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Festival Altri Mondi / Altri Modi: i video della terza edizione

Si è conclusa la terza edizione del festival Altri Mondi / Altri Modi. Anche quest’anno centinaia di persone hanno condiviso quattro intense giornate di confronto, dibattito, socialità ed arte all’interno del giardino di Askatasuna.

Questa terza edizione ha confermato la necessità di ragionare insieme, costruire strumenti per affrontare questo presente sempre più complesso e sognare nuovi modi di vita da rendere concreti giorno dopo giorno.

La partecipazione alla quattro giorni è stata molto ricca e trasversale: hanno partecipato giovani e meno giovani, compagni e compagne di lotta, ma anche molti/e che mossi dalla curiosità e dalla necessità di dialogo hanno visto il festival come una possibilità di arricchimento culturale e politico. Altri Mondi / Altri Modi ormai rappresenta un appuntamento fisso per una parte della città di Torino che si fa domande sullo stato di cose presente, dai Comitati che si battono contro speculazione e devastazione ambientale agli abitanti del quartiere che riconoscono Aska come un punto di riferimento sul territorio.

In particolare è emersa una grande attenzione sui temi che riguardano il rapporto tra innovazione tecnologica, scienza, disuguaglianze e territori: sono stati molto partecipati i momenti in cui si è trattato di intelligenza artificiale, non neutralità della scienza, estrattivismo, speculazione energetica ed agricoltura.

Al centro delle quattro giornate si è evidenziato il bisogno di confronto intorno a quella che viene riconosciuta da molti come una crisi dell’egemonia occidentale, una discussione che ha coinvolto una platea più vasta degli/delle abituali frequentatori/frequentatrici del centro sociale. E’ emerso un sentire comune, domande che sono trasversali su un futuro minacciato dai venti di guerra che ben si sintetizzano nelle considerazioni di Phil A. Neel durante il dibattito “Scenari della guerra globale”: siamo entrati in una fase di transizione egemonica in cui però è improbabile che l’attuale egemone, gli Stati Uniti, sia sostituito da un altro, ma andiamo piuttosto verso un declino dell’egemonia dagli esiti incerti. In questo declino, aggiungiamo noi, c’è sia la probabilità di un lungo periodo di guerra e barbarie, sia in nuce l’embrione di altri mondi possibili.

Abbiamo avuto l’opportunità di ascoltare le riflessioni di ospiti che vengono da quadranti del mondo diversi dal nostro, ma che condividono con noi le stesse domande e che ci hanno offerto punti di vista differenti con cui confrontarci.

Ma Altri Mondi / Altri Modi non è stato solo un momento di riflessioni e dibattiti, è stato anche un luogo dove respirare, nel clima sempre più soffocante della quotidianità attuale, momenti di socialità altra e liberata. Durante le serate musicali, la stand up comedy, i momenti di espressione giovanile, la musica classica alla portata di tutti/e si è respirato un clima di gioia e identità collettiva che ancora una volta ci ha ricordato le parole di Gianfranco Manfredi: “Ma chi ha detto che non c’è?”

Gli spazi del giardino dell’Askatasuna sono stati arricchiti dalla presenza di banchetti, mostre e attività dedicate ai bambini che danno espressione alla molteplicità di sguardi e all’impegno nelle sue diverse forme: da quelle artistiche, alle librerie, allo sport popolare.

Questo festival è stato possibile solo grazie alla cura collettiva di chi ha partecipato, ai compagni e alle compagne che hanno organizzato i dibattiti e le serate, allestito gli spazi, ai nostri ospiti ed alle nostre ospiti che ci hanno permesso di approfondire ragionamenti, riflessioni e suggestioni. Crediamo che oggi sia urgente aprire altri momenti di incontro, altri spazi di possibilità che mettano al centro il riconoscimento reciproco tra chi non tollera più le condizioni di vita che ci sono imposte e vuole percorrere ed immaginare insieme itinerari di liberazione comuni.

Di seguito potete trovare i video dei dibattiti delle quattro giornate. Buona visione!


Transizione energetico-tecnologica: intelligenza artificiale, sfruttamento e rapporto uomo-macchina e ambiente-macchina

L’intelligenza artificiale è il prodotto di estrazione di vita umana, di materie prime e di lavoro. E’ a partire da questo presupposto che intendiamo tracciare un ragionamento sulla funzione della dimensione virtuale e tecnologica a servizio del capitalismo oggi e della guerra globale. Come sostiene Kate Crawford, vi sono una serie di elementi che permettono la progettazione e la diffusione dell’AI: la terra, il lavoro, i dati, la classificazione e lo Stato. Il punto di origine è l’estrazione: dei dati, della materia prima dalla terra, del lavoro umano. Questo implica che gli impatti dell’AI sulla società vanno misurati a partire dal processo e dall’infrastruttura di cui tale macchina necessita per riprodursi. Nella transizione energetico-tecnologica nella quale siamo immersi, l’AI deve essere individuata come il punto più alto dello sfruttamento della capacità umana resa merce. I costi di tale processo vanno contabilizzati, dal consumo di acqua alla produzione di energia elettrica (che proviene da un mix di fonti tutt’altro che sostenibili) allo sfruttamento del lavoro vivo, sia mentale che manuale, rendendo centrale un’analisi che faccia delle teorie dell’automazione e della fabbrica un punto di partenza. A fronte di questo quadro vogliamo indagare quali sono gli impatti concreti sulle soggettività e quali possibilità individuiamo per “rompere la macchina” ed emanciparsi dallo sfruttamento

Ospiti:

SARA MARCUCCI

Sara Marcucci è specializzata in governance dei dati, politica digitale e giustizia climatica. Come ricercatrice presso il Governance Lab (GovLab) della NYU, esplora le intersezioni tra tecnologia, partecipazione pubblica e governance, concentrandosi su quadri etici e inclusivi.

ANDREA SIGNORELLI

Andrea Signorelli giornalista freelance, scrivo di innovazione digitale e del suo impatto sulla società. Collabora con La Stampa, Wired Italia, Domani, Il Tascabile, Esquire Italia, cheFare e altri. Nel 2021 ho pubblicato “Technosapiens: come l’essere umano si trasforma in macchina” per D Editore.

STEFANO BORRONI BARALE

Stefano Borroni Barale, è laureato in fisica teorica all’Università di Torino. E’ stato ricercatore nel progetto EU-DataGrid, per l’Istituto nazionale di fisica nucleare (Infn), si è dedicato alla formazione sindacale internazionale e oggi insegna informatica in un Itis del torinese. Sostenitore del software libero da fine anni Novanta, è autore per Altreconomia di “Come passare al software libero e vivere felici” (2003), una delle prime guide italiane su Linux e altri programmi basati su software libero e di “L’intelligenza inesistente. Un approccio conviviale all’intelligenza artificiale” (2024).

Non neutralità della scienza: l’accademia in dialogo con l’Intifada studentesca

Il sapere che si produce all’interno dell’università si può definire neutrale? L’università non è solo un luogo di formazione, ma è dove il sapere viene prodotto e modellato. In quest’ultimo periodo è stata infatti il centro di dibattiti e mobilitazioni che hanno ridato centralità a questioni su cui pensiamo sia fondamentale riflettere, quali il ruolo giocato dalla scienza all’interno dei modi di produzione capitalistici e la collocazione di studenti e ricercatori nei meccanismi di produzione del sapere. Inoltre, sistemi di oppressione come il colonialismo, e di conseguenza il razzismo, hanno bisogno di investire in tutti gli ambiti del sapere, tanto per armarsi, quanto per creare narrazioni volte a legittimare e normalizzare i propri crimini. Nell’ultimo anno la questione palestinese ha permesso non solo di vedere le contraddizioni di quelle stesse conoscenze che vengono assorbite o prodotte quando si attraversa l’università, quanto soprattutto di mettere in discussione una ‘normalità’ che molti, soprattutto giovani, non sono più disposti ad accettare. Abbiamo pensato a un dialogo tra professori e ricercatori dell’università e gli studenti dell’intifada studentesca per snocciolare questi argomenti e per immaginare insieme nuovi mo(n)di e nuove possibilità nell’ambito della scienza e del sapere.

Ospiti:

MICHELE LANCIONE

Michele Lancione professore ordinario di Geografia Politico-Economica al Politecnico di Torino. Si occupa di lotte abitative, con approccio critico alla precarietá abitativa, concentrandosi su una lettura di stampo etnografico. È co-fondatore del Radical Housing Journal e co-direttore del Beyond Inhabitation Lab, nonché attivo in campagne di ricerca e attivismo contro la violenza del regime di frontiera europeo.

MARCO BOSCOLO

Marco Boscolo, è giornalista e science writer con la passione per i dati. Suoi contributi appaiono su LeScienze, ilBoLive, ilTascabile, Aula di Scienze Zanichelli e altrove. Ha scritto “La bianca scienza – Spunti per affrontare l’eredità coloniale della scienza” e con Elisabetta Tola ha scritto “Semi ritrovati”.

Presentazione del libro “La foresta e la fabbrica. Contributi ad una fantascienza del comunismo”

Con gli autori Phil A. Neel e Nick Chavez insieme alla libreria il Porfido che ha tradotto e pubblicato i saggi in italiano.

Che cosa significa pensare oggi ad una società comunista? In quali termini declinare oggi, in un quadro di crisi ecologica ed esplosione demografica, una transizione verso una società senza classi, senza dominio, senza denaro e senza lavoro salariato? Come potrebbe mai emergere una tale forma sociale dal pantano e dai vicoli ciechi in cui il capitale sembra aver definitivamente confinato l’umanità?

Ospiti:

NICK CHAVEZ

Nick Chavez ingegnere meccanico residente negli Stati Uniti. Scrive di ingegneria e comunismo sul blog: designformanufracture.wordpress.com

PHIL A. NEEL

Phil A. Neel è un geografo comunista che vive nel nord-ovest del Pacifico. È autore di “Hinterland: America’s New Landscape of Class and Conflict”.

Scenari della guerra globale

In un certo senso tutto è collegato. I conflitti militari che stanno aumentando di intensità nel mondo, al netto delle loro specificità regionali, si inseriscono in un contesto politico ed economico globale. Non possiamo comprendere fino in fondo il genocidio in corso a Gaza, la guerra tra Russia e Ucraina, le tensioni in Corea e su Taiwan senza considerare che l’inasprimento di vecchie linee di tensione e la nascita di nuove dipende anche da un quadro generale di crisi del sistema di produzione capitalista per come lo abbiamo conosciuto negli ultimi cinquant’anni. In questo dibattito abbiamo deciso dunque di provare a fare una panoramica degli scenari di guerra e tensione e degli attori protagonisti di questi conflitti. Parleremo di Stati Uniti, Cina, Russia e Medio Oriente tentando di esplorare gli aspetti finanziari, geopolitici, di politica interna e sociali che si inseriscono nella tendenza alla guerra globale.

Ospiti:

ROSITA DI PERI

Rosita di Peri, Professoressa associata in Scienze Politiche e Relazioni Internazionali presso il Dipartimento di Culture, Politica e Società (Università di Torino). I suoi interessi di ricerca si concentrano sulle trasformazioni politiche in Medio Oriente, con un’attenzione specifica al Libano e alle relazioni tra potere e spazio nella regione mediterranea.

PIERLUIGI FAGAN

Pierluigi Fagan pensatore indipendente sul tema della complessità, nella sua accezione più ampia: sociale, economica, politica e geopolitica, culturale e soprattutto filosofica. Ha scritto “Verso un mondo multipolare” per Fazi editore.

PHIL A. NEEL

Phil A. Neel è un geografo comunista che vive nel nord-ovest del Pacifico. È autore di “Hinterland: America’s New Landscape of Class and Conflict”. Su questi temi è stato intervistato da Infoaut.

Sicurezza e insicurezza globale: quali itinerari fuori dal capitalismo?

In Europa la costruzione del nemico interno va di pari passo con la narrazione dello “scontro tra civiltà” che vuole contrapporre l’Occidente al resto del mondo, civiltà e barbarie. Assistiamo a una strutturazione della società marcata da un profondo controllo, dalla forte insistenza dello Stato nella vita degli individui, in particolare per alcune categorie come i soggetti razzializzati e musulmani. In Italia vediamo i prodromi di questa guerra interna: la criminalizzazione dei giovani, i decreti ad hoc per le baby-gang, la violenza della polizia per le strade e la violenza dello Stato nella scuola, islamofobia e stigma nei confronti di chi si identifica in simboli religiosi. Nella recrudescenza della crisi sociale la violenza dello Stato si combina con la violenza orizzontale: tra giovani e tra proletari con aumento della violenza di genere. L’insofferenza e l’indisponibilità di certi comportamenti apre a domande più profonde: siamo di fronte a una domanda di ascesa sociale e di un’opzione credibile, di riscatto. Una domanda molto spesso non strutturata, troppo confusa e, soprattutto, potenzialmente nemica a un’ipotesi rivoluzionaria. Per approcciarsi a questo tema invitiamo a discutere con noi e con alcuni esponenti della comunità delle moschee torinesi con le quali abbiamo condiviso molti momenti durante la mobilitazione a sostegno della Palestina, Sakhi Montassir, autore di un’opera dal titolo “La rivoluzione e la jihad. Siria, Francia, Belgio”, un lavoro che prende origine da una ricerca condotta tra il 2015 e il 2023 tra Medio Oriente e Europa con l’obiettivo di indagare la spinta che ha portato moltissimi giovani a partire dall’Europa per andare a unirsi alla lotta armata in Siria, inizialmente nel 2011 al fianco della rivoluzione contro il regime di Assad, e in un secondo momento, per una percentuale minima di essi, a aderire tra le fila di Daesh dal 2014 in avanti. Oggi il territorio siriano è stato nuovamente sconvolto e assistiamo a un passaggio epocale a seguito della caduta del regime di Assad. Questo comporta nuove domande e l’emergere di nuovi attori e proposte che possono essere più o meno attrattive per una composizione giovanile, proletaria, duramente soffocata nelle sue richieste, sino alle nostre latitudini. Partendo dalle questioni poste al centro del libro che vuole indagare la motivazione a partire, la disponibilità alla lotta, l’elemento religioso come domanda sociale e l’islam come opzione politica, i riflessi delle primavere arabe nel superamento delle forme classiche dell’organizzazione politica di sinistra e come questa si possa interfacciare con la dimensione islamista, vogliamo ipotizzare degli elementi di analisi dell’oggi. La critica radicale al potere dominante si traduce, a volte, in ipotesi conservatrici e antirivoluzionarie, allo stesso tempo gli Stati Occidentali rappresentano il fallimento plastico del loro intervento, in merito alle politiche anti-terrorismo basate sulla profilazione razziale e sulla paura, il tema della sicurezza come domanda sociale è uno spazio che viene costantemente strumentalizzato dalle destre, ma ci sono delle faglie da approfondire.

Ospiti:

SAKHI MONTASSIR

Montassir Saki, nato a Rabat nel 1988, è antropologo e ricercatore post-dottorato presso la KU Leuven University in Belgio. La sua ricerca si concentra sulle mobilitazioni post-2011 nel mondo arabo e sulle politiche antiterrorismo in Europa, su questi temi ha scritto “La révolution et le jihad”.

Presentazione della “Rivista Contadina”

Rivista Contadina, è un trimestrale a diffusione nazionale su “Terra, Cibo, Ecologia”, edito da Terraliquida, di Parma, arrivato al terzo numero. L’idea di produrre una rivista di carta – e non soltanto digitale – è nata perché diventi uno strumento di comunicazione diffusa permanente e concreta, materiale, da portare nell’azienda vicina e magari da leggere in pausa dal lavoro nei campi, all’ombra di un albero o durante le lunghe serate invernali.

Ospiti:

MARTINA LO CASCIO

Martina Lo Cascio sociologa all’Università di Palermo e attivista di Contadinazioni-FuoriMercato si occupa di lavoro e le forme di agency migrante in agricoltura, agroecologia e scienza radicata

ECOLOGIA POLITICA

Collettivo Universitario che riflette sugli scenari attuali di crisi ecologico-climatiche e sociali, intese come strettamente legate e frutto di uno stesso sistema capitalista di sfruttamento. Il collettivo lega le lotte territoriali a dinamiche globali, rintracciando i fili che connettono queste dimensioni. L’ecologia politica non è solo una lente per osservare il mondo, ma una leva per agire nel concreto per cambiarlo.

Pensare la rivoluzione

Il tema di che caratteristiche potrebbe avere oggi una transizione rivoluzionaria può apparire lontano e velleitario. Ma in questo mondo complesso, immerso in diverse crisi sovrapposte e collegate tra di loro, in cui il “realismo capitalista” è un elemento fondamentale della tenuta sistemica, la credibilità di una prospettiva rivoluzionaria dipende anche dalle sue effettive capacità nel rispondere ai problemi concreti del presente. Ed in fondo non è sempre stato così? Il famigerato motto di Lenin “Soviet + Elettrificazione” conteneva in sé una proposta di organizzazione del potere politico e una di organizzazione della produzione e riproduzione sociale di fronte alla Russia del suo tempo. A cosa corrisponde oggi questo motto in tempi di guerra e crisi della globalizzazione, cambiamento climatico e crisi sociale? Per interrogarci sulla transizione rivoluzionaria oggi abbiamo bisogno di ragionare su almeno tre nodi che si influenzano a vicenda: quali sono stati i punti di blocco delle precedenti esperienze rivoluzionarie, quali sono i rompicapi della contemporaneità a cui una prospettiva rivoluzionaria dovrebbe dare risposta ed infine qual è il programma implicito della nostra parte. In questo dibattito vorremmo concentrarci sui primi due nodi di riflessione, dato che il terzo necessita un profondo e costante lavoro d’inchiesta.

Ospiti:

MICHAEL LÖWY

Michael Löwy nato in Brasile è direttore di ricerca presso il cnrs e ha insegna all’École des Hautes Études en Sciences Sociales di Parigi. Tra i suoi libri tradotti in italiano “La rivoluzione è il freno di emergenza. Saggi su Walter Benjamin” e “Ecosocialismo. L’alternativa radicale alla catastrofe capitalista”.

JASPER BERNES

Jasper Bernes vive a Oakland e insegna nel Dipartimento di Inglese dell’Università della California, Berkeley. Collaboratore regolare della sezione Field Notes della rivista Brooklyn Rail, è autore di The Work of Art in the Age of Deindustrialization e di due libri di poesia, We Are Nothing and So Can You e Starsdown. In Italia è stato tradotto un suo saggio all’interno del libro “Nutrire la Rivoluzione” della casa editrice Il Porfido.

STEFANIA BARCA

Stefania Barca insegna Storia dell’ambiente e Storia di Genere presso l’Università di Santiago de Compostela. Ha lavorato in passato in numerosi centri di ricerca e Università: Coimbra (2009-21), Yale (2005-2006), Berkeley (2006-2008), Lund (2015-2016), e Uppsala. Tra i suoi lavori si segnalano i libri Enclosing Water (vincitore del Turku Book award per la storia ambientale europea nel 2011) e il più recente Workers of the Earth (Pluto Press, 2024). Il volume Forze di riproduzione è stato recentemente tradotto e pubblicato da Edizioni ambiente. È tra le promotrici della campagna internazionale per il reddito di cura.

Ipotesi di riproduzione nella crisi della riproduzione sociale: contro l’estrattivismo, per un’altra agricoltura

Le crisi ecologiche e sociali che caratterizzano questi anni, ci portano alla necessità di una riflessione sulle possibilità di riproduzione sociale. Un “capitalismo cannibale”, per dirla alla Nancy Fraser, sta erodendo le basi materiali della vita e della riproduzione della stessa. Il paradigma della transizione ecologica e digitale che dovrebbe mettere in salvo il pianeta e l’umanità, incapace di proporre delle soluzioni reali, si rivela per quello che è: la stessa ricetta di sfruttamento per accumulare nuovo profitto sotto le spoglie di una fantomatica “sostenibilità”. Ripercorrere le basi materiali delle trasformazioni dell’oggi è necessario per mettere in luce le contraddizioni che ancora una volta il sistema predatorio ci sottopone. Due nodi principali pensiamo siano il centro di queste contraddizioni: la questione energetica e quella agricola. Centrali nucleari green e mega parchi eolici sono la risposta per l’energia di domani; droni, agricoltura di precisione e ogm sembrano il destino delle monoculture del futuro. Nuove soluzioni tecnologiche che nascondono come il proprio motore sia una nuova erosione dei territori: miniere per le materie strategiche (necessarie soprattutto per l’industria bellica), eliminazione della biodiversità, infertilità del suolo, inquinamento delle acque. Ad essere minacciate sono nuovamente le basi della vita e le possibilità di riproduzione futura. Un sistema cannibale che tenta di divorare i margini di ripensamento materiali di organizzazione della vita al di fuori del suo stesso paradigma. Ma è dalle contraddizioni sempre più emergenti che possono nascere spinte più radicali di difesa del territorio per ripensare a nuovi modi di sussistenza.

Ospiti:

PAOLA IMPERATORE

Paola Imperatore svolge ricerca al Dipartimento di Scienze politiche dell’Università di Pisa, con interessi in giustizia ambientale, ecologia operaia e politiche climatiche.

ATELIER PAYSAN

Atelier Paysan è una cooperativa francese che sostiene gli agricoltori nella progettazione e nella produzione di macchinari ed edifici adatti all’agro-ecologia rurale. L’intento è quello di dare voce agli agricoltori nelle scelte tecniche relative agli strumenti che utilizzano nelle loro aziende, l’obiettivo è quello di recuperare collettivamente la sovranità tecnica e l’autonomia, riappropriandosi delle conoscenze e del know-how Nel 2023 è uscita la traduzione del (suo o loro?) libro Liberare la terra dalle macchine. Manifesto per un’autonomia contadina e alimentare.

FX PER STRIKE

Collettivo di inchiesta militante con base in Francia. L’inchiesta militante per le lotte e realizzata nelle lotte, diversa dall’inchiesta giornalistica o sociologica, ha l’obbiettivo di creare scambio in campi a volte inesplorati, ma anche vere occasioni di incontro e lotta. Recentemente si sono occupati di estrattivismo e della nuova frontiera delle miniere di litio in Francia

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