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Strage alle Vallette

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il 3 giugno 1989, undici donne (nove detenute e due agenti di custodia) morirono in un incendio divampato nella sezione femminile del carcere Le Vallette di Torino.

Morirono in pochi minuti, stordite e soffocate dalle esalazioni letali rilasciate dal rogo di trecento materassi di poliuretano accatastati sotto un portico, appena arrivati per sostituire quelli vecchi utilizzati nelle celle. La perizia tecnica redatta nel corso del processo che seguì la strage evidenziò il pericolo mortale dell’utilizzo di questo materiale (resina poliuretanica espansa) all’interno delle carceri, ricostruendo l’intera dinamica che aveva trasformato la sezione femminile dell’istituto penitenziario torinese in una grande camera a gas: i materassi coinvolti nell’incendio avevano alimentato il rogo, facendo sviluppare fiamme ancora più intense, e avevano rilasciato fumi altamente tossici contenenti acido cianidrico e acido cloridrico. “In presenza di queste condizioni – scrissero i periti – la morte sopraggiunge nel giro di pochi minuti”.

Le detenute si chiamavano Ivana, Rosa, Paola, Lauretta, Lidia, Morsula, Ediita, Beatrice, Radica. Sono morte per incuria e inefficienza, ci fu un processo, che non porto a nulla nonostante l’impegno di Bianca Guidetti Serra, nessuna responsabilità è stata stabilita. Le ricordiamo per non dimenticare che una delle più grandi tragedie del carcere non fu fatalità, e le ricordiamo per onorarle.

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