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L’irriducibile lotta dei minatori delle Asturie

Alla conclusione del percorso, i sindacati hanno annunciato che si terranno prossimamente una serie di cortei che dovrebbero raggiungere Madrid a piedi e tentare di bloccarla, e si prenderanno qualche giorno di tempo per definire meglio i piani rivendicativi da portare nella capitale.

La giornata di lunedì ha visto una partecipazione attiva pressoché totale della popolazione delle comarche asturiane, con 17 blocchi stradali e svariate interruzioni del servizio ferroviario Renfe. Nonostante le ripetute minacce del delegato governativo Lorenzo Gabino di provare a forzare i blocchi nelle conche minerarie con massiccio uso di forze dell’ordine, sono ormai 22 i giorni di lotta senza sosta, in cui non solo i lavoratori stanno riuscendo a cacciare la polizia e riproporre i picchetti in caso di sgombero, ma han costruito un fortissimo consenso in seno a tutta la comunità asturiana. I commercianti si alternano nella chiusura dei loro esercizi in segno di protesta verso il taglio dei fondi governativi ad un’attività, quella mineraria, centrale nella composizione sociale della regione. Nonostante difatti il numero dei minatori (quindicimila in totale) sia esiguo rispetto a 40 anni fa, questa figura è un simbolo di orgoglio popolare e vettore delle principali lotte di classe e antifranchiste nella storia del principato e di tutta la Spagna.

 

 

La popolazione, censurata dalle testate nazionali, afferma che “i minatori stanno lottando non solo per poter riprendere a lavorare con un salario degno, ma han lanciato un segnale esplicito di risveglio delle coscienze, un invito alla lotta da generalizzare subito”. “Negli ultimi anni abbiamo assistito al peggioramento costante delle condizioni di lavoro dei nostri mariti, e all’aumento dei caduti sul lavoro. Ora ci tolgono il sostentamento”, è quanto dichiarano le madri raggiunte dalle inchieste del movimento universitario.

I minatori più vecchi insistono anche nel ribadire di non aver mai vissuto un tale degrado delle condizioni di lavoro nei pozzi, al punto da dover essere costretti a mangiare mezzo panino a decine di metri di profondità pur di risparmiare sull’energia dei carrelli levatoi, e non vedere la luce anche per dieci ore. I più giovani sono convinti che non si vedranno risvolti positivi se non con la caduta del governo; i più arditi di loro si sono letteralmente rinchiusi in alcuni pozzi nei giorni scorsi, resistendo alle provocazioni e ai lacrimogeni della polizia.

Vari comitati cittadini intanto sono sorti per portare solidarietà ai lavoratori detenuti nelle scorse settimane, oltre ad organizzarsi per il sostegno legale.

“Non sappiamo se andrà bene o male”- dichiara un minatore ai microfoni di AudioviSol – “ma di sicuro moriremo in piedi”, come si usa dire nel Nord della Spagna.

Chiaro anche il monito lanciato alla società spagnola: se il governo riuscisse a fermare questa lotta, non si sa chi tra operai, impiegati e studenti possa essere in grado di contrastarlo. I vecchi e tenaci asturiani d’altronde non han mai nascosto le proprie simpatie per i passagi di lotta del 15-M.

Irriducibilità della lotta,generalizzazione e piano simbolico si intersecano dunque in queste caldissime settimane, e caratterizzeranno quelle a venire.

p.s. è di ieri l’annuncio del sindacato della Guardia Civil delle Asturie che dichiara solidarietà ai minatori e denuncia l’operato del Governo, per non essere troppo invisi alla popolazione locale..

 

 

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pubblicato il in Conflitti Globalidi redazioneTag correlati:

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