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Comunicato dei prigionieri politici mapuche in sciopero della fame nel carcere di Temuco

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Comunicato pubblico rivolto alla nazione mapuche e all’opinione pubblica in generale, noi Prigionieri politici mapuche del modulo dei comuneros del CCP Temuco, denunciamo ciò che segue:

La prigione politica è stata una conseguenza da quando esiste lo storico conflitto tra il nostro popolo nazione mapuche e gli stati argentino e cileno, rendendo ogni volta di più esplicite le contraddizioni che la nostra gente ha reclamato, territorio e autonomia. Di fronte a questa situazione la risposta da parte del governo di turno è stata repressione e militarizzazione di zone chiave, processi politici, criminalizzazione e carcere. Ogni volta gli stati hanno negato una risposta alle giuste rivendicazioni di fondo e si sono rifiutati di trovare una soluzione politica al conflitto. Questo perché il processo di lotta colpisce il modello economico di uno stato che è di tipo capitalista-neoliberale e perché nei territori occupati si trovano imprese forestali, centrali idroelettriche, miniere, latifondi e molti altri interessi di tipo estrattivista. Per questi motivi, noi come popolo mapuche, e in particolare coloro che sono più impegnati con la causa di recupero dei territori e della libertà, uniti nel movimento mapuche autonomista, dobbiamo accumulare le forze e scontrarci direttamente con questi interessi che tentano di depredare la nostra Ñuke Mapu. Per questo ci definiamo autonomi e anticapitalisti, essendo parte delle comunità lof e delle organizzazioni che provano attraverso i nostri weichafe e la gente mobilitata a ricostruire politicamente, territorialmente,  culturalmente, spiritualmente e militarmente il nostro popolo. In altre parole facciamo parte di un progetto politico che, come militanti del movimento mapuche, ha deciso di assumersi il confronto diretto con il sistema capitalista a causa delle frequenti carcerazioni, a causa delle idee che il movimento autonomista mapuche porta avanti.

Come già detto, la caratteristica di questo conflitto è che gli stati, rappresentati da diversi governi, non hanno dubitato a mettersi fedelmente al servizio dell’imprenditoria e hanno tentato in varie maniere, di farsi carico del conflitto a danno del nostro popolo, un conflitto che si trascina da più di due decenni, attraverso la cooptazione, integrazione, infiltrazione, militarizzazione e carcere per coloro che non hanno abbandonato la linea della ricostruzione del nostro popolo mapuche, applicando rigidamente le loro leggi, le tecniche repressive, e molte volte bypassando le stesse istituzioni per tenere in prigione la nostra gente. È per tutte queste ragioni che rivendichiamo noi stessi come prigionieri politici mapuche. Così come il nostro nemico cerca di continuare il suo assalto, con l’appoggio di infrastrutture e dotazioni militari, noi lanciamo l’appello a continuare lungo il sentiero della liberazione nazionale, il weichan, il controllo territoriale e il sabotaggio contro le grandi imprese capitaliste che occupano il territorio mapuche, tornando a insediarci nelle terre che oggi si trovano nelle mani dell’estrattivismo, riappropriandoci della vita mapuche all’interno di queste proprietà, esercitando il controllo territoriale perché non tornino mai più nelle mani del capitale. La ricostruzione nazionale del popolo mapuche si ottiene con la lotta, il sabotaggio, con le nostre proprie pratiche e i nostri principi, non a fianco di istituzioni che intralciano le nostre rivendicazioni, settori che quando erano al governo non hanno fatto altro che perseguitarci, incarcerarci, e metterci in ginocchio di fronte all’imprenditoria. Per questo invitiamo la nostra gente a non accettare di ricevere le briciole. La nostra richiesta é chiara: lo stato deve restituire il territorio usurpato, ritirarsi insieme alla grande imprenditoria che allunga le mani sulla nostra terra, anche se, grazie alla stampa borghese, sono omesse le nostre rivendicazioni in quanto ritenute parte primordiale di questo conflitto.

Le imprese capitaliste (forestali, idroelettriche, latifondiste, e ciò che è interesse del grande capitale) sono i nostri veri nemici, non il cittadino comune, l’abitante non mapuche, i lavoratori e i poveri compaesani. Questa è una falsità che vuole insinuare il fascismo di estrema destra per mano dei mezzi di comunicazione borghesi. Come prigionieri politici mapuche, siamo fedeli militanti della lotta autonomista, membri del lof, comunità e organizzazioni che, da fuori, continuano a lottare principalmente contro le imprese forestali. I loro principi e la loro etica ci sostengono.

Innanzitutto rivendichiamo la violenza politica come forma legittima di resistenza e autodifesa verso il capitalismo estrattivista, rispettando la vita della gente che l’imprenditore o lo stato utilizza come capro espiatorio per sostenere la presunzione di terrorismo e le accuse contro il nostro popolo. Così sosteniamo pienamente il cammino dei weichafe e di quei settori realmente impegnati nella ricostruzione della nazione mapuche. Dissociandoci da quei settori che cercano solo di spremere reddito e sfruttamento politico per altri fini, che non aiutano, piuttosto il contrario, confondono e fermano molto volte gli obbiettivi in cui crediamo, la liberazione del nostro popolo nazione. Allo stesso modo, si vuole sostenere la lotta degna che viene porta da fuori, sia come nelle proposte politiche che nelle analisi delle nostre organizzazioni e comunità in Resistenza.

Da ultimo dichiariamo di affrontare lo sciopero della fame come una trincea di lotta dal carcere, mettendo in chiaro che, a sua volta, il nostro sciopero della fame e la nostra mobilitazione è politica e per le importanti richieste/rivendicazioni del nostro popolo. Allo stesso modo lo sciopero vuole incoraggiare la degna lotta che si fa là fuori, sia le proposte politiche che le analisi delle nostre organizzazioni e lof in resistenza. È per questo che affrontiamo la prigione politica con dignità sperando di apportare ancor più energia alla lotta per la ricostruzione nazionale mapuche, lanciando al contempo un  appello per incoraggiare la nostra gente, a continuare il recupero territoriale attraverso il controllo territoriale, a continuare la resistenza e ad infiammare i nostri weichafe contro i diversi investimenti capitalisti.

Per tanto le nostre richieste sono:

– TERRITORIO E AUTONOMIA PER LA NAZIONE MAPUCHE

– ASSOLUZIONE IMMEDIATA DI TUTTI I COMBATTENTI MAPUCHE

– LIBERTÀ IMMEDIATA DI TUTTI I PRIGIONIERI POLITICI MAPUCHE

– FINE DELLA MILITARIZZAZIONE DEL WALLMAPU

30 agosto 2020

tratto da Rete Internazionale in Difesa del Popolo Mapuche

Da Comitato Carlos Fonseca

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