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Le proteste contro la guerra si diffondono in Ucraina

Si tratta di un testo utile per sfatare una serie di assunti, come quello che vuole il popolo ucraino (e le famose “regioni dell’ovest” in particolare) come un blocco monolitico stretto attorno al governo liberal-conservatore e parafascista di Kiev; e come quello che dà una lettura estremamente lineare ed ineluttabile degli eventi in corso sottovalutando le contraddizioni – al contrario, potenzialmente rovinose per gli oligarchi al potere in Ucraina – insite nel binomio austerity-guerra: se non nell’immediato, quantomeno nel periodo successivo alla fine delle ostilità.

Certamente tale movimento non è scevro da contraddizioni ed opportunismi, a volte anche di corto respiro come si desume dal testo; tuttavia, assieme alla resistenza del Donbass e recuperando alcuni elementi antisistemici presenti agli albori di piazza Maidan, può rappresentare un primo embrione di opposizione sociale dal basso ai proconsoli di Kiev ed alla politica di distruzione creatrice del sistema internazionale brandita da un’amministrazione statunitense defilata e temeraria al tempo stesso.

 

(di Roger Annis, 31 luglio 2014 – tratto da Rabble.ca)

Una crescente ondata di proteste contro la guerra e la leva obbligatoria sta avvenendo nelle città e nei villaggi dell’Ucraina occidentale. Le proteste sono partite dall’annuncio del presidente ucraino Petro Poroshenko dieci giorni fa che una “terza” mobilitazione militare fosse ora necessaria alla guerra che il suo regime in carica ha iniziato tre mesi fa ad intraprendere contro la popolazione dell’Ucraina orientale. Kiev chiama la guerra “un’operazione antiterrorismo.”

Le proteste avvengono in parallelo all’aumento delle diserzioni nell’esercito ucraino e dal rifiuto degli uomini e delle donne di attenersi agli ordini di leva.

La mobilitazione di Poroshenko è stata approvata dalla Rada ucraina il 22 luglio. La misura comporta la coscrizione nel servizio militare di ulteriori cittadini e che molti altri riservisti saranno spediti sul teatro di battaglia.

Dallo schianto del volo 17 della Malyasia Airlines, Kiev ha intrapreso una frenetica offensiva militare nell’Ucraina sudoccidentale per cercare di sconfiggere una ribellione locale filo-autonomista. Sta bloccando l’accesso degli investigatori al sito dello schianto del volo MH17 e la linea avanzata della sua offensiva militare consta di intensi bombardamenti casuali di villaggi e città, equivalenti a crimini di guerra su scala enorme.

Questo video del bombardamento di un condominio nella città di Donetsk il 29 luglio è un esempio di ciò che sta avvenendo. Secondo Buzzfeed: “l’attacco di martedì è stato il primo in cui i bombardamenti hanno investito il centro di Donetsk, una roccaforte ribelle finora tranquilla. Ha lasciato tre morti e 15 feriti. La vicina città di Horlivka ha dichiarato tre giorni di lutto dopo che il fuoco intenso ha ucciso 17 persone in una notte e ne ha ferite diverse altre dozzine. Almeno quattro altre persone sono morte nel bombardamento del sobborgo di Yasynuvata a Donetsk.”

Kiev è impegnata in una corsa contro il tempo per sconfiggere la ribellione prima che i costi insostenibili di quest’ultima, oltre alle crescenti proteste contro la guerra e le diserzioni nell’esercito portino all’arresto della propria offensiva. Deve anche preoccuparsi delle annunciate rivolte della popolazione ucraina nel suo insieme, una volta che le dure conseguenze dell’accordo di associazione economica che Kiev ha firmato con l’Unione Europea il 30 giugno mordano sempre più a fondo.


Proteste crescenti

Sebbene i siti di propaganda del governo di Kiev millantino i successi della sua ora trimestrale “operazione antiterrorismo” in Ucraina orientale (col nomignolo di “OAT”), la misura di mobilitazione speciale approvata la scorsa settimana mostra che la sua guerra è in pericolo. Occorrono ulteriori unità di combattimento, la tesoreria nazionale è di fatto in bancarotta per tutto ciò e c’è un’impennata di diserzioni dall’esercito e crescenti proteste delle madri, mogli, amici e vicini dei soldati coscritti. L’ICTV riferisce che il consigliere del Ministero degli Interni, Anton Gerashenko, ha annunciato che chiunque in Ucraina produca agitazione sui social media contro la guerra del regime verrà arrestato.

Le proteste in espansione hanno molteplici messaggi. Alcune si oppongono completamente alla guerra. Altre si rivolgono nello specifico verso le dure e pericolose condizioni che i soldati affrontano nell’est.

Una delle più drammatiche delle svariate proteste dall’annuncio della misura della “terza mobilitazione” è stata nel porto e nella città cantieristica di Mykolaiv (pronunciata anche Nikolaev), sul Mar Nero, ad est di Odessa. Le madri e le mogli dei soldati hanno ripetutamente bloccato il Ponte di Varvarovsky sul fiume Bug per tre giorni a partire dal 25 luglio. Esigevano il ritorno dei loro figli e mariti da lunghi mandati di servizio nel 79° reggimento paracadutisti. I mandati sono stati estesi ed il reggimento è stato coinvolto in intensi combattimenti.

Le donne si sono recate a piedi al ponte portando cartelli recanti la scritta “salvate i nostri ragazzi!” ed utilizzando un attraversamento pedonale per bloccare il traffico. Ne sono scaturiti tafferugli con la polizia e la milizia. (Guardate qui le drammatiche riprese del 25 luglio.)

Il primo giorno della protesta, le donne hanno stilato una lettera al presidente Poroshenko, che il sindaco della città ed il governatore regionale hanno acconsentito di recapitare. Le donne hanno dichiarato che la loro azione non si fermerà prima della ricezione di una risposta soddisfacente. Non l’hanno avuta. Una mobilitazione poliziesca ha posto fine al blocco il 27 luglio.

Alcune manifestanti sono state arrestate. I siti web Hronika.info e ZIK.ua riferiscono che nel villaggio di Bohorodchany nell’oblast di Ivano-Frankivsk [1], situato nell’Ucraina sudoccidentale a ridosso con la regione della Carpazia, la gente inferocita ha attaccato l’ufficio di registrazione militare e le sedi di altri organi di potere locale il 22 luglio. Hanno dato alle fiamme i documenti di coscrizione. (Qui il resoconto in lingua ucraina)

Si tratta di una regione rurale, ed i manifestanti hanno brandito un argomento comune a molte delle proteste contro la coscrizione: dicono che ai loro uomini mancano addestramento ed equipaggiamento adeguati, e quindi gli si prospetta “morte certa” una volta inviati nell’est.

Una “morte certa” affrontata da dei soldati non è segno di una guerra che stia andando bene. Implica inoltre che il rapporto più recente dell’Ufficio dell’Alto Commissario delle Nazioni Unite per i Diritti Umani, che riferisce di “almeno” 1.129 morti nella guerra in Ucraina sia gravemente sottostimato. E’ un dato di fatto che la cifra sostenuta dal rapporto di “100.000” persone, divenute rifugiati a causa della guerra, sia ridicolmente bassa – la Russia afferma che più di 500.000 rifugiati abbiano attraversato il suo confine dall’inizio della guerra in Aprile, è l’Ucraina ammette di avere quasi 100.000 rifugiati interni.

La Russia ha condannato quest’ultimo rapporto dell’OUNCHR, dicendo, “il suo messaggio chiave è che al governo ucraino è permesso di usare legittimamente la forza per ripristinare la legge e l’ordine nell’est del paese.”

Sempre il 22 luglio, i residenti del villaggio di Skobychivka hanno incordonato le braccia e fomato una catena umana per bloccare la strada da Ivano-Frankivsk a Bohorodchany, provocando un ingorgo lungo un chilometro. I manifestanti imbracciavano cartelli su cui si leggeva: “Nessun Afghanistan in Ucraina!” “Mandate gli avvisi di leva ai figli dei potenti!” “Restituiteci i nostri figli,” e “Fermate lo spargimento di sangue.” Uno slogan comune nelle proteste è “Rifiutati!”

Un resoconto separato a Vesti cita i parenti dei soldati che sostenevano che i propri figli stessero venendo utilizzati come “carne da cannone.” Il resoconto parla anche di gente in protesta a Yaremcha, nella stessa regione, ed a Sambor, nella regione di Lviv.

Non lontano da quella zona, nella regione della Bucovina, il 28 luglio gli abitanti di sette villaggi hanno effettuato blocchi stradali. Quella regione dell’Ucraina sudoccidentale include una significativa popolazione di origini rumene.

Un video pubblicato da 112.UA mostra i parenti dei soldati bloccare una strada nel distretto di Obukhivs’kyi vicino Kiev il 24 luglio, esigendo il ritorno dei soldati da un lungo servizio.

Il 28 luglio, i manifestanti nella regione di Odessa hanno bloccato l’autostrada costiera del Mar Nero per diverse ore.

Gli abitanti di sei villaggi nella regione di Sokyryanskyi (oblast di Chernivtsi) – Bilousivka, Lomachyntsi, Mykhalkove, Serbychany, Korman e Romankivtsi – hanno bloccato l’autostrada tra Chernivtsi e Novodnistrovsk la mattina del 25 luglio, esigendo che la popolazione maschile non venisse mandata alla guerra.

Le proteste hanno stretto l’intera regione di Chernivtsi nell’Ucraina sudoccidentale. Una ripresa video mostra delle persone affermare “Non vogliamo la guerra – vogliamo la pace” e “Non abbiamo cresciuto i nostri figli per la guerra. Non gli daremo i nostri figli.”

Questo video mostra un gruppo di persone, la maggior parte donne, Chernivtsi che si radunano per affrontare un ufficiale di reclutamento militare locale. Portano gli ordini di coscrizione dei loro figli o dei loro mariti.

“Vai a combattere la tua guerra” dicono all’ufficiale di reclutamento, che dice alla gente del posto di “andare su internet” per scoprire come mai stia avvenendo la nuova mobilitazione. Si riferisce ai siti estremamente propagandistici del regime di Kiev dedicati al complesso dei dettagli dell'”OAT.” Ma i manifestanti lo snobbano. Radunano dozzine di ordini di coscrizione rilegati di blu in una pila e li danno alle fiamme.

Mentre sostano lì attorno a guardare le fiamme, danno tutti voce alle proprie opinioni. Una madre dice “(le autorità di Kiev) fuggono come ratti da una barca che affonda, ma vengono qui a prendere i nostri figli ed a mandarli a morte. Hanno provocato questo casino ed ora hanno bisogno di noi per rimettere le cose a posto.” L’ufficiale di reclutamento resta in attesa impotente. Che altro può fare? Sta seguendo gli ordini.

Nell’insediamento di Marshintsi nella regione di Novoselytskyy di Chernivtsi, i dimostranti hanno bloccato l’ingresso dei soldati e della polizia. I residenti hanno portato dei pneumatici ed hanno barricato la strada che porta al villaggio. In molti hanno scritto lettere di rifiuto, descrivendo gli eventi nel sud-est come “un massacro”.

Il 20 luglio, l’autostrada Kyiv-Chop è stata bloccata dagli abitanti del posto, in larga parte donne, nelle vicinanze del villaggio di Hamaliivka presso Lviv. Anche il mese scorso una protesta ha bloccato l’autostrada. La stessa autostrada è stata bloccata il 28 luglio, nei villaggi di Rakoshyno e Znyatsevo, vicino al confine con la Slovacchia e l’Ungheria.

Ecco uno degli ultimi video ad essere stati pubblicati su YouTube, di una protesta nella città di Novoselytsya nell’oblast di Chernivtsi il 30 luglio.

Molte proteste stanno dando voce alla richiesta “Nessun Afghanistan in Ucraina”. Ciò rievoca la guerra decennale combattuta dall’Unione Sovietica contro il popolo dell’Afghanistan, iniziata nel 1980. Nel complesso, vi morirono 14.500 soldati dell’esercito sovietico e molti, molti più afghani. La guerra fu un fattore importante nel collasso dell’Unione Sovietica, che avvenne non molto tempo dopo il ritiro dall’Afghanistan in un’ignominiosa sconfitta nel 1988.

L’Ucraina post-sovietica ed indipendente si unì successivamente all’occupazione ed alla guerra statunitense in Afghanistan. Un piccolo contingente tuttora vi partecipa.

Il noto giornalista televisivo e commentatore ucraino Ostap Drozdov ha fatto appello al boicottaggio dell’ultimo decreto di mobilitazione. Il sito Russkaya Vesna ne riporta le affermazioni: “Il mio programma di ieri (sul canale televisivo regionale ZIK) può essere considerato l’inizio di una campagna informale per boicottare la mobilitazione. Dichiaro la mia intenzione di fornire il massimo supporto a quest’iniziativa, che prende il nome provvisorio di “Mobilitazione Uguale Genocidio.'”

Ha dichiarato: “E’ molto importante che le persone che denunciano la mobilitazione della popolazione civile possano vedere che non sono isolate. Ve ne sono in gran numero.”

 

Esercito in difficoltà

Le cifre esatte delle diserzioni nell’esercito non sono note, e sono oggetto di un considerevole dibattito e contro-dibattito. Questo resoconto web, ad esempio, pubblica un presunto rapporto dell’esercito ucraino che afferma che quasi 3.500 soldati abbiano disertato nella terza settimana di luglio, e che 1.600 soldati siano morti e 4.700 feriti nello stesso periodo. Fonti russe sostengono che i documenti che citi non siano autentici.

Ecco un breve notiziario in cui diversi soldati ucraini parlano della propria decisione di richiedere asilo in Russia. (Molti video dei combattimenti in Ucraina orientale vengono postati qui sul canale Youtube dell'”Anti-Maidan.”)

Questo video riprende una protesta a Kiev dei parenti della 72a Brigata dell’Esercito che ha subito pesanti perdite a causa di un attacco missilistico alcuni giorni fa. I manifestanti intonano “Aiutate gli eroi”. Un manifesto dice: “Mandate i deputati [della Rada] ed i generali sul campo di battaglia!”. Pregano, e cantano l’inno nazionale ucraino.

La Brigata è stata intrappolata in un orrendo mattatoio nell’Ucraina sudorientale, con molti morti e feriti, ed alcuni sopravvissuti che si sono rifugiati in Russia. In questo video, i soldati della brigata parlano per 13 minuti della loro ardua e scioccante esperienza di combattimento.

Il servizio notizie Interfax, filo-Kiev, riferisce di 18 soldati ucraini che hanno trovato rifugio in Russia ricevendo assistenza medica.

Russia Today riferisce, diversi giorni fa, di questo gruppo di 40 soldati che ha fatto ingresso in Russia ed ha richiesto asilo politico.


Fascista riciclato presenta il decreto di coscrizione

Andriy Parubiy ha presentato il decreto della “terza” mobilitazione alla Rada. E’ segretario del Consiglio di Sicurezza e Difesa Nazionale, un ente di consulenza strategica del presidente e del parlamento in materia di affari militari. Afferma che la misura mobiliterà 15 unità militari di combattimento aggiuntive e 44 unità di supporto.

Parubiy è un noto fascista ucraino che ha modificato la propria immagine nell’anno passato ed è salito sugli scudi nel regime di Kiev che ha preso il potere nel febbraio di quest’anno. Lo scorso anno, si è unito al partito della Madrepatria dell’ex-primo ministro ucraino Yulia Tymoshenko ed è stato eletto alla Rada. Madrepatria è una coalizione/partito neoconservatrice.

Più addietro in quest’anno, il giornalista statunitense Robert Parry scrisse di Parubiy: “Parubiy stesso è un noto neonazista, che ha fondato il Partito Social-Nazionale dell’Ucraina nel 1991. Il partito ha coniugato il nazionalismo ucraino con la simbologia neonazista.

Parubiy ha inoltre formato una frangia paramilitare, i Patrioti dell’Ucraina, ed ha difeso il conferimento [nel 2007] del titolo di ‘Eroe dell’Ucraina’ al collaborazionista nazista della Seconda Guerra Mondiale Stepan Bandera, le cui forze paramilitari sterminarono migliaia di ebrei e polacchi ai fini del conseguimento di un’Ucraina etnicamente pura.” Gli Stati Uniti stanno incrementando il proprio aiuto militare ed addestramento all’Ucraina.

L’annuncio è venuto dall’ambasciatore statunitense in Ucraina Geoffrey Pyatt il 25 luglio. Gli USA hanno già promesso 23 milioni di dollari di equipaggiamento; che ora saliranno a 33 milioni. Stanno anche intervenendo nei paesi da loro dominati nella regione per migliorare l’addestramento e l’equipaggiamento delle loro forze armate, incluse la Moldova e la Romania alla frontiera sudoccidentale dell’Ucraina e la Polonia nel nord-ovest.

Lo spietato bombardamento di villaggi e città da parte di Kiev sta andando fuori tempo massimo, dati gli enormi costi finanziari della guerra. Descrivendo l’economia ucraina, scrive il Washington Post il 26 luglio:

“L’FMI prevede che il PIL ucraino annuale calerà del 6,5% quest’anno, mentre il deficit del governo viene prospettato al 10.1% del PIL. Questa settimana, il governo ha dichiarato che avrà bisogno di almeno 800 milioni di dollari per continuare la propria operazione di contro-insorgenza, ed ha richiesto al parlamento di innalzare ulteriormente le tasse e di tagliare la spesa pubblica. Il rifiuto dei deputati di stanziare i fondi necessari ha provocato le dimissioni del primo ministro Arseniy Yatsenyuk avendo questi ammesso che i soldati sarebbero rimasti senza paga il mese successivo. La ricostruzione del Donbass è ancora più incerta, dato che il governo ha promesso di rivolgersi a donatori stranieri in cerca di fondi il prossimo autunno.”

In una notevole ammissione la settimana scorsa, l’ambasciatore ucraino in Canada, Vadym Prystaiko, ha dichiarato al Globe and Mail, “Stiamo riversando tutte le finanze del nostro budget… nella campagna antiterrorismo.”

La guerra sta scandalosamente calpestando l’inchiesta internazionale sullo schianto del Volo 17 della Malaysian Airlines. E’ stato impedito agli inquirenti di raggiungere il sito il 27 luglio e nei giorni seguenti a seguito degli incessanti colpi di mortaio e degli altri bombardamenti condotti dall’esercito ucraino nella regione.

Come riportato da media internazionali, gli ispettori sono alloggiati in hotel a Donetsk ogni notte, ed hanno facilmente varcato le linee di autodifesa che circondano la città per recarsi sul sito. Ma con il passare dei giorni, i media internazionali hanno dipinto il blocco come dovuto a “combattimenti” e “scontri”.

Il 30 luglio, la propaganda di Kiev ha iniziato ad affermare che i combattenti ribelli avessero minato il sito dello schianto e lo stessero bombardando. Quella storia è evaporata il giorno seguente quanto, in circostanze non chiarite, gli ispettori hanno finalmente raggiunto il sito.

La triste realtà della campagna militare di Kiev nell’Ucraina orientale è stata edulcorata dai notiziari mainstream. A poche o nessuna presentazione visiva dei bombardamenti o di altri crimini di guerra è consentito passare attraverso i filtri editoriali. La guerra e le sue conseguenze sono diluite nel vago linguaggio dei “combattimenti” o degli “scontri” che stanno avvenendo. Tanya Talaga del Toronto Star ha aperto un articolo di prima pagina il 30 luglio con “L’Unione Europea e le nazioni occidentali si sono riunite [il 29 luglio] per provare a costringere il presidente russo Vladimir Putin a fermare la sua aggressione militare in Ucraina…” (All’interno della medesima edizione, lo Star pubblicava un resoconto fattuale dei bombardamenti di città e villaggi.)

L’Unione Europea sta accoppiando all’offensiva dell’esercito ucraino l’aumento delle proprie sanzioni economiche contro la Russia. Le sanzioni sono la punizione per il rifiuto della Russia di obbedire alle richieste USA ed europee di irreggimentare i movimenti pro-autonomia in Ucraina orientale e fare pressioni su di essi affinché si arrendano. Fanno anche parte della direttrice di lungo termine dei paesi membri dell’alleanza militare NATO di indebolire ed isolare la Russia.

Il nascente movimento contro la guerra in Ucraina ha conseguenze profonde per il futuro del paese. Riusciranno le proteste a fermare la guerra di Kiev prima che l’Ucraina sudorientale sia ridotta in rovine? Riusciranno le proteste sia ucraine che internazionali a fermare i pianificatori militari della NATO che stanno sempre più preparandosi a prendere di mira la Russia?

L’elite economica dell’Ucraina ha effettuato una brusca sterzata per abbracciare l’Europa dell’austerità. Il tipo di conseguenze dell’austerità che hanno sconquassato la Grecia ed altri paesi del sud Europa attendono il popolo ucraino. Come reagiranno i manifestanti contro la guerra e gli altri ucraini ordinari all’approfondimento dei tagli antipopolari del governo ai programmi sociali ed ai sussidi che riducono il costo dei beni di prima necessità?

Le proteste in tutto il mondo sono necessarie per fermare le mani dei guerrafondai nell’Ucraina sudorientale. Le azioni di solidarietà possono fermare i massacri. Possono anche aiutare gli ucraini a delineare un percorso di sviluppo economico e sociale diverso. Il che sarebbe adeguato, dato che il sentimento anti-austerity è stato al centro della ribellione nell’Ucraina orientale fin dall’inizio.

E’ stata girata una nuova video-compilation di 80 minuti, Ukraine Crisis, che fornisce un potente resoconto della guerra in Ucraina orientale nel mese passato. Un’avvertenza, ci sono alcune scene di morte e distruzione causate dai bombardamenti del governo di Kiev che possono essere scioccanti, in particolare nella sezione dal minuto quattro al minuto sei compresi. La testimonianza della donna che parla per cinque minuti a partire dal minuto 1’17″30 è molto acuta e straziante. Ha perso il proprio figlio in guerra, ignorando da marzo se sia vivo o morto. Ella domanda: “Che cosa è diventata, questa nazione ucraina?”.

Quest’articolo attinge in parte ad un articolo del 28 luglio 2014 del sito russo Rabkor (“Corrispondente Operaio”) tradotto in inglese da Renfrey Clarke.

 

Note:

[1] L’Ucraina è suddivisa in 25 regioni: 24 oblast (regioni, o province) ed una città a statuto speciale, Kiev. Due precedenti oblast — Donetsk e Luhansk — hanno votato l’autonomia a maggio. La ferocia della guerra di Kiev sta spingendo queste due regioni in una secessione di fatto.

 

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