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Eccellenza della ricerca italiana: a quale prezzo?

Queste valutazioni sono state al centro della lotta dei ricercatori negli scorsi anni (qui e qui). Inoltre, anche i metodo utilizzati sono contestati non solo dai ricercatori ma anche da studi del settore. Un altro dato significativo rispetto a queste valutazioni sono i costi, su ROARS si legge: «Per gran parte degli atenei i costi amministrativi superano addirittura il premio ricevuto. Visto che la VQR è quadriennale, i conti sono presto fatti: per spostare 58 milioni all’anno (240 MLN in 4 anni), la traballante procedura di valutazione costa una cifra compresa tra i 30 e 56 milioni all’anno (tra i 120 e i 240 MLN in 4 anni), tutte risorse sottratte alla ricerca e all’insegnamento. Un lineare esercizio di analisi costi benefici». Tuttavia, il presidente dell’ANVUR viene pagato 210mila euro all’anno.

La scopo di queste valutazione e della distribuzione dei fondi su questa base è innanzitutto quello di creano enorme concorrenza nel mondo della ricerca, quindi disciplinare strangolando economicamente i più deboli. Inoltre, se aumenta lo scontro tra baroni nell’accaparrarsi fondi, punti organico e influenza all’interno degli atenei, questo si riflette sui giovani ricercatori, i quali sono spinti al servilismo e alla competizione tra di loro (anziché alla collaborazione) per rientrare nelle cordate baronali ed avere promesse di borse, assegni e futuro. L’incertezza, la precarietà e l’elevata competizione caratterizzano il settore della ricerca, rendendo i giovani ricercatori tra i più esposti a fenomeni di burnout, insonnia e depressione (un destino condiviso in generale con i lavoratori da remoto).

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