati per il quartiere dove alloggia Erdogan armati fino ai denti. Durante il primo appuntamento della visita, la conferenza stampa insieme alla cancelliera tedesca Merkel, hanno dato prova di sé insieme alla sicurezza tedesca allontanando violentemente dalla sala un giornalista provvisto di autorizzazione che aveva indossato una maglietta per la libertà di espressione in Turchia. Lo sguardo compiaciuto che si sono scambiati Merkel e il sultano la dice lunga sull’intesa dei due capi di Stato, che battibeccano in pubblico ma stringono accordi miliardari neanche troppo sottobanco.
Intorno alle 5 e mezza è partito l’enorme corteo #ErdoganNotWelcome chiamato da oltre 200 sigle e dai movimenti curdi, che sta attraversando la città scortato da un enorme dispositivo di polizia. Ad aprire e chiudere il corteo i servizi d’ordine curdi, nel mezzo alcuni spezzoni più combattivi. L’indicazione generale è che in caso di attacco della polizia il corteo si fermerà per permettere a tutti di difendersi e ricompattarsi.

Anche a Colonia ci sono state mobilitazioni nei giorni scorsi. Il dittatore vi farà tappa sabato per inaugurare una moschea. In una città dove la comunità curda è molto numerosa, per domani è stata indetta una grande manifestazione, ma non è chiaro se sia stata autorizzata o meno dalla polizia, che già a gennaio attaccò a più riprese un grande corteo contro l’invasione turca di Afrin. Già martedì azioni spontanee e piccoli cortei da parte delle organizzazioni giovanili del PKK avevano invaso i quartieri popolari della città, inseguiti senza molto successo dalla polizia. Il 26, sulla moschea che Erdogan dovrà inaugurare domani, è comparsa una grande scritta “Erdogan Not Welcome”, “Vendetta per Afrin”.

 

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