Bengasi: manifestanti assaltano il Cnt con lanci di granate

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Il malcontento cresce nella piazza post-Gheddafi e con l'assalto al CNT si radicalizza la protesta proprio ad un giorno dalla promulgazione della legge elettorale che dovrebbe guidare la transizione libica verso l'elezione dell'assemblea costituente fissata per giugno. Nelle ultime settimane frequenti manifestazioni avevano punta il dito contro gli uomini una volta appartenenti al regime di Gheddafi ed oggi attivi nel nuovo scenario istituzionale accusati dalla piazza di opportunismo e corruzione.

Sembra che il sindaco di Bengasi sia prossimo ad annunciare le dimissioni e anche altre teste potrebbero cadere sull'incalzare della mobilitazione raggiunta in queste ore da molti ragazzi giovanissimi e da ex-combattenti tornati da poco dai diversi fronti del conflitto contro l'ex Rais.

 

L'assalto al CNT non sembra avere legami con la visita in Libia del premier italiano Monti che ha incontrato il presidente del governo transitorio Abdel Rahim al-Kib assicurando che “l'Italia vuole essere in Libia e vuole continuare a farlo sempre di più” ammiccando al fidato accompagnatore di viaggio Scaroni, amministratore delegato ENI, che con soddisfazione si è compiaciuto davanti ai cronisti dei 260 mila barili giornalieri che l'azienda italiana estrae dal sottosuolo libico. “Con i Libici va tutto bene” ha aggiunto Scaroni che nei prossimi mesi conta di aumentare l'estrazione di petrolio fino a 300 mila barili al giorno. Viene da chiedersi cosa ne pensavo i manifestanti che hanno assaltato il palazzo del CNT: con gli italiani va tutto bene? Con i paesi della coalizione che ha bombardato la Libia va tutto bene?

Domande poco retoriche che emergono dalla transizione libica dove la piazza sembra voler acquistare il suo protagonismo politico che appare già ostile alla direzione istituzionale propiziata dalle potenze occidentali e dagli alleati arabi primo tra tutti il Qatar.

 

 

 

 

 

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