
“Torniamo a giocarci la nostra chance!” Ritorno sugli incontri a Pinerolo e Novara
Cominciano ad apparire ben lontani i tempi dei primi sit-in e bed-in per la pace degli anni 60 e dei movimenti oceanici contro la guerra dei primi anni 2000. Di contro tuonano sempre più attuali il sottofondo bellico e l’intraprendenza della lobby della guerra, con un’accelerazione di dichiarazioni, immagini e suoni ogni giorno più tangibili.

I due momenti a cui abbiamo di recente partecipato presso il circolo Stranamore di Pinerolo e lo spazio sociale Fratellanza a Novara, hanno evidenziato come un nuovo movimento trasversale contro la guerra si stia organizzando e autoformando al fine di contrastare un’escalation bellica che sta assumendo ormai proporzioni esponenziali. Un’escalation che sfoggia tinte cupe e da tempo ha iniziato a materializzarsi con la militarizzazione all’interno delle scuole, le tante collaborazioni tra università e aziende belliche, i piani per la reintroduzione del servizio di leva e la reindustrializzazione di parte delle nostre aziende produttive in crisi.
Ma il disegno che tenta di ammaliare la nostra (in)civiltà contemporanea si tinge anche di altri colori, selezionati con sapienza per ammantare la voragine scura. E allora ecco riapparire l’evergreen nucleare e la poco green transizione energetica: due pennellate di finto verde per ambire a raggiungere quantità infinite di energia per i data center dalla natura dual use e l’ottimizzazione delle spese legate alla ricerca sull’atomo e alle armi a esso connesse. E non manca neanche il rosa delle grandi opere, con infrastutture che modernizzeranno il Paese per un futuro definito dai loro promotori “più roseo”, laddove ormai senza troppi indugi si palesa la loro funzionalità come corridoi di passaggio strategico per carichi bellici. Così come si lascia intravedere un giallo oro per attirare anche il piccolo risparmiatore verso i prossimi lauti dividendi concessi dai costruttori di armi. E ancora un rosso speranza che tutela la crisi occupazionale grazie a una nuova filiera produttiva di mezzi e attrezzature militari.
A tutto questo abbiamo deciso di opporci attingendo a colori reali: quelli della denuncia, dell’inchiesta, della condivisione, della rete. Gli interventi che proponiamo di seguito, tra le altre cose, sottolineano la scelta della guerra come conseguenza della crisi di un sistema, il capitalismo, che non si arrende e accende l’ennesima miccia per tentare di ripartire. Sottolineano anche le contraddizioni tra l’enorme spesa prevista per gli armamenti e la carenza di giustizia sociale che ne deriverà, le deroghe ambientali legate agli ampliamenti e agli usi delle tante basi militari nel nostro Paese, la folle incoerenza tra investimenti in un’industria fortemente inquinante e i discorsi sul green deal e la reale minaccia del cambiamento climatico.
In ultimo, a livello pratico, riportiamo ancora il focus sulla creazione e implementazione di due mappe (consultabili al sito Mappature dal basso) che individuano le basi militari e i progetti dannosi per il territorio e le aziende e infrastrutture aerospace e defence : due lavori di inchiesta e condivisione di informazioni per la vera difesa, quella dei territori e di un vivere dignitoso.
Riprendiamo il testo di Give peace a chance per sottolineare che è arrivato il momento di tornare a giocarci la nostra chance.
Pinerolo – Nessuna base per nessuna guerra – 30 gennaio 2026

Novara – Convegno Antimilitarista – 28 febbraio 2026

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