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Leonardo raddrizza il tiro in Ucraina: l’Europa prona agli USA prepara la guerra alla Russia 

E’ di ieri la notizia della decisione di Leonardo di allargarsi all’Ucraina puntando in maniera esemplare a nuovi ampi terreni profittevoli per la sua attività. Nasce così Leonardo Ukraine, società in realtà già insediatasi a maggio 2026. La società ha sede a Kiev ed è controllata al 100% da Leonardo International. 

Da questa notizia possiamo elencare alcune brevi considerazioni con l’obiettivo di mantenere alta l’attenzione in un tempo in cui il mantra è la normalizzazione della guerra, per provare a renderci incapaci di sussultare di fronte all’accelerazione con cui fa profumati conti l’industria bellica in ottica di continua valorizzazione. Rispetto a questi temi va sicuramente ricordato il lavoro sviluppato con le mappature per le infrastrutture militari consultabile qui: https://mappaturedalbasso.weebly.com/

Innanzitutto, il primo elemento è che questa nuova branca di Leonardo si basa su un ragionamento estremamente semplice: lo scenario di guerra Ucraino dimostra che sul campo è possibile sperimentare, verificare e controllare nuovi strumenti bellici, in particolare legati alla tecnologia militare hi-tech. La famosa “guerra dei droni” e le innumerevoli “piogge di droni”, raccontate in maniera piatta e regolare dai giornali e dalle tv italiane, sono un preziosissimo campo di valorizzazione accelerata. Questa ricetta di sperimentazione di nuove tecnologie direttamente sul campo permette alle aziende di migliorare, di affinare le proprie ricerche e la propria strategia industriale, insomma di raddrizzare il tiro (nel vero senso della parola) con i minor costi possibili – se non si contano quelli sulle vite umane che è difficile rientrino nei bilanci aziendali. Nel frattempo infatti il fronte di guerra non viene raccontato e nessun media ha intenzione di mettere al centro i giovani morti ucraini e russi nel tritacarne della prima linea, la diffusione dei renitenti alla leva, la percentuale di persone fuggite dal Paese, la diminuzione drastica della popolazione, altrimenti significherebbe incrinare la narrazione di una guerra in cui “sta andando tutto bene” per l’Ucraina. 

Questo passaggio di Leonardo non avviene nel vuoto, infatti è sempre in Ucraina che dovrà essere testato Michelangelo Dome, il sistema di difesa aerea integrato e multidominio che apre a nuove miliardarie prospettive commerciali. La novità del domicilio a Kiev viene diffusa alle nostre latitudini da MIlano Finanza senza che nessun altro tipo di comunicazione venisse quantomeno preventivata da parte del Governo italiano che si trova comodamente seduto nella posizione di veder passare sulla propria scrivania nuovi accordi e ratificarli. E’ interessante sottolineare poi, come viene riportato da Milano Finanza, che la prova delle capacità e del livello tecnologico messo in campo dall’ecosistema di droni in Ucraina è data da Brave1, ossia il polo statale ucraino che riunisce 2500 aziende per l’innovazione nella difesa. La forza di questo polo produttivo è proprio il riscontro diretto sul campo, oltre agli stretti rapporti con Palantir. 

La dimensione della digitalizzazione e dell’AI nell’ambito militare è senza ombra di dubbio il campo di maggior profitto, come dimostra l’andamento in borsa dell’azienda da quando ha aperto il campo a mercati ad alto valore aggiunto. Grazie ai dati raccolti da Analisi Azioni Leonardo 2026: Contratti, Target Price e Grafici possiamo ricordare che il portafoglio di Leonardo ci parla di 44 miliardi di euro contabilizzati soltanto nelle prime settimane del 2026, in seguito alla firma di nuovi contratti come quello con l’Arabia Saudita e l’Indonesia. Un altro aspetto interessante è l’apertura al mercato green dato dal miglioramento del rating ESG, ossia il criterio di valutazione di sostenibilità di un’azienda, chiaramente discutibile per tutta una serie di motivi. 

Al di là dei dati ciò che va sottolineato è che il partito del riarmo e della guerra è trasversale e non accenna a cambiare direzione. In questi mesi la guerra in Ucraina rimane sullo sfondo per permettere all’Europa di prepararsi a una sua personalissima e immotivata guerra alla Russia, costruendo sotto traccia un’ipoteca sulla sicurezza della popolazione europea. Una direzione che non ha altre motivazioni se non quella di rimanere attaccati e dipendenti alla dimensione statunitense. Checché se ne dica di Trump, al di là delle sconclusionate reazioni di ipocrita indignazione che a targhe alterne coinvolgono i vari governi europei, il punto è che nonostante evidenti segnali di un’imposizione su diversi livelli di uno stato di dominio e di controllo USA sull’Europa (vedasi Ceuta), piuttosto evidente e insopportabile agli occhi dei settori popolari, il vassallaggio europeo si riproduce nel suo torpore come se fosse acqua fresca. La scommessa che possiamo, e vogliamo, fare è che ad uscire dal sonnecchiamento generale, a tratti affabulato da proposte propagandistiche e inconsistenti alla Vannacci, saranno quei soggetti che nella materialità della quotidianità delle proprie esistenze si troveranno a mettere in campo rigidità significative nei confronti dell’ emanazione diretta e dei simboli materiali di questa condizione. Si collocheranno nei campi agricoli e nelle metropoli del nostro Paese difese da comitati spontanei e da agricoltori arrabbiati per fare fronte a progetti di speculazione energetica e contro i nuovi data center, nelle scuole dove i giovani si sentiranno riempire la testa di concetti piegati alla difesa della patria e della sicurezza, nelle università dove studenti e studentesse che occupano e occuperanno ruoli chiave per il futuro della valorizzazione di determinati settori, dallo sviluppo digitale con l’intelligenza artificiale a quelli ingegneristici legati al nucleare, avranno la determinazione di mettere in crisi questo processo di espropriazione di valore e capacità. La Palestina ha segnato un punto di non ritorno e oggi siamo di fronte a un magma che continua ad alimentare i propri punti di non ritorno: la prospettiva verso la quale andiamo è che non potranno più essere superati senza che venga presentato un conto a chi ci ha guadagnato fino ad ora e intende guadagnarci ancora.

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