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Aggiornamenti da Kobane, tra aiuti e riposizionamenti

La “svolta” statunitense di mandare aiuti a livello di armamentari e medicinali alle formazioni dell’ YPG è stata accolta con un disappunto molto evidente, tramutato in freddezza, dal Governo di Ankara. Nel gioco delle parti comunque, a una mossa di Washington che cerca di inserirsi come “pilota” della resistenza nell’area, dopo che per sei settimane non era stato mosso nulla in favore delle formazioni del PKK, c’è d’altro canto l’apertura dei corridoi verso la Turchia per le truppe dei peshmerga iracheni che si muoveranno su assenso di Erdogan verso Kobane per rinforzare l’opposizione allo stato islamico.

Una mossa che malcela il tentativo di mettere un cappello alla capacità di tenuta delle formazioni del PKK, che allo stesso tempo però rende conto di come l’impostazione previa di lasciare avanzare le gans dell’ISIS di modo che strangolassero la resistenza curda e dunque intervenire solo a posteriori non sia andata come auspicato dagli spietati ragionamenti del Governo a targa AKP.

Il commento dalla redazione di Radio Infoaut:

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La crisi dei valori dell’imperialismo può essere una leva per immaginare nuovi cicli di lotta? Quali sono i punti di forza del nostro agire per alimentare processi conflittuali capace di ambire a dimensioni di contropotere effettivo nella società?

Qualcosa bolle in pentola, l’Occidente è sprovvisto di idee-forza capaci di mobilitare le masse. Chi si immagina il popolo italiano pronto a prendere le armi per difendere la patria? Forse solo gli illusi e gli approfittatori che speculano su una propaganda vuota. Allora noi cosa abbiamo da proporre? La Palestina ci ha mostrato la possibilità di adesione di massa a un orizzonte di emancipazione collettivo. Cosa ci aspetta nel prossimo futuro?

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