InfoAut
Immagine di copertina per il post

La rivolta di Licata

||||

Durante una sommossa popolare, contro il carovita, la gravissima crisi economica, per il lavoro, la terra e il pane, durante il governo democristiano di Tambroni, sostenuto dai fascisti del MSI, la polizia italiana uccide a colpi di pistola Vincenzo Napoli, giovane piccolo esercente locale di 24 anni, che stava tentando di proteggere un bambino tenuto fermo a un muro e picchiato dai celerini.

La mattina del 5 luglio 1960, la gente di Licata scese per le strade, la richiesta era “pane, lavoro e acqua”, fu occupata la stazione e i binari. All’arrivo della PS scoppiarono gli scontri, una fitta sassaiola investì la “Celere”, venne incendiata una Lancia Ardea della polizia e successivamente un poliziotto spara ripetutamente uccidendo Vincenzo. La reazione popolare fu enorme, gli scontri proseguirono per tutta la giornata, venne smantellato un ponte metallico sul fiume Salso, per bloccare l’afflusso dei poliziotti in città, che riuscirono ad entrare solo a notte inoltrata rastrellando tutto il paese.

Licata, morti e feriti allo sciopero generale:

M’arricordu ca era caruseddu,

tri misi menu di quattordici anni,

quannu a Licata successa un fattu gravi

c’un mortu feriti e un saccu i danni.

N’avivinu prumisu na cintrali

ca pani a tanta genti aviva a dari,

ma i politici, comu sempri foristera

st’occasioni na ficiru scappari.

Chiddi ca cumannavinu a ddi tempi,

tutti di fora, e mancu un licatisi,

arrinisceru a purtarla ni so parti

abbunnannu di travagliu i maranisi*.

C’e’ co dicia pero’ ca sta centrali

a Licata unn’era propriu distinata,

nu mbrugliaru i politici di tannu

p’aggarrarisi i voti di Licata

Cà travagliu ci nn’era picca e nenti

e c’era co unn’aviva chi mangiari,

pi chissu tanti patri di famiglia

pa Germania accuminciavinu a scappari.

Era u cincu di lugliu du sissanta

e ci l’haiu davanti comu se fussa ora,

ca pu sciopiru di sta centrali elettrica

tanta genti da so casa scasa’ fora.

Fu priparata infatti na protesta

in ogni particolari organizzata,

pi circari d’attirari l’attenzioni

dintra un paisi di genti ispirata.

D’apprima i scioperanti foru carmi

e a forza pubblica ci potta dari mmesta,

ma u suli forti di ddu cincu i lugliu.

a tanti licatisi piglia’ n’testa.

Dittu fattu un si capia ciu’ nenti

e successa di tuttu mmenzu i strati,

ci foru scontri contru a polizia

ca ebba puru machini abbrusciati.

U ponti ca c’era supra u sciumi

tuttu di lignu, fattu di surdati,

fu smantillatu di na punta all’attra

di na cricca di picciotti esagitati.

Ma i cosi gravi successiru a stazioni

unni i genti si nn’eru a protestari.

Supra i binari bloccaru tutti i trena,

e chi successa ? U Signuri nn’ha scanzari!!

Chi petri ca c’erinu na linia

ficiru a fuia contru a Polizia,

ca p’addifennisi e scuraggiari a tutti

chi lacrimogini a corpu arrispunnia.

Sta mossa pero’ ficia cio’ dannu

e i cosi accuminciaru a peggiorari,

a genti continua’ a tirari petri

e a polizia accumuncia’ a sparari.

Cincu feriti si cuntaru o cincu i lugliu

comu succeda quannu c’e’ na guerra,

mentri un picciottu di vinticinc’anni

hava di tannu c’arriposa sutta terra.

Napoli Vincenzu si ciamava

e scioperava pi solidarieta’,

ma pi na causa c’arriguardava a tutti

di picciutteddu a vita ci appizzà.

Di tannu menzu seculu ha passatu,

a Licata unn’ha cangiatu nenti

e i picciotti pi truvarisi u travagliu

hannu a scappari pi giri n’cuntinenti.

E’ difficili putiri addigiriri

ca sti carusi a Licata su mpristati,

e cocchi postu ca c’è a disposizioni

e’ riservatu pi raccumannati.

Doppu tant’anni i cosi vannu peggiu

e i nostri figli ormai sù tutti sdati,

oltri e m’piegati e quattro cummircianti,

stammu arristanu sulu i pinziunati.

Sinatura e diputati licatisi

o putitri n’ammu avutu picca e nenti,

e co ha avutu a furtuna d’accianari

ha pinsatu pi d’iddu e i so’ parenti.

Co ni ciama “Babbi Licatisi”

dicia na cosa sacrosanta e vera,

babbi comu a nattri un ci nni sunnu

ca spartinu tutti i voti e foristera

Se un mittemmu tanticcia di giudizio

unn’hava sensu ca ni lamintammu,

se ni passammu a manu na cuscenza,

avemmu chiddu ca ni miritammu.

  • (maranisi=abitanti di Porto Empedocle)

Sono trascorsi ormai 47 anni dallo sciopero in cui sono rimasti feriti 5 nostri concittadini, mentre un ragazzo di 25 anni ci ha rimesso la vita. Molti giovani non conoscono questa triste e tragica pagina della nostra storia, che sarebbe bene ogni tanto ricordare. Il 5 di luglio del 1960 è una data che ha segnato a lutto la città di Licata, e soprattutto i familiari di Vincenzo Napoli che all’età di soli 25 anni ha cessato di vivere. E’ per questo che con un racconto in versi dialettali desidero raccontare a tutti i licatesi che allora non c’erano, e ricordare invece a tutti coloro che c’erano, ciò che è successo in quel “caldissimo” e ormai lontanissimo 5 luglio del 1960, e come si sia potuto verificare che un giovane di 25 anni, per rivendicare i propri diritti e quelli di una intera popolazione di quarantamila abitanti esasperata da una infinita quantità di problemi, ci ha rimesso la sua giovane vita (Lorenzo Peritore).

Guarda “Lu focu di la paglia – Rosa Balistreri“:

Ti è piaciuto questo articolo? Infoaut è un network indipendente che si basa sul lavoro volontario e militante di molte persone. Puoi darci una mano diffondendo i nostri articoli, approfondimenti e reportage ad un pubblico il più vasto possibile e supportarci iscrivendoti al nostro canale telegram, o seguendo le nostre pagine social di facebook, instagram e youtube.

pubblicato il in Storia di Classedi redazioneTag correlati:

Articoli correlati

Immagine di copertina per il post
Crisi Climatica

Milano: sabato 26 settembre convegno regionale sui data center “dai comitati alla rete”

I comitati che si oppongono alla diffusione dei data center sul territorio lombardo si incontrano oggi a Milano per una giornata di confronto dedicata agli effetti ambientali, alle modalità di insediamento e alle prospettive di sviluppo del settore. Il convegno regionale sui data center è in programma all’Arci Milano di via Bellezza 16 ed è promosso dalla Rete Comitati Stop Data Center – Cittadini. 

Immagine di copertina per il post
Bisogni

Genova: 3 ottobre assemblea generale operativa

Il prossimo 30 ottobre in oltre 40 porti del Mediterraneo e dell’Europa si svolgerà una giornata internazionale di mobilitazione contro la guerra, il genocidio, il riarmo e la militarizzazione dei porti lanciata dalle organizzazioni sindacali dei lavoratori portuali CGT Ports and Docks (Francia), ENEDEP (Grecia), LAB (Paesi Baschi), Liman-İş (Turchia), ODT (Marocco), USB e ORSA Porti (Italia). Si tratta di una delle più grandi iniziative internazionali per la pace promossa dalle organizzazioni dei lavoratori negli ultimi decenni.

Immagine di copertina per il post
Culture

“Palestina 36”, ridare voce al popolo che manca

Palestina 36 – Quando tutto ebbe inizio (2025), della regista palestinese Anne-Marie Jasir, dispiega uno sguardo cinematografico che diviene esso stesso strumento di lotta. I territori della Palestina, oggi sottoposti a un terribile genocidio, sembrano riappropriarsi di una loro voce propria nel momento in cui iniziano ad essere esposti allo sguardo colonizzatore e colonialista dell’Occidente.

Immagine di copertina per il post
Conflitti Globali

Garvaghy Road non ha ceduto

Alle 8:15 la Portadown District Lodge era ancora schierata al cancello di Drumcree Church, ombrelli aperti contro una pioggia che il meteo aveva promesso puntuale. Un’ora dopo era già rientrata nella Orange Hall di Carleton Street. In mezzo, sette ore di una notte che l’Irlanda del Nord pensava di essersi lasciata alle spalle nel secolo scorso.

Immagine di copertina per il post
Divise & Potere

Giorgio è tornato a casa!

Giorgio era stato portato a scontare gli ultimi 40 giorni di condanna al carcere delle Vallette, dopo che il giudice di soverglianza gli aveva revocato le misure alternative per aver violato le prescrizioni impostegli: l’obbligo di dimora nel comune di Bussoleno – era stato fermato a San Giorio – e il divieto di comunicazione, avendo risposto ad alcune telefonate.

Immagine di copertina per il post
Bisogni

Marinëz

Nel paese dei miei, Marinëz (Albania), un’intensissima lotta autonoma ha ottenuto una vittoria enorme contro la multinazionale che gestisce i pozzi petroliferi del territorio. Marinëz si trova al centro del più grande giacimento su terraferma d’Europa e i pozzi, a decine e decine, sorgono su terreni di proprietà della gente del posto da generazioni.

Immagine di copertina per il post
Bisogni

Russia: il voto premia il partito di Putin ma l’analisi deve scavare tra apparenti contraddizioni

“La situazione in sintesi è che abbiamo un partito del potere che dopo oltre 4 anni di guerra migliora sensibilmente il proprio risultato ma sarebbe forse una lettura troppo semplice legare questo 58% di consensi al partito di Putin come il 58% di russi favorevoli alla prosecuzione della guerra, secondo me sarebbe una conclusione che non ci consentirebbe di trarre poi delle analisi più profonde. ”

Immagine di copertina per il post
Editoriali

UniTo: dentro l’università della guerra digitalizzata e lo human-washing. Accogliamo le sfide del presente.

L’anno accademico a Torino si apre con la decadenza di 19 clausole etiche in materia di dual-use e accordi bellici. Proviamo ad analizzare più da vicino cosa questo significa e di che processo si fa portavoce. 

Immagine di copertina per il post
Approfondimenti

Chi ha parlato della fine del mondo?

All’inizio del mese di settembre, sul social network X è comparso un post di Jacob Coxon, ricercatore appena dimissionario dall’azienda di intelligenza artificiale Anthropic. Il testo annuncia le dimissioni e sostiene che un’intelligenza artificiale di tipo “forte” potrebbe sterminare l’umanità entro la fine del decennio.

Immagine di copertina per il post
Editoriali

La morte del lavoro

Oggi scrivere dell’omicidio sul lavoro di Andrea Moretti, operaio rocciatore, non è facile.