InfoAut
Immagine di copertina per il post

In Russia fischia il vento

||||
||||

Il mese di gennaio 1917 rappresentò per il popolo della Russia zarista l’epilogo di una storia durata troppo a lungo.

Non erano bastati secoli di tirannia, di sfruttamento, di abusi e diritti negati al soldo di una nobiltà tra le più privilegiate e sanguinarie della storia europea, ora era arrivata anche la guerra ad annullare quel poco di fiducia che restava tra governo e popolo.

La voglia di rivolta era palpabile, il conflitto dilagava e il proletariato rurale mostrava un’ostilità sempre più radicata nei confronti di quasi tutte le altre classi sociali.

Concedere una costituzione e proclamare basilari diritti civili per tutti i sudditi non poteva essere considerato un reale cambiamento agli occhi delle decine di milioni di lavoratori che avevano preso parte alle proteste del 1905, né si poteva credere che una guerra, condotta nel nome di una Triplice Intesa al soldo del capitale, potesse risolvere gli attriti sociali che affamavano e impoverivano il popolo russo. La Russia, infatti, conduceva da tre anni uno scontro logorante sul fronte austriaco, le cui perdite ammontavano a più di sei milioni tra morti, feriti e prigionieri e che aveva comportato la perdita della Polonia russa, portando così il fronte all’interno dei suoi stessi confini. Lo zar Nicola II poi, non perdeva occasione per scordarsi delle condizioni disastrose in cui versava la nazione da lui comandata, preferendo condurre di persona le campagne militari dal fronte, isolandosi in questo modo dagli eventi che avrebbero preso forma nella capitale, e perdendo così la possibilità di controllare efficacemente le forze disponibili. Il generale Krimov, di stanza sul fronte, disse a una delegazione della Duma: “Le condizioni di spirito dell’esercito sono tali che la notizia di un colpo di stato verrebbe accolta con gioia. Una rivoluzione è imminente e noi al fronte ce ne rendiamo conto”.

Gli scioperi cominciarono il 22 gennaio, durante l’anniversario di quella che era stata definita la “domenica di sangue” del 1905. Alla vigilia il comitato bolscevico di Pietrogrado, allora capitale, insieme all’ufficio politico del comitato centrale di Mosca, aveva fatto appello agli operai perché manifestassero contro la guerra. Il giorno successivo gli operai di molte fabbriche e aziende si riunirono e sfilarono per le strade con alla testa le bandiere rosse: nei quartieri di Vyborg e di Narva, a Pietrogrado, si fermarono tutte le aziende, a Mosca scioperarono un terzo degli operai e si ebbero manifestazioni in moltissime città della Russia. La protesta venne, come sempre, soffocata nel sangue da parte della polizia (circa cinquanta morti) e furono praticati anche alcuni arresti. Parecchi operai vennero mandati agli uffici di reclutamento ma, ciononostante, pochi giorni dopo, gli scioperi ricominciarono. Durante il mese di gennaio scesero in sciopero più di 200.000 persone: dall’inizio della guerra non si erano mai visti scioperi di una tale ampiezza. Nelle due capitali la situazione era estremamente tesa e nelle città giravano la voci più disparate. Gli abitanti, prevedendo possibili interruzioni nei trasporti, facevano provviste di generi alimentari e, mentre la spinta popolare verso un temuto sciopero generale andava sempre più concretizzandosi, al movimento delle città si unì quello dei poveri delle campagne. I contadini infatti erano stremati dalle continue requisizioni di bestiame e dalle mancanza di beni fondamentali quali petrolio, fiammiferi, sale. Il pane era appena sufficiente per metà del periodo invernale e l’odio nei confronti di proprietari terrieri e kulaki diventava ogni giorno più profondo.

Le parole d’ordine della protesta furono interpretate e personificate soprattutto dal partito Comunista, la frangia rivoluzionaria di quello che era stato il partito Operaio Socialdemocratico russo e che già nel 1903 si era scisso in due correnti: quella rivoluzionaria dei bolscevichi, appunto (da bol’she “di più”, poiché essa ottenne la maggioranza al congresso medesimo) e quella progressista dei menscevichi. Il compito dei bolscevichi, secondo Vladimir Lenin, uno dei suoi maggiori esponenti, era quello di sfruttare in pieno lo sgretolamento della disciplina militare e le tendenze disfattiste che si erano ormai estese in tutto l’esercito e nel Paese, in modo da far aumentare l’attività rivoluzionaria degli operai e dei soldati. Bisognava far penetrare nella massa dei soldati la coscienza dell’antagonismo esistente tra gli interessi della “patria” imperialista e quella dei lavoratori, la coscienza della necessità di trasformare la guerra imperialista in guerra civile. Proprio Lenin, alla vigilia delle sommosse del 1917 scrive: “L’unica politica di rottura reale e non verbale della “pace sociale”, di riconoscimento della lotta di classe, è la politica di utilizzazione da parte del proletariato delle difficoltà del proprio governo e della propria borghesia, in vista del loro rovesciamento. Ora, è impossibile raggiungere, è impossibile proporsi questo scopo senza augurarsi la disfatta del proprio governo, senza contribuire a questa disfatta”.

Guarda “Cesare Bermani – La Guardia Rossa.wmv“:

Ti è piaciuto questo articolo? Infoaut è un network indipendente che si basa sul lavoro volontario e militante di molte persone. Puoi darci una mano diffondendo i nostri articoli, approfondimenti e reportage ad un pubblico il più vasto possibile e supportarci iscrivendoti al nostro canale telegram, o seguendo le nostre pagine social di facebook, instagram e youtube.

pubblicato il in Storia di Classedi redazioneTag correlati:

Articoli correlati

Immagine di copertina per il post
Divise & Potere

Il PM Padalino, il finanziere magnaccia e le fatture

Ieri abbiamo visto una vecchia conoscenza del movimento No Tav, il Pm Padalino, andare in televisione a piangere miseria per fine della sua infausta carriera, da PM anti-notav al trasferimento di forza come giudice civile all’Aquila.

Immagine di copertina per il post
Intersezionalità

“Senza consenso è stupro: Blocchiamo il DDL Bongiorno” Iniziative in molte città d’Italia

“Senza consenso è stupro: Blocchiamo il DDL Bongiorno che istituzionalizza la violenza sessuale”. Su queste parole d’ordine la rete Non Una di Meno ha chiamato diverse iniziative in molte città d’Italia per organizzarsi e lottare contro il DDL Bongiorno.

Immagine di copertina per il post
Conflitti Globali

“La resistenza ha fermato, per ora, i piani delle potenze capitaliste contro l’autogoverno in Rojava” Intervista ad Havin Guneser

Riprendiamo questa intervista a Havin Guneser, un punto di vista situato che offre uno sguardo sui molteplici aspetti che vanno analizzati in questa fase per comprendere la situazione in Rojava, svolta da Radio Onda d’Urto.

Immagine di copertina per il post
Bisogni

Un commento sulla manifestazione del 31 gennaio

Riceviamo e pubblichiamo una riflessione di Fabrizio Salmoni

Immagine di copertina per il post
Bisogni

Milano: “insostenibili olimpiadi”, corteo nazionale contro il profitto sui territori e le montagne

Al via allo stadio San Siro le Olimpiadi invernali di Milano-Cortina 2026.

Immagine di copertina per il post
Conflitti Globali

Sciopero internazionale dei porti contro la logistica di guerra

Ieri, venerdì 7 febbraio, si è tenuto lo sciopero internazionale dei porti che ha coinvolto 21 porti a livello internazionale

Immagine di copertina per il post
Crisi Climatica

Extinction Rebellion sul nuovo decreto sicurezza: “Deriva autoritaria, è il momento di disobbedire”

Extinction Rebellion si unisce alle voci di dissenso sul nuovo decreto sicurezza, denunciando il restringimento dei diritti costituzionali e la legalizzazione di prassi degradanti che vengono portate avanti sempre più spesso negli ultimi anni. 

Immagine di copertina per il post
Divise & Potere

Sicurezza, tutte le misure del decreto e del disegno di legge

Decreto e disegno di legge: scudo penale, fermo preventivo, zone rosse, stretta su minori e migranti. E un Paese che si abitua all’eccezione

Immagine di copertina per il post
Confluenza

Confluenza 0.2 – La difesa dell’Appennino

Il terzo reportage fa seguito al Manifesto Per il bisogno di confluire tra terre emerse e al numero 0.1 Approdo sui territori che combattono la speculazione energetica

Immagine di copertina per il post
Confluenza

Tecnologia e saperi dei territori: una questione politica

Riportiamo l’abstract del contributo di Confluenza scritto per l’ultimo numero dei Quaderni della Decrescita a tema tecnologia