InfoAut
Immagine di copertina per il post

La mattanza degli algerini

||||
||||

Il 17 ottobre 1961 uomini, donne e bambini che manifestavano disarmati per le strade di Parigi sono stati uccisi dalla polizia a colpi di bastone, gettati vivi nella Senna, ritrovati impiccati nei boschi.

Nelle settimane successive decine di cadaveri di algerini con il volto tumefatto furono ripescati nella Senna. Si stima che la repressione abbia fatto un centinaio di morti, alcuni storici parlano di “almeno” 120-130 persone. Quel giorno i “francesi musulmani di Algeria” manifestavano su richiesta della federazione francese dell’Fln contro il coprifuoco imposto dal prefetto di Parigi Maurice Papon. Più di 20mila persone sfilavano pacificamente per le strade del quartiere latino, sui Grands Boulevards, vicino agli Champs Elysées. La reazione della polizia fu di una violenza inaudita.

Gli agenti li attendevano all’uscita della metropolitana e per strada per picchiarli e insultarli. “I più deboli venivano picchiati a morte, l’ho visto con i miei occhi”, ha raccontato Saad Ouazen nel 1997. Anche se non avevano opposto alcuna resistenza, decine di manifestanti furono uccisi a colpi d’arma da fuoco, altri annegati nella Senna. In totale più di 11mila algerini furono arrestati e trasferiti nel palazzo dello sport o allo stadio Pierre de Coubertin. Furono ammassati per diversi giorni in condizioni igieniche spaventose e picchiati dai poliziotti, che li chiamavano “sporchi arabi”. Al palazzo dello sport i prigionieri terrorizzati non osavano neanche andare al bagno, perché la maggior parte di quelli che lo avevano fatto erano stati uccisi. Il giorno dopo la prefettura contò ufficialmente tre morti, due algerini e un francese. La bugia diventò ufficiale e ben presto fu coperta dal silenzio. Un silenzio che durerà per più di venti anni. A questa indifferenza dell’opinione pubblica si aggiunse nei mesi successivi l’opera di dissimulazione condotta dai poteri pubblici. Le testimonianze che rimettono in discussione la versione ufficiale sono censurate. L’amnistia che accompagna l’indipendenza dell’Algeria nel 1962 mette definitivamente fine alla vicenda nella società francese. Tutte le denunce vengono archiviate. Ma nonostante il silenzio, la memoria di quel 17 ottobre sopravvive, frammentata, divisa, sotterranea. Una memoria che, ovviamente, rimane viva negli immigrati algerini della regione parigina. “Questi uomini parlavano fra loro, ma pochi hanno trasmesso la memoria di quell’avvenimento ai figli”, spiega lo storico inglese Jim House. “Negli anni ottanta sapevano che i loro figli sarebbero rimasti in Francia e hanno paura di compromettere il loro futuro raccontando le violenza subite dalla polizia”. Si dovrà arrivare all’età adulta della seconda generazione dell’immigrazione algerina per veder cambiare questa situazione. Questi ragazzi hanno frequentato la scuola pubblica ma hanno l’intuizione che i pregiudizi e gli sguardi di disprezzo di cui sono vittime sono legati alla guerra d’Algeria. A poco a poco la memoria si risveglia. Negli anni ottanta Jean-Luc Einaudi avvia un immenso lavoro di ricerca. Quando il suo libro esce, nel trentesimo anniversario del 17 ottobre, è un trauma.

La Bataille de Paris, che riprende ora per ora lo svolgimento dei fatti e il silenzio che ne è seguito, ha suscitato un acceso dibattito sulla repressione degli algerini. Con questo libro e altri, la memoria del 17 ottobre 1961 comincia ad avere un suo posto nello spazio pubblico. Tuttavia le autorità hanno continuato a rimanere fedeli alla versione ufficiale. Dopo gli storici e i militanti della memoria, è la volta dei tribunali: durante il processo a Maurice Papon nel 1997, i magistrati si soffermano a lungo sul 17 ottobre 1961. In un incontro con Jean-Luc Einaudi, l’ex prefetto ammette “15-20 morti” nel corso di quella “triste serata”, ma li attribuisce a regolamenti di conti fra algerini. Per la prima volta il potere fa un gesto: il primo ministro Lionel Jospin apre gli archivi. Basandosi sul solo registro di ingresso dell’Istituto medico-legale – la maggior parte degli archivi della prefettura e della brigata fluviale erano misteriosamente scomparsi – nel 1998 lo storico arriva a contare almeno 32 morti accertati. Due anni dopo Papon denuncia Einaudi per diffamazione. Questa volta Papon ammette una trentina di morti, ma il tribunale gli dà torto. Rendendo omaggio al carattere “serio, pertinente e completo” del lavoro di Einaudi, i giudici constatano che “numerosi membri delle forze dell’ordine hanno agito con estrema violenza, in preda a una volontà di rappresaglia”.

Guarda “Le massacre du 17 octobre 1961 à Paris“:

Ti è piaciuto questo articolo? Infoaut è un network indipendente che si basa sul lavoro volontario e militante di molte persone. Puoi darci una mano diffondendo i nostri articoli, approfondimenti e reportage ad un pubblico il più vasto possibile e supportarci iscrivendoti al nostro canale telegram, o seguendo le nostre pagine social di facebook, instagram e youtube.

pubblicato il in Storia di Classedi redazioneTag correlati:

Articoli correlati

Immagine di copertina per il post
Divise & Potere

Bologna: migliaia di persone partono in corteo dal presidio per Abderrahim Fakir. Cariche e scontri sotto la Prefettura

Per i due agenti di polizia che hanno ucciso Abderrahim Fakir, domenica a Bologna, è scattato lo scudo penale introdotto dal pacchetto sicurezza del governo Meloni. La Procura del capoluogo emiliano ha attivato verifiche sui due poliziotti e sui quattro operatori del 118 che hanno assistito all’ammanettamento e al soffocamento del 42enne: anziché nel “registro degli indagati”, il fascicolo è stato aperto con il “modello 45 bis”, quindi i nomi dei due poliziotti e i quattro sanitari sono nel percorso accelerato che entro trenta giorni (prorogabili a 120 perché ci saranno le richieste di perizie tecniche) potrebbe portare all’archiviazione del caso.

Immagine di copertina per il post
Antifascismo & Nuove Destre

Genova: in ogni caso nessun rimorso.

Si è svolto ieri il corteo lanciato da diverse realtà genovesi e non per i 25 anni dell’omicidio di Carlo Giuliani.

Immagine di copertina per il post
Crisi Climatica

25 luglio: in marcia verso i cantieri della devastazione

Quindici anni fa, il potere politico ed economico decise di trasformare la Val di Susa in una zona di sacrificio e in un laboratorio di militarizzazione per imporre un’opera già rifiutata dall’intera comunità nel 2005.

Immagine di copertina per il post
Divise & Potere

E’ stato ucciso Abderrahim Fakir dalla polizia a Bologna

L’omicidio di Abderrahim Fakir a Bologna per mano della polizia sotto gli occhi di operatori sanitari immobili è una dura immagine che restituisce quanto la vita delle persone abbia sempre meno valore per un sistema come quello in cui viviamo.

Immagine di copertina per il post
Confluenza

Carta per la transizione popolare e un’energia autonoma dagli interessi delle grandi industrie

Durante il weekend di iniziative a difesa dell’Appennino è stata prodotta una carta a partire dal confronto tra i vari comitati presenti. La trovate di seguito con l’invito a diffonderla e stamparla!

Immagine di copertina per il post
Crisi Climatica

Seconda giornata del weekend di lotta No Tav: confronto, socialità e preparativi per l’Alta Felicità

Prosegue il Campeggio di Lotta No Tav al presidio di Venaus. Dopo la prima giornata, aperta dall’inaugurazione del nuovo sito di notav.info dall’iniziativa di lotta a San Didero, il secondo giorno è stato dedicato al confronto politico, alla socialità e alla presenza nei luoghi della resistenza.

Immagine di copertina per il post
Editoriali

Genova, venticinque anni dopo: brucia ancora

Venticinque anni sono un’infinità di tempo, sono un quarto di secolo, eppure non cancellano nulla. Genova 2001 non è una data semplice da commemorare: è una posta politica ancora aperta, e va trattata come tale.

Immagine di copertina per il post
Approfondimenti

Genova 2001. Una storia del presente

Riproponiamo questo lungo testo di Emilio Quadrelli, compagno che ci ha lasciati nel 2024 e che con le sue parole ha accompagnato riflessioni preziose per una prospettiva antagonista. A 25 anni da Genova ci aiuta a ricordarci il significato e il carico di quel momento che fu, con tutte le sue contraddizioni, un momento di rottura.

Immagine di copertina per il post
Crisi Climatica

1° giorno di Campeggio di lotta: da Venaus a San Didero

Si è concluso ieri sera il primo giorno del Campeggio di Lotta No Tav, appuntamento estivo che ogni anno anima la Valle e desta sempre grande preoccupazione per la controparte.

Immagine di copertina per il post
Editoriali

C’hanno insegnato la meraviglia verso la gente che ruba il pane

Rincorrere, sparare a freddo a due uomini è giustiziare. Rincarare la dose con una terza persona già a terra, non è farsi giustizia da soli ma essere spietati assassini.