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Formula della paura

Non tradisca la formula con la quale sono giunte le otto assoluzioni dal tribunale di Roma nel processo intentato per gli scontri del 14 dicembre. Tutti assolti ‘per non aver commesso il fatto’. Questo abbiamo trovato, ricercandolo nei trafiletti, sui quotidiani questa mattina; certo non è una casualità l’assoluzione piena tantomeno il profilo basso mantenuto mediaticamente.

Nella contentezza per gli otto compagni non tradisca la sentenza perchè darle una lettura superficiale – escludendo la sua politicità – ci porta in errori in una valutazione che invece è indispensabile fare, nei movimenti, per i movimenti. Il rifiuto delle richieste di condanna formulate dal pubblico ministero Corasaniti sono altra manifestazione di un potere disarmato dalla potenza del conflitto, che costringe alla ritirata la compagine della magistratura, che disorienta la casta della politica. Che non ci si arrovelli e perda dentro considerazioni innocentistiche né in stravaganti e illusionistiche lodi per una giustizia che altrove è espressione ‘egregia’ della punizione del dissenso.

Mandiamo in soffitta piagnistei, scorciatoie e sconti dinnanzi alla controparte. Il 14 dicembre romano è forza, irriducibilità, conflitto. Una rivolta non pacificabile dalle parole di un vecchietto ‘migliorista’ come Napolitano, non sussumibile dalle presunte ‘liberazioni colorate’ delle elezioni amministrative, non governabile perchè segno di un’eccedenza sociale maturata nelle nostre strade e facoltà, nelle stazioni ed autostrade occupate, nel rifiuto esercitato nell’altezza meravigliosa di un’incompatibilità di massa, straordinaria e dirompente.

Chi può condannare lo Stato? Nessuno, perchè i centomila di piazza del Popolo hanno scardinato ogni formula di precettazione sociale, obbligato la politica a balbettare al cospetto di una generazione diretta votante della sfiducia al governo della crisi. Che per una volta lo si dica, sono obbligati ad assolverci perchè siamo tutti colpevoli!

Il potere, del conflitto, ha sempre avuto, deve avere, tremenda paura.

Hammett Riot

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