InfoAut
Immagine di copertina per il post

Non siamo tutti sbirri

Viene così a galla che per il leader di Libera, Don Luigi Ciotti, grande differenza tra la sua cara “società civile responsabile” e l’appartenenza alle forze dell’ordine non esiste, anzi. Questo appiattimento di ruoli dovrebbe suggerirci qualcosa: che l’antimafia oggi o è concepita come pura espressione dello Stato o non è; che le sue retoriche sono funzionali al recupero di consenso e legittimità per istituzioni in assoluta crisi di credibilità. Se non può farlo direttamente lo Stato, ecco pensarci Don Ciotti e Libera. Ripercorrendo i fatti. Ieri si è dunque svolta a Locri la manifestazione “del ricordo e dell’impegno civile”. Tanta commozione, retorica e sdegno verso delle criminalità organizzate di cui fanno parte “uomini senza onore e coraggio” – così come spiegato dal presidente della Repubblica Mattarella. Presenti anche altri pezzi delle istituzioni: dalla Boldrini a Grasso passando per i vari procuratori antimafia. Libera e lo Stato, come sempre, fianco a fianco nella denuncia della malvagità delle mafie.

Non dovrebbe sorprendere – crediamo – che nei muri della stessa cittadina siano apparse nei giorni prima delle scritte recitanti “Più lavoro meno sbirri, Don Ciotti sbirro”. Del resto Libera e il suo fondatore hanno storicamente scelto di sedere al fianco dello Stato e dei suoi organi repressivi di fronte alla questione delle criminalità organizzate; dallo Stato Libera ottiene beni utili allo sviluppo delle sue reti cooperative; è nello Stato che Libera trova la sua legittimità e la sua possibilità di operare. Eppure leggiamo in questi giorni dichiarazioni di solidarietà verso Don Ciotti da parte di alcuni politici (per esempio Michele Emiliano) che sottolineano come il prete simbolo dell’impegno contro le mafie non può essere offeso in questo modo. Beh, chissà cosa hanno pensato gli amici poliziotti di Don Ciotti nel saperlo offeso da questa identificazione?! Comunque, la risposta del prete, come dicevamo, è stata ”siamo tutti sbirri!”.

Non sentendoci esattamente rappresentati da questa pretenziosa affermazione alcune domande sul rapporto tra “sbirri”, mafie, criminalità, poteri forti e soprattutto giustizia ci sorgono spontanee. Ma, nello specifico, Don Ciotti parla degli stessi organi di polizia che abbiamo imparato a conoscere in Italia e al Mezzogiorno? Parla dei poliziotti che difendono cantieri di grandi opere come la Tav o di grandi eventi come Expo a palese infiltrazione di interessi criminali? Parla degli “sbirri” che hanno ucciso Aldovrandi, Cucchi, Sandri? O forse parla di quelli che hanno depistato le indagini su Peppino Impastato o su Portella della Ginestra? O magari quelli che confiscano beni solo per regalarli a qualche amico che lavora nei tribunali? O forse Don Ciotti parla di quegli “sbirri” che problemi a fare ammazzare loro stessi colleghi pare non se ne siano fatti troppi? Forse questo nuovo appello “je suis” a cui l’opinione pubblica italiana viene costretta a rispondere risulta molto utile a delle istituzioni che solo attraverso la retorica del “o con noi o con le mafie!” possono pensare di sortire qualche effetto di consenso.

A questi appelli morali non ci è mai interessato rispondere. Così come non vogliamo entrare nel merito e sforzarci di capire chi sia stato il mandante o la mano delle scritte apparse sui muri di Locri. D’altro canto ci chiediamo: in territori come quelli meridionali in cui lo Stato storicamente si è palesato solo quando c’è stato da sfruttare, guadagnare o reprimere, quanto anormale dovrebbe apparici un messaggio come “meno sbirri, più lavoro” ?

In un’intervista a Repubblica il procuratore di Catanzaro Gratteri afferma che “l’andrangheta crea solo sottosviluppo e miseria e le loro aziende si reggono sui soldi della cocaina e non sulla libera concorrenza”. E quindi, dall’appello alla mobilitazione morale, gli uomini delle istituzioni passano all’autoassoluzione rispetto alle condizioni economiche e sociali di luoghi come la Calabria: non è colpa dello Stato se povertà e miseria attanagliano la vita di milioni di persone nel paese – ci dicono dalla manifestazione di ieri. Bel tentativo! – rispondiamo noi. Noi che questi territori li viviamo sappiamo da sempre, invece, come sia stato proprio lo Stato il motore e l’artefice del sottosviluppo nelle nostre regioni; e sappiamo quanto questo sottosviluppo sia stato occasione di profitto per grandi aziende, politici, imprenditori, affaristi. Tutti soggetti, questi, che da dentro o al fianco dello Stato hanno costituito l’ossatura dei sistemi di potere di uno dei paesi più corrotti al mondo. E questo è un dato oggettivo che non può essere taciuto da nessuna mobilitazione morale a difesa di chi, questi sistemi, li ha garantiti con la forza di armi, carceri e “legalità”.

Non farsi schiacciare dalle retoriche polarizzanti che banalizzano e volontariamente curvano la realtà a favore di un presunto “bene” opposto ad uno stereotipato e quantomai mitico “male” , crediamo, sia l’unica opzione per chi vuole trasformare la realtà: il miglioramento delle condizioni di vita, le possibilità di riscatto sociale e dal basso dei nostri territori non può passare dallo Stato, dalle sue leggi, dai suoi “sbirri”. Forse, senza paura di bestemmia e vilipendio alle icone di un sistema in crisi, dovremmo allora dire “meno Libera e polizia, più reddito e diritti nei nostri territori”.

Ti è piaciuto questo articolo? Infoaut è un network indipendente che si basa sul lavoro volontario e militante di molte persone. Puoi darci una mano diffondendo i nostri articoli, approfondimenti e reportage ad un pubblico il più vasto possibile e supportarci iscrivendoti al nostro canale telegram, o seguendo le nostre pagine social di facebook, instagram e youtube.

pubblicato il in Editorialidi redazioneTag correlati:

Articoli correlati

Immagine di copertina per il post
Editoriali

L’Ordine imperiale e la Resistenza

Quello che inizialmente sembrava voler essere una sorta di guerra lampo, come successo in Venezuela, si sta trasformando in un conflitto che durerà nel tempo, scompaginando i piani iniziali.

Immagine di copertina per il post
Editoriali

Ritratto di famiglia:Trump, Epstein e la Silicon Valley. Tra controllo dei corpi e nuovo ordine tecnologico

Trump pochi giorni fa al Congresso ha snocciolato una serie di orpelli discorsivi per dimostrare che tutto sta procedendo per “Rendere l’America Ancora Grande”.

Immagine di copertina per il post
Editoriali

Inizia la guerra totale in Medioriente? (in aggiornamento)

Questa mattina l’Iran è stato svegliato da un nuovo attacco congiunto di Israele e Stati Uniti. Numerose le città colpite e soprattutto, a finire sotto il fuoco dei missili sono state le strutture governative e dell’esercito. Non è ancora chiaro il volume distruttivo messo in atto e quanti membri dell’apparato iraniano ne abbiano pagato le conseguenze.

Immagine di copertina per il post
Editoriali

Costi quel che costi

Lo sgombero di Askatasuna non è (solo) un episodio di cieco rancore da parte di un governo di destra che approfitta della presa del potere per regolare i conti con l’opposizione sociale. 

Immagine di copertina per il post
Editoriali

Iran: accettare la complessità per esserne all’altezza

Da quando è scoppiata la rivolta in Iran assistiamo all’ennesimo scontro tra tifoserie contrapposte all’interno del movimento antagonista e più in generale della sinistra di classe.

Immagine di copertina per il post
Editoriali

Dentro il campo nemico, contro il campo nemico. Per la solidarietà internazionalista con il Venezuela, contro la guerra che viene

Consideriamo che la decisione di un’intervento militare contro il Venezuela sia una, e probabilmente la più contundente, delle risposte statunitensi a ciò che si può definire la crisi del comando imperiale americano.

Immagine di copertina per il post
Editoriali

Manovra 2026 – parte due. Ancora più austerità

Riprendiamo e aggiorniamo il nostro contributo sulla Legge di Bilancio 2026 alla luce del maxiemendamento approvato nel mese di dicembre, che ha scosso in modo evidente la coalizione di governo.

Immagine di copertina per il post
Editoriali

Sgombero di Askatasuna: chi fa i piani e chi fa la storia

Lo sgombero di Askatasuna non può essere trattato come un semplice atto di repressione da parte di un governo di ultradestra.

Immagine di copertina per il post
Editoriali

Leva-tevi

Germania, Francia ed Italia stanno reintroducendo la leva militare, ad oggi su base volontaria, domani chissà.

Immagine di copertina per il post
Editoriali

Il lavoratore inesistente

La retorica della destra sul movimento “Blocchiamo tutto” ci racconta meglio di ogni saggio la visione dominante sul ruolo dei lavoratori e delle lavoratrici nella società: farsi sfruttare, consumare e stare muti.

Immagine di copertina per il post
Antifascismo & Nuove Destre

CONTRO GUERRA IMPERIALISTA E SIONISMO DAX RESISTE

CON LA STESSA RABBIA E IMMUTATO AMORE Era il 16 marzo 2003 quando Davide, Dax, Cesare è stato ucciso a coltellate da mani fasciste. Vent’anni fa, il 27 agosto 2006, Renato Biagetti viene assassinato sul litorale romano dalle stesse lame. Da allora le storie di Dax e Renato si sono intrecciate, da allora compagni e […]

Immagine di copertina per il post
Divise & Potere

Il frame della repressione: nuove prove smontano la versione del poliziotto aggredito a Torino

Nuove foto, video e testimonianze mettono in discussione la versione dell’agente ferito durante il corteo del 31 gennaio a Torino. Una sequenza di pochi secondi diventata il frame mediatico che ha alimentato la narrazione dell’emergenza e aperto la strada al nuovo decreto sicurezza del governo Meloni. A circa un mese dai fatti, una ricostruzione esclusiva realizzata da Dario Morgante per VD News

Immagine di copertina per il post
Approfondimenti

L’Asse del Caos

da Machina

La guerra contro l’Iran segna un ulteriore salto nell’escalation mediorientale guidata da Israele e Stati Uniti. Le ritorsioni iraniane sulle infrastrutture energetiche del Golfo mostrano quanto fragile sia l’equilibrio globale costruito su petrolio e rotte commerciali. Sullo sfondo emerge un progetto più ampio dell’«Asse del Caos»: indebolire e frammentare gli Stati della regione, con conseguenze difficilmente controllabili.

Immagine di copertina per il post
Contributi

Iran: intervista a Rassa Ghaffari

L’intervista svolta a Rassa Ghaffari, sociologa all’università di Genova di origine iraniana, Paese in cui ha vissuto e lavorato e dove continua a mantenere uno stretto contatto, ci parla di una situazione complessa e che lascia intravvedere delle rigidità significative che sostanziano quella che sta venendo definita da più parti una fase di “resistenza esistenziale” per i Paesi che rappresentano un freno all’avanzata sionista e un’opzione per chi resiste in Palestina.

Immagine di copertina per il post
Conflitti Globali

Continua la guerra americana ed israeliana in Medio Oriente: aggiornamenti su Libano e Iran

L’escalation a cui Israele e Stati Uniti sottopongono il Medio-Oriente dopo l’aggressione contro l’Iran continua a produrre effetti su scala regionale, e uno dei fronti più esposti è il Libano.

Immagine di copertina per il post
Culture

Imperialismo Digitale

Riprendiamo da Scienza in rete Imperialismo digitale. Economia e guerra ai tempi delle piattaforme e dell’IA di Dario Guarascio, pubblicato da Laterza ed uscito nelle librerie il 6 febbraio, affronta uno dei nodi centrali del nostro presente: il connubio sempre più marcato tra digitalizzazione dell’economia, concentrazione del potere tecnologico e crescente bellicismo come dimensione strutturale dell’ordine […]

Immagine di copertina per il post
Conflitti Globali

Guerra in Iran: “coalizione Epstein”?

La complicità delle grandi banche nei confronti di Epstein è un fatto, lo scrive Lorenzo Tecleme in un articolo dal titolo Jeffrey Epstein, la banca che lo ha sostenuto e la banalità del male apparso su Valori.it e racconta degli interessi tra banche come JP Morgan e altre nel supportare i traffici illegali e violenti di Epstein.

Immagine di copertina per il post
Conflitti Globali

Si riaccende il fronte tra Pakistan e Afghanistan

Tra il 26 febbraio e il 2 marzo sono avvenuti raid pakistani contro l’Afghanistan riaprendo il fronte tra i due Paesi, la guerra tra i due paesi è ancora in corso, e ancora non si hanno previsioni su una fine certa.

Immagine di copertina per il post
Conflitti Globali

Livorno: ancora mezzi militari imbarcati su navi dirette a Tangeri

Sei mezzi militari imbarcati su una nave porta-container della Hapag-Lloyd, la Kobe Express, direzione Tangeri (solito scalo utile ad aggirare la legge 185/90).

Immagine di copertina per il post
Approfondimenti

L’Hub toscano dentro l’escalation in Medioriente? Basi, ferrovie e le domande che nessuno ci fa

Qualcuno ha deciso che il territorio tra Pisa, Livorno e San Piero a Grado debba diventare un nodo strategico della macchina militare occidentale. Non è un’ipotesi: è quello che emerge leggendo contratti pubblici, documenti NATO e piani di investimento europei. Ma la domanda che nessuna istituzione ci pone è semplice: lo vogliamo?

da No Base