InfoAut
Immagine di copertina per il post

Fidel Castro: un bilancio

Fidel Castro l’uomo che ha retto per oltre sessant’anni sulla scena mondiale vedendo succedersi undici dei presidenti degli Stati Uniti, che avevano promesso di cancellare la rivoluzione cubana, ha chiuso la sua lunga e straordinaria vita, meno di un mese dopo la vittoria di Donald Trump, che ha sconfitto non solo Hillary Clinton ma anche il suo mentore Barack Obama, che aveva dovuto ammettere l’inutilità dell’embargo ma non aveva voluto o saputo eliminarlo.

Fidel Castro è stato venerato sinceramente dalla maggioranza dei cubani, ma anche considerato da altri responsabile di tutti i problemi dell’isola, anche di quelli ricevuti in eredità dalla dominazione spagnola, dal neocolonialismo statunitense, dall’influenza dell’URSS. In ogni caso è stato indubbiamente un grande trascinatore. Guevara, anche nel momento in cui stava lasciando Cuba, aveva ribadito la sua grande ammirazione per lui, rispetto al quale si era collocato sempre in una posizione di discepolo. Eppure la sua cultura politica ed economica era molto più rigorosa e sistematica di quella di Fidel.

Anche nei decenni successivi alla morte di Guevara su diverse questioni di fondo Castro ha dimostrato comunque capacità notevoli, che hanno permesso di superare scogli pericolosi. Ha ad esempio mantenuto una relativa ma sostanziale autonomia dall’URSS perfino negli anni in cui ai critici ostili e prevenuti sembrava diventato un vero e proprio fantoccio di Mosca. In realtà per un lungo periodo Castro è stato sottoposto a una fortissima pressione esterna (con la frequente minaccia sovietica di una riduzione delle forniture indispensabili per aggirare il bloqueo) ma anche interna allo stesso partito cubano, in cui – soprattutto dopo il catastrofico fallimento della grande zafra del 1970 – fu costretto ad accettare un notevole ridimensionamento del suo ruolo, che continuava ad essere esaltato formalmente, ma era condizionato dall’obbligo di una preventiva approvazione “collegiale” dei suoi discorsi.

Nonostante questi condizionamenti, Fidel Castro fu capace di staccarsi dall’URSS tre o quattro anni prima del suo crollo, sia sul piano ideologico con la campagna di rectificación de errores, che si contrapponeva polemicamente alla perestrojka, sia preparandosi ad affrontare quello che fu definito il “periodo speciale in tempo di pace”, accumulando scorte di combustibile e studiando varie forme di risparmio energetico per sopravvivere all’eventualità di quel taglio quasi totale delle forniture di petrolio e di altri prodotti strategici da parte dell’URSS e dei paesi del Comecon che effettivamente vi fu, in forma particolarmente acuta tra il 1989 e il 1994.

Riuscì così a salvare il suo paese, nonostante l’embargo statunitense si fosse aggravato proprio dopo il crollo dell’URSS (cosa che dimostrava quanto fosse stato falso il pretesto addotto dagli USA per giustificare il blocco). Basta pensare comunque alla sorte penosa della maggior parte dei partiti comunisti filosovietici, compreso quello italiano, dopo il tracollo dell’URSS, per capire l’importanza della capacità di resistenza della piccola Cuba.

Il sostanziale consenso di cui Fidel Castro ha goduto e continua a godere a Cuba anche dopo aver lasciato per malattia le leve di comando, appare comunque incomprensibile a chi dimentica che per i cubani egli è stato prima di tutto un eroe dell’indipendenza nazionale, capace di sfidare prima gli Stati Uniti, poi l’URSS in diverse occasioni, dalla crisi dei missili ai due casi Escalante, dalle numerose polemiche sulle dubbie relazioni sovietiche con dittature latinoamericane, fino al tempestivo sganciamento finale.

E la sfida agli Stati Uniti non è stata una questione da poco: contrariamente alla versione di Washington, l’ostilità statunitense cominciò non solo prima di qualsiasi contatto di Castro e Guevara con l’URSS ma anche quando nessuna proprietà USA era stata ancora toccata. Molti celebri giornalisti italiani continuano a ripetere la leggenda di una rivoluzione pilotata dall’URSS, dimenticando che perfino i rapporti diplomatici tra Mosca e l’Avana furono ristabiliti solo nel maggio 1960, un anno e mezzo dopo la vittoria dei barbudos, e che a maggior ragione non c’era stato fino a quel momento nessuno scambio economico.

Anche la sfida a Batista non era stata cosa da poco. Anche se l’assalto alla Caserma Moncada era stato mal preparato, agli occhi di varie generazioni di cubani quell’impresa era apparsa un gesto di coraggio non comune, e gli errori dei giovani rivoluzionari erano passati in secondo piano di fronte al loro coraggio nello sfidare un dittatore sanguinario, che per giunta consolidò subito la sua fama facendo uccidere atrocemente quasi tutti gli insorti caduti nelle sue mani.

La tenacia nel trasformare una sconfitta militare in successo politico, preannunciando orgogliosamente nuovi tentativi di abbattere il tiranno, fin dalla famosa autodifesa in Tribunale più volte ripubblicata col titolo La storia mi assolverà, creò la premessa per una popolarità nazionale che permise a Fidel di non soccombere a un’altra impresa ugualmente mal preparata, la spedizione del Granma, caratterizzata da una notevole improvvisazione, che aveva fatto rischiare una catastrofe definitiva. La popolarità di quel giovane avvocato che aveva osato sfidare Batista gli aveva assicurato subito una rete di protezione da parte dei primi contadini incontrati sulle pendici della Sierra Maestra. Così poco più di una dozzina di sopravvissuti avevano continuato senza esitare in un’impresa che sembrava impossibile contro un esercito di 50.000 soldati, riforniti costantemente dalla base USA di Guantanamo. È questo il grande merito di Fidel riconosciuto da Guevara, e ancor oggi da molte generazioni di cubani: il rifiuto di ogni rassegnazione all’ineluttabilità dell’esistente, la capacità di lottare controcorrente per creare le condizioni che ancora non sono mature.

Quello sbarco quasi catastrofico si era presto rivelato una forzatura necessaria: aveva suscitato entusiasmo nelle città, disorientamento nelle forze batistiane, che avevano inizialmente dati per morti Fidel Castro e “il medico comunista Ernesto Guevara”. I primi sopravvissuti erano riusciti a superare la prima fase difficilissima perché, se la preparazione tecnica e militare era del tutto inadeguata, quella politica si basava su un’analisi corretta delle contraddizioni del paese e su un minimo di organizzazione precedente della popolazione della zona. Non si chiamava “partito”, ma il movimento 26 luglio (che aveva preso il nome dalla data dell’assalto al Moncada) ne svolgeva di fatto le funzioni nella “pianura” e a Santiago. Per questo i guerriglieri hanno potuto reggere ad attacchi condotti da forze militari enormemente superiori, dotate di aerei e mezzi corazzati.

Quando Fidel arriverà all’Avana, una settimana dopo Guevara e Camilo Cienfuegos, una colomba bianca si poserà sulla sua spalla: una conferma che gli dei del panteon afrocubano lo proteggevano. Popolarmente verrà chiamato Caballo: simbolo di forza e sinonimo di numero 1 nella cabala.

* * *

Fidel Castro era nato il 13 agosto del 1926 a Birán, nella provincia cubana di Oriente. Il padre, immigrato dalla Spagna, era diventato abbastanza benestante (aveva circa diecimila ettari), pur rimanendo a lungo analfabeta e sempre un po’ “padre padrone”. L’ambiente di formazione iniziale, a contatto con la natura, era durato molto poco, perché la madre aveva incoraggiato il suo trasferimento nel capoluogo della provincia, Santiago, per studiare dapprima privatamente e poi in un collegio salesiano. Più volte richiamato per indisciplina, aveva poi ottenuto nel 1939 l’iscrizione a un istituto tenuto dai gesuiti a Santiago, per passare nel 1942 al prestigioso collegio Belén, sempre dei gesuiti, all’Avana.

I biografi concordano nel segnalare che già in quegli anni eccelle in diversi sport, e si fa notare anche per i risultati nello studio. Quando Fidel arriva all’Università, dove si iscrive a Giurisprudenza, emerge come dirigente studentesco. Ma guarda anche fuori dell’isola. Nel 1948 si era trovato a Bogotà per un convegno studentesco internazionale che non si poté tenere perché esplose una violentissima protesta popolare, con migliaia di morti, in risposta all’uccisione del leader della sinistra colombiana Jorge Eliecer Gaitán. Fidel fu descritto su vari giornali colombiani e cubani come il vero organizzatore del “Bogotazo”, che era stata invece un’insurrezione assolutamente spontanea, in risposta a un crimine che avviò la lunga stagione della violencia in Colombia. In ogni caso, quell’episodio gli diede una notevole popolarità nell’università, e una spinta ulteriore a un impegno politico.

Fidel Castro tendeva sempre a retrodatare la sua formazione marxista e il suo orientamento comunista, ma non a caso, quando aveva deciso di entrare in politica nel 1947, aveva scelto di iscriversi a una formazione nazionalista vagamente di sinistra, il partito rivoluzionario “ortodosso”, guidato da Eddy Chibás, in cui si era fatto rapidamente strada. Nel 1951 Chibás, che era considerato sicuro vincitore delle elezioni presidenziali dell’anno successivo, si era suicidato in diretta durante una trasmissione radiofonica, per non essere riuscito a fornire prove indiscutibili della corruzione di un ministro, di cui era certo, senza poter però rivelare le sue fonti. Fidel Castro non era il numero due di Chibás, ma certo potè beneficiare dei riflessi di una popolarità grandissima del suicida. Comunque le elezioni non si tennero, per il colpo di Stato di Batista, e Fidel assunse il ruolo di continuatore di Chibás, che aveva come simbolo elettorale una scopa, e denunciò il dittatore alla corte suprema, chiedendo che lo condannasse a un secolo di reclusione. Naturalmente la corte rispose che non era suo compito, e Castro decise di far cadere Batista con una insurrezione popolare. Fu allora che Castro cominciò a pensare a preparla con un gesto clamoroso, come l’assalto al Cuartel Moncada. Intanto, subito dopo la laurea, aveva cominciato a presentarsi come una specie di “avvocato dei poveri”.

Nelle sue ricostruzioni recenti degli anni universitari e dei due anni che intercorrono tra la laurea e la clamorosa entrata in politica con la sfida al colpo di Stato di Batista, Fidel ha sempre insistito nel presentarsi già allora come “marxista-leninista”, e nell’amplificare la portata dei suoi studi marxisti. Ma in tutti i suoi scritti di quegli anni, anche a non credere alle sue frequenti proclamazioni di “non comunismo” ribadite durante la guerriglia e poi per almeno un anno dopo la vittoria, e che potrebbero essere state “tattiche” come lui sostiene (cioè fatte “per non spaventare i cubani”…), non ci sono molte tracce di un linguaggio e di un programma marxista. Ma evidentemente sapeva però ascoltare e interpretare i sentimenti e le aspirazioni delle masse.

Il problema maggiore di Fidel era l’economia: il volontarismo che era servito a tentare l’impossibile sfidando Batista, non funzionava altrettanto per organizzare Cuba. Bastano alcuni esempi: la cosiddetta “offensiva rivoluzionaria” del 1968, e soprattutto le ripetute chiusure dei mercati contadini per ragioni ideologiche. Per anni le vendite clandestine (non percepite dalla popolazione come un crimine) hanno consolidato la loro linea sotterranea di distribuzione, e il risultato peggiore è stato che, vietando tutto, è stato permesso o tollerato tutto. Le vendite dirette di prodotti da parte dei piccoli contadini sono state in sostanza messe sullo stesso piano di illegalità delle ben più gravi sottrazioni di prodotti statali venduti di contrabbando da lavoratori e soprattutto direttori di negozi e imprese (analoghi a quelli che hanno caratterizzato l’Unione sovietica e i paesi affini negli ultimi decenni della loro esistenza).

Forte di un appoggio popolare indiscusso, Fidel Castro ha concentrato nelle sue mani un potere immenso, ma dopo la morte del Che e della sua compagna Celia Sánchez, lo ha gestito in solitudine. Ha “allevato” giovani collaboratori, ma li ha sostituiti bruscamente appena li ha visti troppo autonomi: Carlos Aldana, Roberto Robaina, Felipe Pérez Roque, Carlos Lage Dávila, José Luis Rodríguez García e tanti altri ministri. D’altra parte aveva la convinzione di doversi occupare personalmente di tutto, dal colore dei taxi dell’Avana alla costruzione di infrastrutture per il turismo.

La visita del papa Giovanni Paolo II ha rappresentato un trionfo su chi aspettava il crollo di Cuba, ma a lunga scadenza la Chiesa ha ottenuto di più, e si è visto quando è arrivato Benedetto XVI, che ha trovato un terreno più fertile, e si è mosso con arroganza. Il nuovo presidente, Raúl, è più debole e ha bisogno del sostegno della gerarchia cattolica: deve pagare quindi un prezzo maggiore, accettando che essa svolga un ruolo di opposizione di fatto, moderata ma autonoma. Con Francesco è apparso più chiaro il ruolo aperto di mediazione della Chiesa, ormai rafforzata, nelle trattative tra il governo cubano e l’amministrazione degli Stati Uniti. 

Papa Benedetto XVI e Francesco hanno reso comunque omaggio a Fidel, che ormai dopo la malattia era solo un privato cittadino, anche se circondato da un grande amore popolare. D’altra parte in ogni occasione di visite di lavoro a Cuba, non mancavano di visitare Fidel tutti i leader latinoamericani, non solo i “radicali” Chávez o Morales, ma anche i moderati Lula o Kirchner.

Negli ultimi anni Fidel Castro, appena rimessosi dalla fase più acuta del suo male, ha ripreso a scrivere le sue “Riflessioni”, a volte brevi come un epigramma, a volte lunghe come un saggio, spesso discutibili. Ma nessuno aveva osato limitare la sua libertà di comunicare ai cubani il suo pensiero, tanto grande era l’eco del suo grande prestigio storico, e la differenza tra il suo carisma e quello dello scialbo successore.

Di fronte alla minaccia rappresentata dall’elezione di Trump, Raúl Castro ha annunciato grandi manovre militari. Tuttavia, nonostante il relativo isolamento per i bruschi cambi di governo in Argentina e Brasile e le difficoltà di quello del Venezuela, la difesa dell’isola sarà più facile se ritroverà le caratteristiche originali che avevano permesso il trionfo della rivoluzione, e l’avevano trasformata per molti anni in un punto di riferimento non solo nel continente americano, mentre l’imperialismo statunitense aveva dovuto rinunciare ai tentativi di aperta riconquista. E sarà più facile farlo richiamandosi al ruolo che nel primo decennio dopo la vittoria ebbero, insieme, Fidel Castro e Che Guevara. (a.m.)

Di Antonio Moscato

da: antoniomoscato.altervista.org

Ti è piaciuto questo articolo? Infoaut è un network indipendente che si basa sul lavoro volontario e militante di molte persone. Puoi darci una mano diffondendo i nostri articoli, approfondimenti e reportage ad un pubblico il più vasto possibile e supportarci iscrivendoti al nostro canale telegram, o seguendo le nostre pagine social di facebook, instagram e youtube.

pubblicato il in Approfondimentidi redazioneTag correlati:

Articoli correlati

Immagine di copertina per il post
Approfondimenti

La figura di Lenin torna al centro del dibattito

La figura di Lenin torna al centro del dibattito storico e culturale con un nuovo volume firmato da Guido Carpi e pubblicato da Salerno Editrice nel gennaio 2026. Il libro propone un profilo rigoroso che intreccia la biografia del leader bolscevico con i destini della Russia, restituendo una lettura ampia e articolata della sua azione […]

Immagine di copertina per il post
Approfondimenti

Roma sotto sfratto: l’attacco agli spazi sociali e le risposte dal basso

Dopo lo sgombero di Askatasuna e la risposta di massa degli scorsi mesi, continua la campagna del governo contro gli spazi sociali in tutta Italia. Da Roma riceviamo e pubblichiamo il comunicato dello Spazio Sociale Ex 51 di Valle Aurelia, che invita abitanti e realtà sociali a partecipare a un’assemblea pubblica presso il loro spazio in via Aurelio Bacciarini […]

Immagine di copertina per il post
Approfondimenti

L’opposizione al governo Meloni parte da qui

Contributi, punti di vista, riflessioni da parte delle tante anime che hanno composto la ricchezza della manifestazione oceanica della Torino partigiana. Iniziamo una raccolta di ciò che si tenta di appiattire, con uno sguardo alla complessità della composizione, della soggettività e della fase che stiamo attraversando.

Immagine di copertina per il post
Approfondimenti

Minneapolis: le bugie che ti racconteranno

La città ghiacciata è sotto assedio. Nei lunghi e freddi inverni nel cuore del Midwest l’aria può diventare così fredda da rendere doloroso respirare.

Immagine di copertina per il post
Approfondimenti

Il nuovo disordina mondiale / 32 – L’ultima Thule tra Nato, petrolio, terre rare e…guano

La pubblicazione della ricerca dell’inglese Peter Apps da parte della Luiss University Press non poteva cascare in un momento migliore, o peggiore a seconda dei punti di vista, per narrare le vicende politiche, militari e ideologiche che hanno portato alla creazione, sviluppo e attuale crisi di una delle alleanze militari multinazionali più longeve della storia. Quella della Nato, per l’appunto, che l’autore paragona alla Lega Delio-Attica, conosciuta anche come lega di Delo, una confederazione marittima costituita da Atene, nel 478-477 a.C. durante la fase conclusiva delle guerre persiane, a cui aderirono dalle 150 alle 173 città-stato greche.

Immagine di copertina per il post
Approfondimenti

La sollevazione nazionale in Iran e le ondate dell’estrema destra

Secondo Sasan Sedghinia, la sollevazione in corso in Iran può essere definita a pieno titolo come una rivolta dei marginalizzati e dei disoccupati contro il sistematico impoverimento della popolazione.

Immagine di copertina per il post
Approfondimenti

Gaza come laboratorio di nuovi imperialismi e l’importanza dei popoli che resistono

Nuovi e vecchi interessi del Nord globale, e in particolare degli Stati Uniti, stanno ridisegnando una geografia del mondo fatta di guerre, furti, e distruzione.

Immagine di copertina per il post
Approfondimenti

Le proteste in Iran colpiscono al cuore la legittimità del regime. Riusciranno nel loro intento?

La Repubblica Islamica ha sempre dato prova di creatività nel sopravvivere. Ma questa volta deve affrontare richieste che non possono essere placate con concessioni materiali.

Immagine di copertina per il post
Approfondimenti

Imperialismo ecologico fase suprema del capitalismo fossile

L’imperialismo nel XXI secolo va configurandosi sempre più come un incessante conflitto per il controllo delle risorse naturali

Immagine di copertina per il post
Approfondimenti

Corollario globale all’attacco in Venezuela

Dopo il rapimento in grande stile del Presidente del Venezuela Nicolas Maduro si sono scatenate molte reazioni a livello globale

Immagine di copertina per il post
Bisogni

CASSA DI RESISTENZA – BLOCCHIAMO TUTTO TORINO

IL COORDINAMENTO TORINO PER GAZA LANCIA LA CASSA DI RESISTENZA  Chi lotta non è mai sol3! IL MOVIMENTO “BLOCCHIAMO TUTTO” Quest’autunno un enorme movimento popolare ha bloccato l’Italia al fianco della resistenza del popolo palestinese, contro il progetto genocida e coloniale del regime israeliano. Questo movimento ha denunciato con forza la responsabilità del governo Meloni […]

Immagine di copertina per il post
Culture

Ligéra, batterie, rapine, rapimenti e sparatorie all’ombra del Duomo: 1963-1993

Da Carmilla on line: Laura Antonella Carli, Nicola Erba ( a cura di), Atlante storico della mala milanese 1963-1993, Milieu edizioni, Milano 2025, pp. 512, 36 euro Ma mi, ma mi, ma mi,quaranta dì, quaranta nott,A San Vittur a ciapaa i bott,dormì de can, pien de malann!…Ma mi, ma mi, ma mi,quaranta dì, quaranta nott,sbattuu de […]

Immagine di copertina per il post
Antifascismo & Nuove Destre

Intervista a Contre Attaque: “E’ stata la banda fascista di Quentin Deranque a lanciare l’assalto”

Radio Onda d’Urto ha intervistato Pierre, redattore di Contre-Attaque.net, riguardo la puntuale inchiesta che il portale militante francese sta conducendo in merito ai fatti che il 12 febbraio, a Lione, in Francia, hanno portato alla morte del 23enne neofascista Quentin Deranque.

Immagine di copertina per il post
Conflitti Globali

Iran: continua la pressione di USA e Israele

Una settimana fa Trump e Netanyahu si incontravano alla Casa Bianca e il primo ministro israeliano tentava di spingere Trump a imporre forti limitazioni a Teheran rispetto all’arsenale missilistico, non soltanto al suo programma nucleare.

Immagine di copertina per il post
Bisogni

Livorno: “Per realizzare un sogno comune”, Infoaut organizza due giorni di incontri e dibattiti il 21 e 22 febbraio

“Per realizzare un sogno comune”: a partire dal “Blocchiamo tutto” un incontro pubblico lanciato dalla piattaforma di movimento InfoAut il 21-22 febbraio a Livorno verso nuove possibilità di movimento contro la fabbrica della guerra.

Immagine di copertina per il post
Divise & Potere

Ancora repressione sulle lotte per la Palestina a Torino

Questa mattina, con un’operazione di polizia all’alba sono stati notificati 5 arresti domiciliari e 12 obblighi di firma ad altrettanti compagni e compagne come esito di un’operazione della DIGOS di Torino, durata mesi, contro le lotte per la Palestina in città.

Immagine di copertina per il post
Divise & Potere

Milano: indagini sul ruolo della Polizia e Carabinieri nella morte di Ramy Elgaml e Abderrahim Mansouri

A Milano sono almeno2 le inchieste che riguardano la morte di due giovani, entrambi di origine migrante. Ad accomunarli il ruolo attivo delle forze di polizia e carabinieri.

Immagine di copertina per il post
Antifascismo & Nuove Destre

Lione: “è stato un agguato teso dai fascisti”, l’inchiesta di Contre-Attaque ribalta la narrazione attorno alla morte del 23enne neofascista

Francia. Prosegue la strumentalizzazione mediatica contro le realtà antifasciste e di sinistra dopo la morte di un 23enne neofascista a Lione nello scontro tra 16 fascisti e 13 antifascisti.