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Ginevra: più di 60mila in piazza contro il G7 di Evian

I potenti della Terra da questa settimana si riuniscono a Evian-les-Bains per il consueto appuntamento annuale del G7.

In un tempo in cui media e quotidiani raccontano ogni secondo di questi teatrini e, tra un articolo su cosa mangiano i sette leader a cena e uno che parrebbe svelare le sorti del mondo, è più interessante soffermarci su ciò che è successo nei giorni scorsi dall’altra parte del lago, in quel di Ginevra: decine di migliaia di persone si sono riunite per manifestare e dare vita a momenti di confronto, presa di parola e contestazione del summit. Sabato 13 si sono susseguite diversi momenti di incontro su temi dalle grandi opere e l’estrattivismo, dalle tecnologie belliche alle lotte per la palestina, dall’antifascismo al femminismo. 

Questi i temi che hanno portato in piazza domenica nelle strade di Ginevra oltre 60mila persone da tutta la Svizzera e non solo, nonostante il clima di allarmismo che si era cercato di imporre con posti di blocco, negozi serrati e una città deserta nei giorni precedenti: una piazza estremamente eterogenea, dove c’era spazio per ogni anima del dissenso, dalla testa del corteo, espressione dello sciopero femminista che ogni anno in Svizzera mobilita migliaia di persone ai movimenti contadini, dai sindacati ai giovani in lotta per la Palestina.

Durante il percorso sono stati sanzionati alcuni simboli del potere economico e politico legato ai potenti della terra, nonostante il corteo sia stato tenuto lontano dalla parte della città in cui hanno sede i palazzi delle grandi banche e istituzioni capitalistiche che Ginevra ospita. Quando la polizia ha reagito con idranti e numerosi lacrimogeni, la piazza ha reagito con determinazione, è rimasta unita e ha continuato il suo percorso. Alla fine della giornata quando la manifestazione si stava sciogliendo la polizia ha circondato centinaia di persone rimaste nel parco dove si era conclusa: alcuni sono stati portati in caserma, centinaia sono rimasti bloccati in strada tutta la notte. La maggior parte sono stati liberati nella mattina di lunedì, ma pare che due o tre persone siano state trattenute. 

Se negli ultimi anni le piazze dei contro-summit hanno spesso rischiato di rappresentare momenti quasi nostalgici dei primi anni duemila, la piazza svizzera ha espresso una partecipazione e un’eterogeneità al di sopra delle aspettative. La contestazione ai potenti della terra che si riuniscono per decidere le sorti di un mondo che va sempre più  velocemente incontro a scenari di guerra e distruzione è stata letta come un’occasione importante di lotta da parte dei movimenti femministi che hanno rilanciato in questo senso la loro mobilitazione ma anche dai movimenti antifascisti e a difesa del territorio e dai tanti che si sono attivati lo scorso autunno nei movimenti per la Palestina e che hanno visto nel G7 l’occasione di tornare in piazza. Anche il clima di intimidazione creato dai media e il gigantesco dispiegamento poliziesco non hanno prodotto l’effetto sperato: sempre più persone non si fanno spaventare ma decidono di reagire al tentativo di restringere gli spazi di dissenso e libertà d’espressione, che va di pari passo con i venti di guerra che soffiano sempre più forte.  Anche questa volta, i potenti della terra hanno ricevuto un segnale che oltre i loro meeting nei resort blindati c’è la gente che anche nel cuore dell’Europa non è disposta ad accettare in silenzio la direzione in cui stanno portando il mondo.

Riprendiamo il video da L’Indipendente

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