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Egitto: la mobilitazione nelle università dopo il referendum

dalla nostra corrispondente al Cairo, Alessandra

Anche nelle università, come in tutto il paese, gli studenti continuano a scendere in strada e a manifestare per un taglio netto con ogni legame ancora esistente col vecchio regime.

Intorno alle 13 gli studenti sono riusciti finalmente a ritrovarsi e a far partire un presidio che iniziando con decine di studenti che inneggiavano alla liberazione della Palestina e alla cacciata del preside corrotto, si è piano piano trasformato in corteo quando centinaia di studenti si sono messi in marcia nel grande cortile dell’università.

Nella protesta di oggi, ben riuscita nonostante i ripetuti tentativi di intimidazione, si chiedeva, accanto ad un sapere libero, anche qui sempre più impedito dall’incessante ascesa del prezzo delle tasse universitarie, la cacciata del preside El-Tayeb, e di suoi stretti collaboratori, tutti vecchi collaboratori del regime di Mubarak e membri del National Democratic Party, partito di governo dell’ex rais.

La mobilitazione è continuata fino a tarda serata quando gli studenti hanno deciso di rimanere per la notte: in molti hanno deciso di montare tende e dormire all’entrata dell’università, di fronte ai grandi cancelli permanentemente sorvegliati da polizia e guardie private. Tale decisione, accanto a quella di montare una tenda permanente davanti all’ufficio, o meglio al grande edificio, del preside, rispecchia il deciso no degli studenti alla gestione militare e la determinazione nella volontà della cacciata della vecchia dirigenza, non solo nella loro università, ma in tutto il paese.

Ciò che oggi chiedono gli studenti: sapere libero, cacciata della vecchia dirigenza, fine della militarizzazione della loro università, queste richieste erano inconcepibili prima della rivoluzione quando non un presidio era permesso, non un presidio si svolgeva senza arresti. Ma adesso gli studenti, consapevoli della loro forza dopo la rivoluzione, non accettano più sottomissioni ai voleri del potere e compromessi col vecchio regime.

 

Intanto in piazza Tahrir dal pomeriggio in centinaia si sono trovati, ancora come ogni giorno, per manifestare per la cacciata della leadership militare che oggi guida il paese, per l’arresto di Mubarak e dei suoi collaboratori, per una vera giustizia sociale e per un vero accoglimento delle richieste della piazza.

Durante la giornata sono state portate avanti varie azioni spontanee, molti piccoli cortei hanno più volte attraversato la piazza, nel pomeriggio si sono viste decine di bandiere libiche, stendardi che inneggiavano alla cacciata di Gheddafi e presidii a sostegno del popolo libico.

In piazza vi è un forte protagonismo popolare: in ogni momento vediamo nascere comizi spontanei e assemblee popolari in cui si discute dei mancati risultati della rivoluzione e delle richieste da portare in piazza, mentre ci si prepara ad un altro venerdì di grande protesta di massa.

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