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Un giovedì del ’77 a Roma

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Giovedì 10 febbraio 1977, a Roma circa trentamila studenti partecipano alla manifestazione indetta nel centro della città dai movimenti giovanili dei partiti di sinistra (Fgci, Fgr, Febbraio ’74, Gioventù Aclista), dal Pdup e da AO. La polizia indossa un nuovo scafandro antiproiettile di nove chili e un casco di un chilo e mezzo. A Roma, nel pomeriggio, si tiene un presidio antifascista davanti all’istituto Fermi, contro il comizio di Almirante a Monte Mario. Alcuni fascisti della sezione di via Assarotti sparano contro i militanti di sinistra sotto gli occhi della polizia in divisa che presidia la sede missina. Verso le 17.30 alcune centinaia di giovani assaltano la sede dell’Msi in via Assarotti, a Monte Mario. Anche la polizia spara e alcuni giovani vengono feriti. Davanti all’istituto Fermi, una donna viene ferita alla mandibola da un colpo di pistola. Viene ferito ad una gamba anche un quarantunenne militante del Msi. Sul posto vengono ritrovati duecento bossoli di pistola. Un altro gruppo assale la sede della Lega di rinnovamento popolare, in via Bonacossa. Alle 19, in via Ojetti, una trentina di militanti di sinistra sfasciano le vetrine della Standa, mentre in via Collalto Sabino viene distrutto dalle Ronde Proletarie il magazzino “Electrolux”. Nel pomeriggio, a Roma, dopo una festa all’interno dell’Università, alla facoltà di Lettere si tiene un “processo“/confronto coi giornalisti di Paese Sera, Corriere della Sera e de L’Unità accusati di calunniare le lotte degli studenti. Il più bersagliato è Duccio Trombadori (PCI) cronistadel’Unità che alla domanda: “Quali sono i covi che volete vengano chiusi?“, risponde: “Oltre ai covi fascisti quei centri che si mettono sul terreno della provocazione e che vengono utilizzati da forze estranee al Movimento Operaio“.

Alla fine Trombadori verrà espulso in malo modo dall’Università.

Oltre Duccio Trombadori si distinse, nei giorni precedenti, Ugo Pecchioli, responsabile del PCI dei problemi dello Stato che aveva dichiarato: “Ci troviamo in presenza di gruppi squadristi armati che tentano di innescare una nuova fase della strategia della tensione. Il raid dei fascisti all’Università e le violenze dei provocatori cosiddetti “autonomi” sono due volti della stessa realtà. A queste affermazioni e ad altre fatte all’Unità, gli “autonomi” rispondono con la lettera che segue.

Lettera aperta al sen. Ugo Pecchioli del PCI, in risposta alla sua dichiarazione stampa sui fatti di Roma.

Senatore Pecchioli, tu hai in primo luogo messo sullo stesso piano gli assassini fascisti e i compagni che tu definisci “i cosiddetti autonomi”. Sul piano della verità pura e semplice,dato che questa coincide senz’altro con la verità politica, sociale e storica, quello che tu affermi è un’infamia e una falsità aberrante. In secondo luogo tu chiedi la chiusura delle sedi politiche di questi compagni. Tale richiesta non ci risulta nuova, dato che ad avanzarla per primi sono stati Rauti e Almirante, seguiti dai vari ministri democristiani di polizia. In quanto alla chiusura istituzionale dei covi neri, il problema neanche si pone, sia perchè improbabile, sia perchè ai fascisti chiudere un covo per aprirne subito un altro non fa nessun problema, sia perchè la politica delle stragi dello squadrismo reazionario non ha bisogno di sedi ufficiali. Le sedi che attualmente posseggono sono per loro qualcosa in più che lo stato democratico gli ha regalato come compenso al loro indelebile marchio di servi dei padroni. Soltanto l’antifascismo militante, la lotta concreta, l’azione diretta di massa contro i fascisti ha dimostrato, ieri come oggi, la sola in grado di stroncare la reazione, le sue alleanze politiche, sociali, elettorali e all’interno dello Stato. Anzi, è proprio dall’eredità politica e di vita lasciataci dalla lotta partigiana che scaturisce per il movimento operaio e rivoluzionario il potere e l’impegno, incessante ed al quale non ci si può sottrarre, all’azione antifascista militante. I fatti stanno d’altronde sotto gli occhi di tutti. I fascisti all’Università non hanno semplicemente messo in piedi una grave provocazione: essi hanno organizzato una vera e propria serie di omicidi. Soltanto una settimana prima, oltre alle incursioni preparatorie, provocatorie, avevano vomitato fuoco con pistole e fucili da caccia dentro la stanza a piano terreno dello studente di sinistra Riccardo Boso, mentre questi dormiva la stessa vita fisica, politica e organizzativa dei compagni che i fascisti vogliono attentare. Riporta questi fatti sulla scala più vasta e articolata della strategia nera uscita dall’ultimo congresso missino ed avrai il quadro della situazione. L’antifascismo fatto con i pezzi di carta, con le mozioni, con le assemblee di sdegno, non ha mai fermato, né mai fermerà la mano assassina delle canaglie fasciste. Questo antifascismo parolaio è d’altronde quello che ha portato e continua a portare acqua al mulino di un altro tipo di antifascismo: quello istituzionale, che in tutti questi anni è servito soltanto a coprire e foraggiare le stragi e gli omicidi, per poi puntualmente scagliarsi contro il movimento operaio. E veniamo qui, Senatore Pecchioli, all’intreccio ancora una volta ricorrente tra azione omicida dei fascisti e corpi speciali dello Stato. Tra le squadre fantasma organizzate da Santillo (la cui carica a capo dell’Antiterrorismo, voi del PCI avete tanto determinato) hanno di nuovo attuato quei comportamenti che ci riportano alla memoria gli assassinii di Varalli, Zibecchi, Boschi e di tanti altri, o la vicenda del battaglione celere di Padova. Le foto dei giornali, i mitra sventagliati contro la folla, i calci addosso allo studente ferito, le pistole puntategli addosso mentre era a terra (molti affermano che hanno continuato a sparare a bruciapelo), i pestaggi contro testimoni, parlano un linguaggio comprensibile a tutti, che le vostre calunnie non riescono a cancellare. Nel comunicato della Federazione Romana del PCI parlate di applicare “rigorosamente la legge”, e non avete neanche il coraggio di dire che si tratta della legge Reale. Dopo di che avrete senz’altro la palma dei campioni della democrazia, dato che questa democrazia coincide proprio con la legge Reale e con tutte le altre misure speciali, liberticide, criminalizzanti che l’esecutivo intende adottare in regime di compromesso. Miseria e piombo contro i lavoratori, leggi speciali, messa fuori legge, galera ed esecuzioni sommarie contro i rivoluzionari: il regime in atto è forse nuovo, il sistema è sicuramente lo stesso. Sia chiaro, Senatore Pecchioli, che non ci accontentiamo che la gente prenda “amaramente coscienza” di questa realtà: la nostra battaglia politica è infatti di masse e tra le masse, e scaturisce dai loro bisogni. Tutte le nostre lotte sulle autoriduzioni, sulla casa, negli ospedali, tra i giovani, le donne, gli studenti, che hanno puntualmente risposto ai bisogni politici e di vita dei lavoratori, stanno a confermarlo nonostante le vostre calunnie. Vedi piuttosto te, senatore, di non fare la stessa fine dei Bilak e degli Hindra, membri filosovietici della direzione del PC cecoslovacco, che nel 68 applaudivano all’interno dei carri armati e alle purghe mentre il popolo era in piazza e i Dubcek e gli Svoboda in galera. La storia si ripeterà sotto forma di tragedia o di farsa?

COMITATI AUTONOMI OPERAI

P.S. Questa lettera venne data alla stampa il 3-2-77 ed è stata recensita dal GR1 e GR2 rispettivamente delle 7,00 e 7,30 del 4 febbraio 77.

Oggi, dopo che per oltre dieci giorni abbiamo assistito su L’Unità ad attacchi spietati al movimento degli studenti, alla sua capacità di fare giustizia dei socialdemocratici del PCI e delle loro squadracce mandate a disoccupare le facoltà, oggi alla vigilia della venuta di Lama per ristabilire l’ordine e la pace (sociale), il forcaiolo Ugo (nazionale) Pecchioli, neo ministro di polizia si scaglia con virulenza inusitata contro i comunisti di “via dei Volsci”, unici responsabili, secondo lui, di paralizzare l’Università, il Policlinico, “…che aggrediscono militarmente lavoratori di partiti democratici in particolare luogo il nostro” (il PCI). Tanta grazia non si era mai vista! Sapevamo di essere un forte movimento, bene organizzato, politicamente preparato, che fa della dialettica (e non dei dogmi e dell’arroganza del più forte) la sua arma principale; oggi sappiamo anche per bocca del nostro onnipotente Ugo nazionale, di essere il nemico onnipotente di Ugo nazionale, di essere il nemico politico n.1 per il PCI. E’ vero. E’ vero che il PCI non ha la strategia; la caduta del governo Andreotti lo metterebbe a nudo, deve reprimere perciò ogni movimento che gli si ponga contro, deve penalizzare e sacrificare la classe lavoratrice che fino ad oggi gli ha dato il voto.

Compagni lavoratori, studenti,

che cosa si deve chiudere? Il “covo” di Via dei Volsci, dove si organizzano i proletari per lottare contro lo sfruttamento per i propri bisogni di classe, o il “covo” di Via delle Botteghe Oscure, dove si decide oggi la svendita e l’attacco alle lotte operaie contro la ristrutturazione, alle lotte per l’autoriduzione, per la casa, contro le donne, i giovani, gli studenti?

LA NOSTRA RISPOSTA SAREBBE FAZIOSA, LASCIAMO ALLO SVILUPPO DELLA LOTTA DI CLASSE NEL PAESE LA DECISIONE FINALE!!

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Fonte: English version da Invictapalestina