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Foodora, sentenza di secondo grado condanna la multinazionale

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L’11 Gennaio la Corte d’Appello di Torino ha modificato la sentenza di primo grado emessa lo scorso giugno contro 5 riders.

La sentenza di secondo grado ha accolto parte delle accuse mosse dai cinque contro l’azienda, queste erano state totalmente respinte nel processo di primo grado conclusosi lo scorso giugno. I giudici hanno stabilito che l’azienda, attraverso i suoi contratti lavorativi, non retribuiva adeguatamente i riders, condannandola dunque a pagare i cinque riders secondo il contratto collettivo logistica-trasporto merci. Le altre accuse mosse: il reintegro lavorativo, il licenziamento discriminatorio, la violazione della privacy e il rischio infortunistico, sono state invece respinte, come già era avvenuto in primo grado.

Il riconoscimento del ruolo logistico dei riders e il conseguente allineamento della retribuzione secondo la norma dei lavoratori della logistica, rappresenta un rilevante passo avanti dopo anni di stallo e di contratti lavorativi oscuri e farlocchi, che altro non facevano che stabilire un rapporto di sfruttamento tra le multinazionali della Gig Economy e i lavoratori ad essa annessi. La corte però ha respinto tutte le altre questioni, estremamente rilevanti, che sono proprie del mondo del delivery e che permettono a questo di configurare una nuova forma lavoro, che avvalendosi di scappatoie legislative e, soprattutto, delle nuove tecnologie, mantiene un pressante controllo sui lavoratori cercando di spremergli il più possibile per massimizzare i guadagni.

La sentenza di venerdi scorso è dunque un’importante tappa nel percorso di lotta rider, che però non si esaurisce con questa decisione, ma continuerà nei prossimi mesi.

 

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