InfoAut

È innegabile: Bennett sta creando uno stato di apartheid

Questo è l’uomo che abbracciano, Joe Biden, Angela Merkel e Abdel-Fattah al-Sissi. Il mondo deve aprire gli occhi.

Di Gideon Levy (*) – 19 settembre 2021

Fonte: English version

Il caporedattore di Haaretz Aluf Benn ha offerto un’abile analisi dei primi 100 giorni di governo del Primo Ministro Naftali Bennett in un articolo pubblicato ieri. In contrasto con il movimento “chiunque tranne Netanyahu”, talmente autocompiaciuto da non poter smettere di elogiare il cambiamento di stile che Bennett ha introdotto, come si complimenta con i suoi ministri e da come non si sente nulla dai membri della sua cerchia, Benn ha giustamente minimizzato il significato dello stile, al quale le persone ora si aggrappano entusiasticamente, ed è arrivato dritto al punto: “Bennett galoppa dolcemente e risolutamente verso uno Stato con milioni di sudditi palestinesi”, scrive Benn.

Ma non è solo “uno Stato” che Bennett sta stabilendo. Sta instaurando uno Stato di apartheid. Quella parola “apartheid” deve apparire d’ora in poi in ogni testo. L’apartheid sarà il secondo nome di Israele, almeno dal momento in cui il suo Primo Ministro ha dichiarato di non avere alcun interesse per un accordo di pace con i palestinesi e che l’occupazione, secondo lui, resterà per sempre.

Bennett ha il merito di aver detto la verità: ha posto fine alla mascherata di un processo di pace, che non era un processo e non è mai stato destinato a raggiungere la pace. Il suo predecessore una volta borbottò qualcosa su “due stati”, altra soluzione esclusa. Questo è uno sviluppo positivo.

Bennett ha anche detto che non incontrerà il Presidente palestinese Mahmoud Abbas. Questo è anche meglio. Qual è lo scopo di una esposizione in più in una serie di operazioni d’immagine che mai, e dico mai, hanno portato a un accordo giusto. Il loro unico scopo era quello di ingraziarci gli americani e gli europei, così avrebbero permesso a Israele di continuare a consolidare l’occupazione, costruire più insediamenti e ripulire etnicamente più territorio. A che serve rilasciare dichiarazioni su una soluzione a due Stati su cui non un solo primo ministro è stato sincero, se è possibile dire “uno Stato” senza sconvolgere nessuno. Questo è il punto importante che Benn ha evidenziato: Bennett è il primo a farlo senza infastidire nessuno.

Il campo pacifista israeliano e il resto del mondo abbracciano questo fondatore dell’apartheid che intende uccidere dolcemente il sogno palestinese e lo dice anche. Non è che il sogno non fosse già morto, ma ora è persino impossibile sognare.

“Apartheid” va detto, non per la sua bellezza lirica, ma come un pugno in faccia al mondo che abbraccia Bennett.

I presidenti americano ed egiziano hanno fatto di tutto per abbracciare questo nuovo “non Netanyahu”, e qualcuno gli deve ricordare chi stanno abbracciando. C’era un numero considerevole di leader mondiali, incluso il nostro Yitzhak Rabin, che ha abbracciato il Primo Ministro sudafricano John Vorster e in seguito ha sofferto rimorso e forse anche vergogna. Ora il mondo abbraccia Bennett, un uomo affabile, umile, concreto, talentuoso e sano di mente, senza vedere cosa si nasconde dietro l’uomo che abbracciano.

Ebbene, miei cari europei, arabi e americani, siete entusiasti di un apartheidista giurato. Non fate errori. Dovreste davvero credergli quando dice che non ha intenzione di permettere la creazione di uno Stato palestinese.

Ma quali sono le vostre conclusioni, abbraccia-Bennett del mondo? Che invece di un singolo Stato palestinese intende dare loro due Stati? O forse cittadinanza, pari diritti e il riconoscimento di “una persona, un voto” in un unico Stato? Quale pensate che sia il suo obiettivo, se non un moderno Stato di apartheid? Qual è l’obiettivo finale di questo vostro amico, se non l’apartheid sudafricano in un formato diverso?

E questa è la sfida che è stata posta al mondo. Ogni abbraccio a Bennett è un abbraccio all’apartheid. Non tutto può essere avvolto nella gratitudine per essersi liberati di Netanyahu. La cecità volontaria e l’autoinganno devono finire. Proprio perché Bennett è così onesto, umile e talentuoso, è necessario guardare avanti e dire: Se non due Stati, allora uno Stato. Se non la democrazia, allora l’apartheid.

Bennett ha scelto l’apartheid. Ci deve essere un prezzo per questo nel mondo al di fuori di Israele.

Com’è stato commovente vederlo scusarsi pubblicamente con la famiglia di un soldato israeliano, Barel Hadaria Shmueli; quanto scioccante e inquietante capire la sua visione per 5 milioni di esseri umani che sono destinati a vivere come subumani per sempre. Questo è l’uomo che abbracciano, Joe Biden, Angela Merkel e Abdel-Fattah al-Sissi. Il mondo deve aprire gli occhi.

(*) Gideon Levy è editorialista di Haaretz e membro del comitato editoriale del giornale. Levy è entrato in Haaretz nel 1982 e ha trascorso quattro anni come vicedirettore del giornale. Ha ricevuto il premio giornalistico Euro-Med per il 2008; il premio libertà di Lipsia nel 2001; il premio dell’Unione dei giornalisti israeliani nel 1997; e il premio dell’Associazione dei Diritti Umani in Israele per il 1996. Il suo nuovo libro, La punizione di Gaza, è stato pubblicato da Verso.

Traduzione: Beniamino Rocchetto – Invictapalestina.org

Ti è piaciuto questo articolo? Infoaut è un network indipendente che si basa sul lavoro volontario e militante di molte persone. Puoi darci una mano diffondendo i nostri articoli, approfondimenti e reportage ad un pubblico il più vasto possibile e supportarci iscrivendoti al nostro canale telegram, o seguendo le nostre pagine social di facebook, instagram e youtube.

pubblicato il in Conflitti Globalidi redazioneTag correlati:

israelepalestina

Articoli correlati

Immagine di copertina per il post
Conflitti Globali

Fermato e attaccato il convoglio in Libia della Global Sumud Land Convoy: due italiani arrestati. Libertà per Dina e Domenico!

Un gruppo di dieci attivisti e attiviste di vari paesi, Italia, Argentina, Spagna, Polonia, Uruguay,  Stati Uniti, Tunisia, Portogallo e Grecia, è stato fermato da una milizia libanesi affiliata alle Forze Armate Arabe della Libia (LAAF) e i solidali internazionali sarebbero stati incriminati con l’accusa di immigrazione illegale. 

Immagine di copertina per il post
Conflitti Globali

Bolivia in rivolta contro il governo Paz

In Bolivia proteste e scontri contro il governo di Rodrigo Paz, accusato di aver tradito le promesse sociali fatte in campagna elettorale, hanno raggiunto un punto di rottura.

Immagine di copertina per il post
Conflitti Globali

Bolivia: Manifestanti circondano la capitale chiedendo la rinuncia del presidente

Indigeni, contadini e sindacalisti hanno cercato di entare in Plaza Murillo, dove si trova la sede del governo, ma sono stati repressi, quattro morti.

Immagine di copertina per il post
Conflitti Globali

Flottilla: Israele dopo aver torturato gli attivisti e le attiviste li espelle, presidi e conferenze stampa

Rilasciati tutti gli attivisti delle flottiglie detenuti a Ktziot, della Global Sumud Flotilla e della Freedom Flotilla Coalition, nella tarda mattinata di giovedì.

Immagine di copertina per il post
Conflitti Globali

Attacco in Mali e venti di guerra nel Sahel

Dedichiamo questa puntata di Black In ad analizzare ciò che sta succedendo in Mali nelle ultime settimane.

Immagine di copertina per il post
Conflitti Globali

Trump a Pechino da Xi Jinping

MercoledìTrump è volato in Cina per un vertice di alto profilo con il leader cinese Xi Jinping, accompagnato da diversi amministratori delegati: una delegazione di imprenditori di spicco provenienti da diversi settori, tra cui agricoltura, aviazione, veicoli elettrici e chip per l’intelligenza artificiale. Dopo due giorni, il presidente statunitense Donald Trump ha lasciato Pechino affermando di aver concluso “accordi commerciali fantastici, ottimi per entrambi i paesi”, ma sono emersi pochi dettagli su ciò che le due superpotenze hanno concordato dal punto di vista commerciale.

Immagine di copertina per il post
Conflitti Globali

Milano: oltre 5 mila in corteo nazionale Ricorda la Nakba. Combatti il sionismo

Il 16 maggio si è tenuto a Milano il corteo nazionale “Ricorda la Nakba. Combatti il sionismo”, in ricordo di quella giornata del 1948 – letteralmente “la catastrofe” – che ha visto più di 700.000 palestinesi cacciati dalla proprie terre per la fondazione dello Stato coloniale e genocida di Israele.

Immagine di copertina per il post
Conflitti Globali

Kyriakos X é salpata verso Gaza

Con il nome dell’anarchico internazionalista Kyriakos Xymitiris, “Kyriakos X”, naviga con Freedom Flotilla Coalition per rompere il blocco genocida che lo stato sionista impone su Gaza da decenni.

Immagine di copertina per il post
Conflitti Globali

La  Valsesia e i “nuovi insediamenti” israeliani

Nessuno sembra chiedersi cosa significhi politicamente e simbolicamente che una delle prime comunità straniere a “rilanciare” una zona montana italiana sia composta da cittadini di uno Stato che in questo momento sta perpetrando un genocidio.

Immagine di copertina per il post
Conflitti Globali

Dichiarazione politica del Fronte Popolare per la liberazione della Palestina in occasione del 78° anniversario della Nakba palestinese

Dichiarazione politica del Fronte Popolare per la Liberazione della Palestina in occasione del 78° anniversario della Nakba palestinese.

Immagine di copertina per il post
Divise & Potere

Bologna: presidio solidale all’udienza per la sorveglianza speciale

Lunedi 25 maggio una compagna potrebbe essere sottoposta a sorveglianza speciale per essere una delle centinaia di miglia di persone che in questi anni, a Bologna, hanno espresso attivamente solidarietà al popolo e alla resistenza palestinese e per aver difeso gli spazzi pubblici del suo quartiere.

Immagine di copertina per il post
Editoriali

Flotilla sotto attacco! Non lasciamola sola!

I meccanismi al rialzo che determinarono l’esplosione delle piazze autunnali attorno allo slogan “Blocchiamo Tutto” non sembrano essersi innescati, ma rimane fondamentale continuare a supportare la missione della flottilla in queste ore e giorni. Inoltre rimane comunque importante mantenere la continuità e lo sforzo di costruire nuovi momenti di mobilitazione, e costruire le condizioni perché chi oggi con determinazione non abbandona la lotta, sia la scintilla capace di infiammare nuovamente la prateria.

Immagine di copertina per il post
Conflitti Globali

Dalla Nakba a Gaza, i palestinesi continuano a portare con sé le chiavi delle case che sono stati costretti ad abbandonare

I palestinesi di Gaza portano con sé le chiavi delle loro case distrutte da Israele, un legame tra la guerra genocida e gli sfollamenti odierni e l’eredità ancora viva della Nakba

Immagine di copertina per il post
Conflitti Globali

Hondurasgate: i tentacoli d’Israele e Stati Uniti sull’America latina

Con il giornalista Giorgio Trucchi, collaboratore per Pagine Esteri dal Centro America, abbiamo analizzato il contenuto dei 37 audio pubblicati da Hondurasgate che svelano la trama ordita da USA, Israele ed Argentina per fare dell’Honduras un polo strategico per mettere le mani sull’America Latina.