InfoAut
Immagine di copertina per il post

Il divenire comune della lotta No Tav

I movimenti reali apprendono in fretta, riconfigurano il proprio campo d’azione, approfondiscono e riformulano le proprie ragioni. In questa settimana per certi versi drammatica è quanto il movimento No Tav sta facendo. Queste brevi note, oltre modo schematiche e provvisorie, tracciano un processo in fieri, per nulla lineare. Che ha bisogno, soprattutto ora, della più ampia discussione e partecipazione in una partita estremamente rilevante per l’opposizione sociale in questa nuova fase.

Manifestazione Bussoleno-Susa, sabato 25. Una moltitudine si snoda lungo il percorso, valsusini torinesi e quanti venuti da più lontano frammischiati in un corpo unico: è il segno tangibile di quello che è avvenuto in questi mesi. La lotta No Tav è diventata un bene comune che stringe oramai con un legame profondo chi vive in valle, chi ci è venuto dal tre luglio in poi, chi nel paese la sente come propria perché vi vede un punto di ripartenza e una possibile prospettiva comune nel quadro di una crisi che va approfondendosi.

Lunedì 27, Maddalena. Il potere risponde con l’allargamento militarizzato dell’area del non-cantiere. Il senso dell’operazione nelle immagini terribili del corpo di Luca esanime a terra sotto il traliccio sul quale si era arrampicato per protesta mentre proprio in quel momento le ruspe in attesa tutto attorno si mettono in moto. Un altro militare, il suo inseguitore, da encomiare e forse qualche operaio da nominare cavaliere del lavoro?

La risposta è immediata e questa volta non solo in valle. Mentre il movimento “taglia le vie” e inizia a fare di uno svincolo autostradale un presidio in stile No Tav, decine di piazze italiane si muovono in contemporanea. Si tratta di poche centinaia di giovani, si dirà. Solo che questa cosa non era mai successa prima e soprattutto non cala nel vuoto ma è la riprova che, come ben fotografa un No Tav di valle, “esprimiamo il disagio di tutti nel paese”. La manifestazione di sabato non è stata un semplice momento di solidarietà da fuori. Prima novità registrata con estrema preoccupazione, e sorpresa?, dal governo. Altra novità: sta cambiando la composizione del movimento, si fa più consistente numericamente e per comportamenti la componente giovanile che rende particolarmente visibile quello che la valle è in quanto periferia di un tessuto metropolitano.

Mercoledì 29, Chianocco. Sgombero violento del presidio e poi caccia all’uomo da parte delle forze dell’ordine (il milite “pecorella” encomiato per non aver alzato il manganello subito sulla testa di un No Tav che l’apostrofava a dovere, avrà avuto modo di sfogarsi). Questa volta non è possibile riprenderselo, come il giorno prima, la polizia lo presidia in forze per garantire la circolazione autostradale. Che fare?

Non è un confronto su una scacchiera già data o comunque nota. Il movimento, ogni singolo percepisce che il quadro è cambiato. E che deve cambiare qualcosa nelle sue tattiche, e forse anche nella prospettiva. Non lasciando per strada quanto fin qui costruito negli anni ma rilanciando in avanti i nuovi spunti già emersi nella mobilitazione della scorsa estate.

Il primo dato oggi in avanscena è che non solo il governo ha deciso di misurare fino a che punto può spingersi sul piano della militarizzazione ma in funzione della energica risposta del territorio sta preparandosi a prendere misure “tecniche” da stato di polizia avallate dalla grande coalizione parlamentare e dalla ritrovata collaborazione con i corpi giudiziari. In alto non vogliono un movimento No Tav in piedi in vista dei prossimi, inevitabili passaggi delle misure di scarico sul paese di una crisi irrisolta! Il No Tav è una spina nel fianco perché la sua stessa presenza dice che reagire si può e che c’è una strada diversa da quella che ci sta conducendo al disastro economico e sociale. Per questo il fronte avverso è compatto al di là di dubbi o frizioni tra le diverse cordate affaristico-politiche sull’opportunità di questa specifica grande opera.

La strategia in atto è lubrificata dalla criminalizzazione mediatica giocata sul registro “buoni”/”cattivi” i cui contorni erano già ben evidenti negli arresti di gennaio di ventisei attivisti. Ora, visto che il movimento ha ribadito che i No Tav sono tutti di qua sul terreno del giusto, le variegate lobby del Tav sono tutte sull’altra sponda, l’ulteriore militarizzazione del territorio è un chiaro tentativo di costringerlo a risposte più “dure” – sul terreno imposto dal potere – che ne producano l’isolamento verso l’esterno o comunque rendano difficile la virtuosa comunicazione di questi anni. Problemi vecchi in contesti e per soggettività del tutto nuovi.

Bussoleno, giovedì primo marzo. Dopo la caccia all’uomo del giorno prima per la gente di valle che si ritrova in piazza, arrabbiata e preoccupata ma anche più numerosa, è chiaro che d’ora in avanti la risorsa dovrà essere la mobilità, la capacità di fare mordi e fuggi contro un nemico costretto, lui, a “presidiare” un territorio che non conosce. Non si tratta di rincorrere le forze di occupazione ma al contrario di  riuscire a imporre i propri tempi e le proprie modalità. Ed è quello che inizia a darsi con l’occupazione e il blocco dell’autostrada in punti non immediatamente recuperabili dalla forze dell’ordine. Non si tratta di una tattica che risolve ogni problema ma è l’indicazione della necessità di fare “incursioni” creative e intelligenti a più ampio raggio per togliere il terreno da sotto i piedi a un’opera per cui non ci sono né soldi veri né consenso senza farsi rinchiudere nei limiti di uno scontro locale (per di più su un terreno militarizzato) e di tempi imposti da altri.

Non è, appunto, solo questione di tattica. Fin qui il movimento No Tav ha difeso un territorio in qualche modo dato, solo “ai margini” ha iniziato un’opera effettiva di riappropriazione. Adesso si tratterà di spingersi oltre questi limiti, sia riconfigurando una “logistica” della resistenza per prepararsi ad una campagna di boicottaggio ad ampio raggio anche solo dei preliminari della grande opera sia tornando in modo nuovo sul territorio e riconfigurando la diffusione capillare del movimento all’altezza della nuova fase. Insomma, rilanciare in avanti il binomio radicalità-efficacia significa anche interrogarsi sulla imprescindibile dimensione costituente della lotta.

L’altro elemento delicato è il raccordo con il resto del paese. Esattamente quello che la campagna sull’“illegalità” e sulla “violenza” del movimento vorrebbe spezzare. Tanto più martellante quanto più fragile è la capacità di partiti la cui credibilità è oramai ridotta al lumicino di veicolare mediazione sociale. Quando Carlo Galli, nell’inedito ruolo di consigliere del Principe (alias Partito di Repubblica), invita a “spiegare” al paese le ragioni della grande opera sfiora il vero punto di caduta della governance politica, assolutamente non in grado di proporre una prospettiva in tempi di crisi e di convincere della bontà delle ricette neoliberiste. Al tempo stesso, il richiamo da più parti alla “neutralità” decisionista dell’esecutivo mette in luce ciò di cui si ha paura: che la lotta No Tav disveli il carattere tutto politico e la vera natura degli interessi di questo governo.

Non solo per il movimento No Tav infatti si è entrati in una nuova fase. C’è un passaggio più generale che sta trascinando violentemente il paese intero nel gorgo della crisi globale del debito. Le bandiere greche che con felice intuizione qualcuno sventolava al corteo del venticinque erano lì a ricordarcelo. In questo nuovo quadro il governo Monti-Napolitano è il vettore dei diktat dei mercati. Si fa forte esclusivamente della paura che la gente ha del crack finanziario. A sua volta mostra sottotraccia un forte timore per le possibili reazioni sociali alle sue misure, inique e oltretutto inutili per un’uscita vera dalla crisi (utili solo a farla pagare in basso) fatte di sacrifici a senso unico in nome dello spread. Le prime reazioni a tutto ciò (forconi, tassisti, pastori, dimostrazioni anti-equitalia), al di là delle evidenti differenze e contraddizioni, indicano esattamente il terreno che il movimento No Tav ha aperto: resistere per sopravvivere, per riprodursi come esseri umani e non come pedine dei mercati. La domanda che sempre più si pone è: come riprodurre la propria vita naturale e sociale quando i mercati la distruggono? Qui nuove ragioni da mettere in comune con chi inizia a sentire sulla propria pelle le conseguenze del debito che dall’alto stanno scaricando su tutti/e noi. NO TAV NO DEBITO sta diventando senso comune nel movimento e oltre, e può divenire l’anello di un’azione più ampia pur sapendo però che la congiunzione possibile sconta necessariamente una sfasatura di tempi e di maturità soggettiva non aggirabili con facili scorciatoie.

Anche su questo versante, quello del binomio radicalità-consenso, va ripreso il percorso verso la possibilità di un raccordo, paziente e intelligente, tra il qui e l’altrove, tra il nostro da difendere e il comune da ricostruire. Le sempre nuove dimensioni via via scoperte dalla lotta No Tav possono averci stupito e anche disorientato, ma fin qui non hanno mai fatto retrocedere il movimento. Anzi, lo hanno arricchito. È una lotta più profonda di quanto tutti noi avessimo pensato, è nostra e insieme di altri/e, è appunto comune.

Ti è piaciuto questo articolo? Infoaut è un network indipendente che si basa sul lavoro volontario e militante di molte persone. Puoi darci una mano diffondendo i nostri articoli, approfondimenti e reportage ad un pubblico il più vasto possibile e supportarci iscrivendoti al nostro canale telegram, o seguendo le nostre pagine social di facebook, instagram e youtube.

pubblicato il in Approfondimentidi redazioneTag correlati:

#forzalucanotavvalsusa

Articoli correlati

Immagine di copertina per il post
Approfondimenti

“Shield of America”: chiudere i conti, o quanto meno provarci

Pubblichiamo la seconda puntata dell’approfondimento sulla nuova politica Usa in Latino America, a cura della redazione. Qui la prima puntata. Buona lettura!

Immagine di copertina per il post
Approfondimenti

“Shield of Americas”: l’Impero annuncia la guerra in America Latina

Pubblichiamo, in due puntate, questo speciale a cura della redazione sul progetto imperialista Usa, targato Trump, diretto verso l’America Latina. Nella prima parte, si approfondirà il progetto “Shield of America” e il nuovo corso interventista portato avanti dagli Stati Uniti. Nella seconda parte ci si concentrerà sulla portata politica della nuova fare apertasi con il rapimento di Maduro e l’assedio di Cuba, analizzando le implicazioni e i compiti che potenzialmente ci si pongono di fronte. Buona lettura!

Immagine di copertina per il post
Approfondimenti

Riforma Valditara, tra industria 4.0 e svendita ai privati della scuola pubblica

È stato pubblicato da qualche giorno il nuovo decreto del Ministero dell’Istruzione e del Merito sull’ordinamento degli istituti tecnici. Si tratta della risoluzione finale di una riforma già definita con il PNRR nel 2022 e voluta dall’allora ministro dell’Istruzione Patrizio Bianchi, membro del governo Draghi.

Immagine di copertina per il post
Approfondimenti

Una prospettiva antifascista dalla Francia

Una prospettiva antifascista dalla Francia – Fascistizzazione dello Stato, genealogie coloniali e congiuntura elettorale a un mese dai “fatti di Lione”. Intervista con Antonin Bernanos e Carlotta Benvegnù

Immagine di copertina per il post
Approfondimenti

Il nuovo disordine mondiale / 33 – Guerra infinita e fine delle alleanze (tra stati e classi)

di Sandro Moiso da Carmillaonline
Redazione di InfoAut, La lunga frattura, DeriveApprodi, Bologna 2025, pp. 168, 15 euro

Immagine di copertina per il post
Approfondimenti

L’Asse del Caos

da Machina

La guerra contro l’Iran segna un ulteriore salto nell’escalation mediorientale guidata da Israele e Stati Uniti. Le ritorsioni iraniane sulle infrastrutture energetiche del Golfo mostrano quanto fragile sia l’equilibrio globale costruito su petrolio e rotte commerciali. Sullo sfondo emerge un progetto più ampio dell’«Asse del Caos»: indebolire e frammentare gli Stati della regione, con conseguenze difficilmente controllabili.

Immagine di copertina per il post
Approfondimenti

L’Hub toscano dentro l’escalation in Medioriente? Basi, ferrovie e le domande che nessuno ci fa

Qualcuno ha deciso che il territorio tra Pisa, Livorno e San Piero a Grado debba diventare un nodo strategico della macchina militare occidentale. Non è un’ipotesi: è quello che emerge leggendo contratti pubblici, documenti NATO e piani di investimento europei. Ma la domanda che nessuna istituzione ci pone è semplice: lo vogliamo?

da No Base

Immagine di copertina per il post
Approfondimenti

Intervista a Romolo Gobbi

Ci uniamo al messaggio di saluto da parte di Derive Approdi in merito alla scomparsa di Romolo Gobbi e per ricordarlo ripubblichiamo questa intervista presente sul sito Futuro Anteriore – Dai Quaderni Rossi ai movimenti globali: ricchezze e limiti dell’operaismo italiano.

Immagine di copertina per il post
Approfondimenti

Rogoredo: l’albero marcio delle forze dell’ordine

Sulla vicenda di Rogoredo, come spesso succede quando si tratta di episodi che coinvolgono l’ordine pubblico o le forze di polizia, si è acceso un fortissimo dibattito mediatico.

Immagine di copertina per il post
Approfondimenti

USA “Come resistiamo all’ICE”

Di Marco Veruggio da officina primo maggio

Una lunga chiacchierata con due attivisti del movimento Ice Out a Minneapolis: Janette Zahia Corcelius, sindacalista e attivista dei Democratic Socialists of America e Rafael Gonzales, rapper, insegnante e attivista.

Immagine di copertina per il post
Crisi Climatica

Herrenknecht: dalla Germania alla Val di Susa, passando per l’occupazione israeliana

L’11 marzo 2026, nello stabilimento Herrenknecht in Germania, è stata “consegnata” la prima delle due gigantesche talpe destinate al lato italiano del tunnel di base del Moncenisio.

Da Notav.info

Immagine di copertina per il post
Divise & Potere

Val Susa: accanimento contro Giorgio Rossetto, prolungata la detenzione a un giorno dalla fine della pena.Intervista a Nicoletta Dosio

E’ una persecuzione che ormai dura da tempo, che dura da anni, nei confronti di Giorgio ma anche nei confronti di tutto il Movimento No Tav”

Immagine di copertina per il post
Crisi Climatica

La réclame, ancor prima della talpa

Prosegue la narrazione sensazionalistica sull’avanzamento della Torino-Lione.

Immagine di copertina per il post
Divise & Potere

Il PM Padalino, il finanziere magnaccia e le fatture

Ieri abbiamo visto una vecchia conoscenza del movimento No Tav, il Pm Padalino, andare in televisione a piangere miseria per fine della sua infausta carriera, da PM anti-notav al trasferimento di forza come giudice civile all’Aquila.

Immagine di copertina per il post
Divise & Potere

Torino: rinviata al 17 febbraio la decisione sul carcere per Giorgio Rossetto. Ma tornerà “libero” con sorveglianza speciale

La giudice del Tribunale di sorveglianza di Torino questa mattina ha rinviato alla prossima camera di consiglio, fissata per il 17 febbraio, la decisione sulla richiesta della procura torinese di revocare gli arresti domiciliari e predisporre il trasferimento in carcere di Giorgio Rossetto, storico militante antagonista torinese, per l’intervista a Radio Onda d’Urto rilasciata poche ore dopo lo sgombero del CSO Askatasuna il 18 dicembre scorso.

Immagine di copertina per il post
Crisi Climatica

Sorveglianza speciale:Giorgio Rossetto condannato a 5 mesi e 6 giorni di reclusione

Pubblichiamo di seguito il contributo di Nicoletta Dosio sull’udienza tenutasi questo lunedì nei confronti di Giorgio Rossetto presso il tribunale di Imperia.

Immagine di copertina per il post
Crisi Climatica

Il Tav, I media e I voltagabbana

Nessun movimento di opposizione ha mai avuto in Italia la capacità di dare una continuità trentennale alle ragioni della propria lotta, e la recente e partecipata manifestazione dell’8 dicembre, ventennale dall’epico sgombero popolare nel 2005 del cantiere nella piana di Venaus, ne è la dimostrazione.

Immagine di copertina per il post
Conflitti Globali

Il Movimento No Tav era, è e sarà sempre al fianco della resistenza palestinese: sosteniamo la Global Sumud Flotilla!

Se Israele deciderà di fermare con la forza la Global Sumud Flottilla, impedendo ancora una volta l’arrivo di aiuti umanitari e provando a spegnere un atto di resistenza collettiva, noi non resteremo a guardare.

Immagine di copertina per il post
Formazione

Guerra alla guerra: come organizzarci nelle scuole?

Nei contesti che attraversiamo occorre ripartire dalla concretezza del rifiuto per sabotare e opporsi realmente alla ristrutturazione, definendo con l’esperienza pratiche di conflitto riproducibili per bloccare sul nascere la guerra.