InfoAut
Immagine di copertina per il post

Quella tenaglia che odora di guerra

||||

Mentre in Italia le discussioni sulle dinamiche politiche internazionali si limitano all’analisi degli alti e bassi dello spread, quelli che stiamo vivendo sono mesi che segneranno in maniera potente i tempi a venire.

In attesa di capire come si evolverà definitivamente la questione della Brexit, è in corso ormai una guerra commerciale senza freni tra USA e Cina. Ma le possibilità che si evolva in qualcosa di peggio non sono remote.

Qualche settimana fa, in un discorso pronunciato ad un think tank conservatore, il vicepresidente USA Mike Pence ha attaccato su tutti i fronti Pechino, sia in ambito commerciale che sopratutto sul tema della sicurezza militare e tecnologica. Dalle parole alla pratica è passato poco tempo.

Pochi giorni dopo, nel “nuovo NAFTA”, gli Usa hanno infatti inserito una clausola che di fatto esclude per Messico e Canada la possibilità che questi stringano accordi commerciali con economie non di mercato, leggasi la Cina. Nel frattempo, gli USA si sono ritirati da un trattato di limitazione missilistico firmato in epoca reaganiana, alla base dell’ordine mondiale che si sarebbe imposto pochi anni dopo con il crollo dell’Unione Sovietica.

Negli scorsi mesi Washington si è anche ritirata dagli accordi di Parigi sul clima e da quello sul nucleare con l’Iran, in forte scontro con soggetti come l’Unione Europea. Certo, siamo in vista delle elezioni di midterm, che a Novembre offriranno un primo giudizio elettorale su Trump e le sue politiche suprematiste, sfidate in questi giorni dall’imponente avanzata della carovana dei migranti in Centro America. Eppure il trend sembra andare ben oltre la fase politica più spicciola, facendo prefigurare un futuro da tamburi di guerra in cui la retorica e la pratica bellica possano tornare a determinare la politica internazionale oltre ogni ingenua idea sui legami derivanti dall’interdipendenza economica.

Colli di bottiglia marittimi fondamentali per le supply chains internazionali sono sempre più militarizzati, dal Golfo Persico al Mar Cinese Meridionale. Battaglie per il recupero della sovranità tecnologica si svolgono a colpi di attacchi informatici finalizzati al recupero di dati e di informazioni sensibili. Proxy wars in teatri come Siria e Yemen sembrano essere lontane da una loro risoluzione, con la possibilità che si possano allargare ad altri teatri.

Le dinamiche di recupero di sovranità sembrano utilizzare sempre più armi non convenzionali per attaccare ogni voce di dissenso. L’omicidio per mano dei servizi segreti sauditi del giornalista Khashoggi in Turchia segue quelli di diversi esponenti del mondo del giornalismo che indagavano a vari livelli in Europa sui legami oscuri tra mafie, mondo della speculazione finanziaria e governi in paesi come Malta, Slovacchia, Bulgaria.

Intanto, in Cina è in atto una sorta di incarcerazione di massa nelle regioni musulmane di confine con l’Asia Centrale, negli USA mai sono stati in carcere tanti afroamericani. In Europa si afferma quasi ovunque la destra xenofoba e suprematista, che sta per trionfare anche in Brasile nella figura di un ex parà simpatizzante delle dittature militari e del nazismo come Bolsonaro.

Queste dinamiche sembrano legarsi a nuove possibili incertezze e crisi dell’economia internazionale. A dieci anni dalla crisi globale dei subprime, le mani della finanza sono ancora più libere di prima. I processi nel campo dell’automazione e della robotizzazione stanno espellendo sempre più persone dal mondo del lavoro, fomentando ovunque rabbia e paura verso il futuro ma anche una conseguente innovazione nei sistemi di controllo sociale. Una possibile nuova crisi finanziaria difficilmente potrà essere affrontata nei termini della prima, e gli effetti potrebbero essere ancora peggiori.

Le diseguaglianze economiche si sono infatti in piccola parte ridotte su scala assoluta, ma sono fortemente aumentate su scala nazionale. Lo scontro tra chi possiede la maggior parte della ricchezza e chi soltanto una sua infima parte si rideclina dentro i confini nazionali, e gli esempi di Turchia e Argentina sembrano essere solo le avvisaglie di un ritorno a politiche di austerity che verranno scaricate verso il basso. Non a caso, politiche suprematiste basate su gerarchie razziali e di genere tornano ad essere di moda nel divergere l’attenzione dal loro fondamento di classe.

Mentre ascoltiamo i tamburi di guerra, interna ed esterna, c’è la necessità di riprendere in mano la prospettiva di un nuovo internazionalismo, capace di rompere quella tenaglia che odora di guerra tra globalismo finanziario e sovranismo rampante, quella tenaglia che schiaccia sempre più le possibilità di autodeterminazione sociale collettiva.

Il messaggio che arriva dalla rivoluzione del Rojava torna ad essere sempre più attuale. Tra la globalizzazione finanziaria che uccide tramite algoritmo e lo stato nazione che lo fa tramite frontiere esterne e divisioni interne, la ricerca e la pratica va orientata verso un modello differente che ponga al primo posto dignità e solidarietà, ecologia come rottura della crescita assassina capitalistica e distruzione del patriarcato come ordine fondante della società.

La sfida è come riuscire ad uscire dalle dinamiche realiste della geopolitica, affermando l’autonomia dei soggetti e rifiutando l’adesione alle chiamate alle armi degli Stati-Nazione, che arrivano a pochi anni dall’attacco alle rivoluzioni arabe che per prima avevano segnalato la necessità di un’uscita dal basso dalla crisi strutturale capitalistica.

Ad un secolo dalla fine del primo conflitto bellico globale non sembra ci siano le condizioni per una riproposizione identica di quanto successo in quell’epoca, anch’essa segnate da duri scontri commerciali: ma senza dubbio, le tensioni sono sempre più forti e una lettura chiara di queste dinamiche è necessaria.

 

Ti è piaciuto questo articolo? Infoaut è un network indipendente che si basa sul lavoro volontario e militante di molte persone. Puoi darci una mano diffondendo i nostri articoli, approfondimenti e reportage ad un pubblico il più vasto possibile e supportarci iscrivendoti al nostro canale telegram, o seguendo le nostre pagine social di facebook, instagram e youtube.

pubblicato il in Editorialidi redazioneTag correlati:

Articoli correlati

Immagine di copertina per il post
Editoriali

Libano: la forza della resistenza.

E’ passata una settimana in cui la mediatizzazione dell’escalation in Libano ha assunto contorni sfumati e volutamente incerti: che l’Unione Europea nella figura dell’Alta Rappresentante Kaja Kallas pallidamente parli di un “possibile allargamento della guerra e di cessate il fuoco nominale”, è solo l’ultima delle questioni.

Immagine di copertina per il post
Editoriali

Flotilla sotto attacco! Non lasciamola sola!

I meccanismi al rialzo che determinarono l’esplosione delle piazze autunnali attorno allo slogan “Blocchiamo Tutto” non sembrano essersi innescati, ma rimane fondamentale continuare a supportare la missione della flottilla in queste ore e giorni. Inoltre rimane comunque importante mantenere la continuità e lo sforzo di costruire nuovi momenti di mobilitazione, e costruire le condizioni perché chi oggi con determinazione non abbandona la lotta, sia la scintilla capace di infiammare nuovamente la prateria.

Immagine di copertina per il post
Editoriali

Questa volta andrà tutto bene?

Due anziani benestanti vanno in crociera per sollazzarsi con il birdwatching di specie rare, entrano in contatto con un virus zoonotico e contagiano vari compagni di viaggio, oltre che a morire loro stessi.

Immagine di copertina per il post
Editoriali

Ma come Calcio siamo messi, fra corruzione ed esclusione dai mondiali

Un nuovo terremoto giudiziario scuote il calcio professionistico italiano. Lo scorso 24 aprile un avviso di garanzia ha raggiunto il designatore degli arbitri di Serie A e Serie B, Gianluca Rocchi, indagato dalla Procura di Milano per concorso in frode sportiva per fatti risalenti ai campionati 2023/24 e 2024/25.

Immagine di copertina per il post
Editoriali

Opec (-) 1

In uno dei momenti più delicati dall’inizio dell’aggressione imperialista all’Iran, cominciano a sorgere delle fratture in seno alla principale alleanza politico-strategica ed economica del Medio Oriente.

Immagine di copertina per il post
Editoriali

“Make America Great Again”: il sogno è diventato un incubo

Trump sembra sia riuscito a trasformare il sogno Maga in un pantano, e molti dei sostenitori di quel progetto iniziano a prendere le distanze seriamente messi di fronte al fallimento e all’incoerenza del presidente.

Immagine di copertina per il post
Editoriali

Jesus Trump e i suoi vassalli.

Kaja Kallas, Alta rappresentante dell’Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza nella Commissione von der Leyen, nota per i suoi endorsement all’invio di armi in Ucraina e in generale votata alla sedicente necessità di riarmo per difendersi da qualche fantomatica minaccia all’Europa, prende parola anche sullo scenario bellico in Asia Occidentale. 

Immagine di copertina per il post
Editoriali

Apocalisse imperiale?

Dopo l’estrema minaccia che ha fatto pensare a un attacco nucleare Trump si ritira. Il passo indietro del presidente americano è di portata storica: un colpo per la credibilità dell’american dream. Da vedere quanto durerà. 

Immagine di copertina per il post
Editoriali

Giovani Contro

Oggi la politica istituzionale in toto inizia ad avere un timore, ossia quello di vedere nei “giovani” un settore capace di organizzarsi, incidere e non avere alcuna fiducia nei confronti della delega e della politica dei partiti.

Immagine di copertina per il post
Editoriali

Autonomia energetica, sicurezza energetica: tutte favole

In questi giorni Meloni è volata in Algeria per definire nuovi accordi nuovi con Tebboune per aumentare l’importazione di gas dopo lo stop di gnl dal Qatar.

Immagine di copertina per il post
Bisogni

Due o tre cose che sappiamo di lei: la vittoria del PSG come assist per la strategia della tensione dello Stato (razzista) francese

Sabato 30 maggio, in seguito alla vittoria della Champions League da parte del Paris Saint-Germain, per alcune ore il centro di Parigi è stato teatro di disordini e scontri tra giovani tifosi e un numero esorbitante di forze dell’ordine. Prove generali di una strategia della tensione a sfondo razzista.

Immagine di copertina per il post
Bisogni

SPECIALE ALBANIA – massicce proteste a Tirana contro la svendita dei territori e la corruzione della classe politica

Ennesima giornata di imponenti manifestazioni a Tirana, capitale dell’Albania, contro il governo guidato da Edi Rama, accusato di svendere il territorio nazionale ai grandi capitali internazionali.

Immagine di copertina per il post
Conflitti Globali

Sardegna: proteste agli aeroporti contro la presenza di turisti israeliani, compresi soldati e riservisti

Dal 28 maggio tre voli ogni settimana da Tel Aviv atterrano a Cagliari ed Alghero, trasportando decine di famiglie che alloggeranno poi in vari resort nella zona meridionale della Sardegna.

Immagine di copertina per il post
Approfondimenti

“Per coloro che soddisfano le condizioni”, Una nuova pagina della mai realizzata abolizione dell’hukou

Traduciamo di seguito un articolo di Eli Friedman pubblicato sulla rivista Positions Politics nel giugno 2026. Il testo prende spunto dalla nuova direttiva del Consiglio di Stato cinese sui servizi pubblici nel luogo di residenza per interrogarsi su una questione che ritorna ciclicamente nel dibattito sulla Cina contemporanea: il sistema dell’hukou sta davvero per essere […]

Immagine di copertina per il post
Confluenza

Il volto della finta transizione: speculazione, inganno politico e l’ombra dell’atomo

Riceviamo e pubblichiamo volentieri questo articolo che analizza alcuni aspetti centrali in ambito energetico: l’ipocrisia del sistema e l’assenza di pianificazione, l’assalto delle società energetiche a discapito dei beni comuni, la sottrazione al dibattito scientifico a beneficio della polarizzazione ideologica, la carenza dal punto di vista progettuale e l’ampio spazio lasciato alla speculazione e, infine, l’uso massiccio dei tamburi della propaganda. Il nucleare oggi viene posto come alternativa sostenibile in un discorso totalmente ipocrita sulla priorità da dare alle rinnovabili. Un controsenso tecnico, pratico e di completa mistificazione della realtà. Teniamo alta l’attenzione!

Immagine di copertina per il post
Divise & Potere

Pisa: Appello per la libertà di lottare al fianco della Palestina, contro la guerra e contro i tentativi repressivi nella nostra città

In questi giorni cinquantaquattro persone che hanno partecipato al movimento per la Palestina nell’ultimo anno, hanno ricevuto le notifiche della conclusione delle indagini da parte della Questura di Pisa per le incredibili mobilitazioni di massa della scorsa estate e dell’autunno contro guerra e genocidio.

Immagine di copertina per il post
Sfruttamento

Amendolara, piana di Cerchiara: province di Bruxelles

La pira non fuma più. Si sentono però ancora le zaffate di carne, plastica e metalli combusti, intorno al rogo di Amendolara. Tutto ha ripreso a scorrere, a pochi passi dalla cenere. Sfrecciano furgoncini imbottiti di braccia umane sottocosto, s’innalzano nuvolette di erbicidi nei pescheti, agli incroci sostano gruppi di ragazzi col turbante, in attesa che qualcuno li prelevi e li porti sui campi di lavoro.

Immagine di copertina per il post
Sfruttamento

Il caporalato uccide. La Calabria alza la testa. Sabato 6 giugno manifestazione ad Amendolara

Sabato 6 giugno 2026 la Calabria scende in piazza, ad Amendolara, contro il caporalato e il sistema politico che lo sostiene da sempre, per rivendicare diritti e giustizia per chi lavora.

Immagine di copertina per il post
Conflitti Globali

Governo libanese e Israele trovano accordo sul cessate il fuoco ma i combattimenti proseguono

Nella notte arriva la notizia di un accordo di cessate il fuoco trovato tra le parti chiamate in causa dal Dipartimento di Stato Americano, quindi Israele e il governo libanese, ad esclusione di altri soggetti presenti sul territorio, come l’organizzazione della resistenza Hezbollah. 

Immagine di copertina per il post
Crisi Climatica

Da Zvernec alla Val Susa: stesso modello imposto stessa lotta

Sono immagini familiari a chi vive in Val di Susa quelle che arrivano dall’Albania, dalla spiaggia di Zvërnec e dall’area protetta di Vjosa-Narta.