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SULLA SOSPENSIONE PER RAZZISMO DI PSG - BASAKSEHIR

16 Dicembre 2020 | in CALCIO e SPORT.

Commentiamo con qualche giorno di ritardo un atto di razzismo successo nella gara di #ChampionsLeague allo Stadio Parco dei Principi tra Paris Saint-Germain e il Basaksehir, squadra turca vicino ad Erdogan, il 9 Dicembre.

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Ma un atto di razzismo non ha una scadenza, non è mica uno Yogurt.

Il fattaccio avviene quando il quarto uomo, che è membro della quaterna arbitrale e già questo fa capire quanto sia radicato il problema, chiama “Negro” un membro della panchina del Besaksehir; l’offeso si ribella, la partita viene prima sospesa e poi annullata.

La libertà, la leggerezza e soprattutto il senso di impunità con cui l’arbitro si è appellato al giocatore è vomitevole. Sono ancora più aberranti le scuse e le giustificazioni con le quali si è cercato di sminuire tutto e far finta che non sia successo niente; come sempre succede.

Questa volta però il tappo è saltato e la voglia di ribellarsi a questo sistema che obbliga i calciatori a stare zitti e giocare nonostante vengano insultati in modo razzista, da tifosi e giornalisti con il menefreghismo delle istituzioni, ha prevalso. Il senso di fratellanza dei calciatori razializzati di ambo le squadre ha portato tutti a lasciare il campo e a rifiutarsi di giocare finché non fossero stati cambiati gli arbitri. La Uefa, spaventata, si è dovuta adeguare.

Una grossa evidenziatura, due righe con la matita rossa, la merita il fatto che sia il dittatore Erdogan (Erdogan!!!) ad erigersi a paladino dell'anti razzismo svilendo la causa e mostrando come questi personaggi senza scrupoli siano capaci di usare qualsiasi cosa per il proprio tornaconto personale.

Sappiamo tutt* chi è il dittatore turco e cosa rappresenta.

In Italia invece di episodi razzisti nel calcio ne abbiamo a bizzeffe, Koulibaly, Balotelli, Boateng giusto per citare i più recenti.

Dobbiamo tenere alta la guardia e fare in modo che quando succederanno nuovamente atti di razzismo, e succederanno, si reagisca con ancora maggiore fermezza; dal campetto dietro casa alla Serie A.

Il calcio è espressione della società ed i razzisti non hanno posto né li, come da nessun’ altra parte.

Asd Aurora Vanchiglia

Collettivo Ujamaa

 

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