InfoAut

Il problema è il confine

Mai come in questi ultimi giorni si è parlato della situazione dei migranti in transito a Ventimiglia, col solito codazzo di inesattezze, teorie complottistiche, palesi menzogne e grottesche ricostruzioni a senso unico. Dopo lo schifo letto in questi giorni, per non perdere la bussola pensiamo che due tre cose vanno però dette chiare, almeno schematicamente.

Perché c’è quel confine. In questi mesi, sta emergendo sempre più chiaramente che il ruolo preposto dall’Unione europea all’Italia per i prossimi anni è quello di essere un deposito di materiale umano sfuggito alle guerre umanitarie dell’occidente e alla sistematica spoliazione delle risorse dei paesi del sud globale che hanno subito gli ultimi decenni di “aiuto allo sviluppo”. Liberismo non significa apertura delle frontiere tanto quanto non significa prosperità e benessere per tutti. Le merci che questo sistema produce possono viaggiare, l’eccedenza umana che questo sistema genera no.
L’organizzazione, il controllo e la repressione dei flussi migratori rappresenta uno degli assi di ristrutturazione del capitalismo nel nostro paese. Il governo Renzi sta facendo del settore migratorio una delle sue direttrici programmatiche di sviluppo (vedi Migration compact). Uniche eccezioni alle ferree regole di bilancio europee, le spese sostenute dall’Italia per obbligare i richiedenti asilo a restare sul territorio italiano sono fuori dal patto di stabilità. L’UE ha detto all’Italia che dev’essere il gendarme d’Europa e l’Italia semplicemente esegue, trasformandosi nel carceriere delle persone in transito. Non c’è Francia contro Italia, né a Ventimiglia né altrove. Ci sono governanti che dai due lati del confine si accordano sul ruolo produttivo di ciascun territorio assegnandolo secondo le necessità di profitto e di mantenimento degli attuali assetti di potere tra l’alto e il basso della società.

A chi fa comodo il confine. Ormai dovrebbe essere chiara a tutti che il confine di Ventimiglia piace soltanto a due categorie di persone, persone cui la frontiera garantisce la loro stessa esistenza.
La prima è quella dell’industria dell’accoglienza che, Carminati docet, vede ogni migrante come una fonte di profitto. I migranti sono merci che bisogna forzare a restare in Italia ma di cui bisogna abbassare il più possibile i costi di (ri)produzione risparmiando sul cibo, sui vestiti, sull’assistenza medica. Chiunque sia stato a Ventimiglia lo sa: migliaia di persone vengono internate e obbligate nel ruolo di assistiti quando non chiedono altro che proseguire il proprio viaggio. La catena commerciale dell’accoglienza si sviluppa dal nord al sud Italia, pacchi umani vengono spostati in un eterno gioco dell’oca per arricchire compagnie di trasporti come Mistrail Air, incaricata dei charter che hanno riportato nel sud Italia le migliaia di migranti rastrellati nella cittadina ligure in questi mesi, agenzie di sicurezza e corporation dell’umanitario come la Croce rossa italiana che ha accettato volentieri di gestire il centro di Ventimiglia. Un centro che non dovrebbe nemmeno esistere perché nessuno dei suoi “ospiti” vorrebbe restare in Italia né tantomeno a Ventimiglia.
La seconda categoria che ha nel confine la propria ragione di vita è il razzistume italico, i vari Salvini che grazie a quel confine fanno il proprio insulso commercio politico, che pregano ogni giorno perché la frontiera resti in piedi per poter aizzare residenti contro migranti, ultimi contro penultimi. Sono gli stessi confusi personaggi che un giorno si dicono contro l’UE e il giorno dopo sbraitano contro i manifestanti no border che ne contestano le politiche. Davanti alle contraddizioni reali, la sottile patina anti-europeista di questi poveracci se ne va via senza neanche bisogna di grattare. A loro l’Italia piace serva di Bruxelles: senza confine niente acqua in cui nuotare per i professionisti della paura. Che disgrazia se i migranti che ne hanno voglia avessero la possibilità di lasciare l’Italia! Verrebbe il momento di cercarsi un lavoro vero.

A Ventimiglia non c’è nessuna emergenza. L’emergenza di Ventimiglia è costruita a tavolino ogni giorno dalle autorità italiane che accettano il ruolo di carcerieri d’Europa per il proprio tornaconto politico. La “crisi” di Ventimiglia è frutto dell’assurda pretesa del ministro degli interni che in una città di confine non arrivi nessuno che voglia attraversarlo, volontà reiterata incredibilmente oggi stesso da Alfano in barba a ogni principio di realtà. Se si lasciasse andare la gente dove vuole, coloro che transitano a Ventimiglia si farebbero un bel bagno in spiaggia per poi proseguire sereni il proprio viaggio.
Invece si sceglie di umiliare i migranti al grido di “negro di merda”, trarre in arresto chi ne sostiene le lotte per poi aver la facciatosta di venire a chiedere ai manifestanti un pò di contrizione perché un agente è accidentalmente morto d’infarto scendendo da una camionetta e non ha anche lui potuto mettere la sua dose di manganellate ai manifestanti come i suoi colleghi.

A Ventimiglia non c’è nessuna situazione complicata. Semplificare situazioni complesse, complicare situazioni semplici, così si muove oggi l’apparato politico e il suo corollario mediatico. Se il fenomeno migratorio è epocale, generato dal rinculo di decenni di interventi armati e commerciali da parte delle potenze occidentali di cui l’Italia fa parte, la soluzione della finta emergenza di Ventimiglia è invece molto semplice. Basta lasciarli passare. Tanto come hanno gridato tutti quelli che sono passati per la cittadina ligure (e noi con loro): “We are not going back!”.

A Ventimiglia c’è una regia occulta.  Non è certo quella dei no border e dei militanti accusati dell’imperdonabile delitto di voler approfondire la politicità della questione migratoria mettendo a nudo le responsabilità dei nostri governanti. È quella di Alfano e del governo Renzi, che a suon di Hot spot, deportazioni e controlli creano ogni giorno catastrofi umanitarie, problemi di ordine pubblico e violenza contro le persone in viaggio.

I migranti in transito e i residenti di Ventimiglia hanno lo stesso problema. È il confine. I primi sembrano averlo capito benissimo, i secondi un po’ meno.

Ti è piaciuto questo articolo? Infoaut è un network indipendente che si basa sul lavoro volontario e militante di molte persone. Puoi darci una mano diffondendo i nostri articoli, approfondimenti e reportage ad un pubblico il più vasto possibile e supportarci iscrivendoti al nostro canale telegram, o seguendo le nostre pagine social di facebook, instagram e youtube.

pubblicato il in Editorialidi redazioneTag correlati:

Articoli correlati

Immagine di copertina per il post
Bisogni

Marinëz

Nel paese dei miei, Marinëz (Albania), un’intensissima lotta autonoma ha ottenuto una vittoria enorme contro la multinazionale che gestisce i pozzi petroliferi del territorio. Marinëz si trova al centro del più grande giacimento su terraferma d’Europa e i pozzi, a decine e decine, sorgono su terreni di proprietà della gente del posto da generazioni.

Immagine di copertina per il post
Bisogni

Russia: il voto premia il partito di Putin ma l’analisi deve scavare tra apparenti contraddizioni

“La situazione in sintesi è che abbiamo un partito del potere che dopo oltre 4 anni di guerra migliora sensibilmente il proprio risultato ma sarebbe forse una lettura troppo semplice legare questo 58% di consensi al partito di Putin come il 58% di russi favorevoli alla prosecuzione della guerra, secondo me sarebbe una conclusione che non ci consentirebbe di trarre poi delle analisi più profonde. ”

Immagine di copertina per il post
Editoriali

UniTo: dentro l’università della guerra digitalizzata e lo human-washing. Accogliamo le sfide del presente.

L’anno accademico a Torino si apre con la decadenza di 19 clausole etiche in materia di dual-use e accordi bellici. Proviamo ad analizzare più da vicino cosa questo significa e di che processo si fa portavoce. 

Immagine di copertina per il post
Editoriali

La morte del lavoro

Oggi scrivere dell’omicidio sul lavoro di Andrea Moretti, operaio rocciatore, non è facile.

Immagine di copertina per il post
Bisogni

Cosenza: Basta carovita, carburante, bollette, spese

Il 1 ottobre alle ore 18 in Piazza XI Settembre a Cosenza è stata indetta una manifestazione contro il carovita. Riprendiamo il testo da La Base.

Immagine di copertina per il post
Confluenza

Agrivoltaico finanziato da Israele: alcuni aggiornamenti dalla Toscana e dal Piemonte

Proponiamo di seguito un contributo che racconta il punto in cui i due percorsi territoriali, uno a Ribolla in provincia di Grosseto e uno in provincia di Biella e Vercelli, sono arrivati portando avanti la lotta contro l’agrivoltaico finanziato da Israele.

Immagine di copertina per il post
Conflitti Globali

Torino è contro il riarmo: un inizio di mobilitazione verso e oltre il corteo contro il riarmo del 24 ottobre

Ripubblichiamo il resoconto della due giorni del 19-20 settembre tenutasi a Torino contro il riarmo uscito dalle varie realtà che portano avanti il coordinamento cittadino.

Immagine di copertina per il post
Bisogni

Il tempo del riscatto

Con le nostre auto, ormai esenti da bollo, siamo obbligati a guardare un enorme schermo pubblicitario installato su viale Togliatti che mostra Meloni invitata al convegno di Gioventù Nazionale con lo slogan “il 𝘵𝘦𝘮𝘱𝘰 𝘥𝘦𝘭 𝘤𝘰𝘳𝘢𝘨𝘨𝘪𝘰”.

Immagine di copertina per il post
Conflitti Globali

“La fine del genocidio è la fine del sionismo”. Appello per scendere in piazza per la Palestina il 10 ottobre

Diffondiamo l’appello dei Giovani Palestinesi d’Italia per una mobilitazione nazionale sui territori il 10 ottobre 2026.

Immagine di copertina per il post
Bisogni

Ciao Bianca, ciao Dario.

Ci uniamo al ricordo e al saluto del Movimento No Tav per Bianca e per Dario che da poco ci hanno lasciati.

Immagine di copertina per il post
Editoriali

(E)lezioni tedesche

Chiamati alle urne gli abitanti del land della Sassonia-Anhalt hanno scelto: oltre il 44% dei voti è andato all’Alternative für Deutschland.

Immagine di copertina per il post
Editoriali

Il governo cambia passo: prospettive di guerra in Europa?

Mykhailo Fedorov ex ministro ucraino alla Difesa, oggi tra i maggiori oppositori di Zelensky, annuncia il piano per una nuova impresa sostenuta da Peter Thiel in qualità di primo investitore, dopo essere stato nominato consigliere alla Difesa dal nostrano Crosetto.

Immagine di copertina per il post
Editoriali

Leonardo raddrizza il tiro in Ucraina: l’Europa prona agli USA prepara la guerra alla Russia 

E’ di ieri la notizia della decisione di Leonardo di allargarsi all’Ucraina puntando in maniera esemplare a nuovi ampi terreni profittevoli per la sua attività. Nasce così Leonardo Ukraine, società in realtà già insediatasi a maggio 2026. La società ha sede a Kiev ed è controllata al 100% da Leonardo International.

Immagine di copertina per il post
Editoriali

Siamo sempre qui!

Si è conclusa una grande giornata di lotta per la Val di Susa. Il movimento No Tav, a distanza di 15 anni dall’esperienza Libera Repubblica della Maddalena e dal 3 luglio, ha dimostrato ancora una volta che ha la forza di arrivare là dove la devastazione del territorio è all’ordine del giorno.

Immagine di copertina per il post
Editoriali

Genova, venticinque anni dopo: brucia ancora

Venticinque anni sono un’infinità di tempo, sono un quarto di secolo, eppure non cancellano nulla. Genova 2001 non è una data semplice da commemorare: è una posta politica ancora aperta, e va trattata come tale.

Immagine di copertina per il post
Editoriali

C’hanno insegnato la meraviglia verso la gente che ruba il pane

Rincorrere, sparare a freddo a due uomini è giustiziare. Rincarare la dose con una terza persona già a terra, non è farsi giustizia da soli ma essere spietati assassini.

Immagine di copertina per il post
Editoriali

Il battito di ali che scatena la tempesta

Negli ultimi giorni si sono intensificati gli  attacchi sferrati dagli Usa accompagnati da una laconica frase di Trump a certificare la fine della tregua e del memorandum d’intesa con l’Iran. 

Immagine di copertina per il post
Editoriali

Un contributo da Milano per una risposta alla repressione all’altezza delle mobilitazioni dell’autunno scorso e per il rilancio delle lotte sociali

Il tema della repressione e, più in particolare, il rapporto con la controparte, hanno spesso generato difficoltà e incomprensioni all’interno del movimento italiano. Nel tempo, le strategie e le pratiche adottate dalle forze dell’ordine, così come gli strumenti legislativi introdotti dai governi, si sono progressivamente trasformati.