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La polizia odia i/le giovani

La vita dei/delle giovani nel nostro paese è particolarmente complicata. Si misurano con la mancanza di prospettive, condizioni sociali, di studio e lavorative spesso in peggioramento ed una crescente stigmatizzazione. Oltre a tutto ciò negli ultimi mesi abbiamo assistito ad un inasprimento della violenza poliziesca e delle intimidazioni nei loro confronti.

Se già l’atteggiamento dei precedenti governi nei confronti delle mobilitazioni giovanili era stato particolarmente aspro (si veda il ciclo di lotte contro l’alternanza scuola-lavoro) con il governo Meloni abbiamo assistito ad un chiaro salto di qualità, in particolare da quando la solidarietà con il popolo palestinese sotto assedio a Gaza ha riempito le piazze di giovanissimi e giovanissime che hanno preso coscienza di quanto sta succedendo ed hanno deciso di prendere parola. In questo paese ogni due per tre si parla dell’abulia e del disimpegno dei/delle più giovani, ma quando finalmente iniziano ad esprimersi ecco che esperti, giornalisti e politici danno vita al solito carosello di stigmatizzazioni. Non solo, negli ultimi tempi sempre più spesso assistiamo ad una violenza poliziesca senza controllo, ad arresti arbitrari, a volte con accuse ridicole, a intimidazioni e tentativi di criminalizzazione sempre più evidenti.

Ricapitoliamo alcuni fatti salienti degli ultimi mesi:

Il 23 febbraio a Pisa era in corso una manifestazione studentesca per il Cessate il Fuoco a Gaza. Sono oltre un centinaio in piazza tra studenti medi e universitari. Dopo gli interventi iniziali, il presidio decide spontaneamente di partire in corteo verso piazza dei Cavalieri, luogo simbolicamente centrale dell’università pisana. Tuttavia, l’ingresso alla piazza è bloccato dai blindati della polizia e da due squadre di celere in tenuta antisommossa. Partono cariche violente e scomposte da parte della celere che insegue gli studenti e le studentesse manganello alla mano. Ci sono diversi feriti/e, contusioni alle braccia, alla testa ed al volto. I soccorsi medici vengono fatti tardare perché la polizia impedisce loro di passare dal blocco blindato. A pagarne le ripercussioni è una ragazza di 15 anni che, con una contusione alla testa, si è dovuta alzare per raggiungere a piedi l’ambulanza. Vengono effettuati due fermi.

La città risponde con una generosa mobilitazione a sostegno di studenti e studentesse e i fatti di Pisa, insieme alle cariche avvenute lo stesso giorno a Firenze e Catania diventano un caso nazionale. Se ne parla ovunque, tra chi cerca di gettare la responsabilità sugli studenti, chi si cosparge il capo di cenere, chi dice che è responsabilità della questura di Pisa, ma che complessivamente la gestione dell’ordine pubblico non è cambiata.

Pochi giorni prima a Torino, Napoli e Bologna vi erano state violente cariche contro i/le giovani che protestavano sotto la RAI dopo le parole pronunciate dall’Amministratore Delegato RAI, Roberto Sergio, in sostegno al governo israeliano ed i tentativi di censura degli artisti che si erano espressi in solidarietà con gli abitanti della striscia di Gaza.

Nel video di seguito quanto successo a Bologna:

Qui invece Napoli:

In tutti i casi si tratta di giovani disarmati che vengono attaccati con una violenza spropositata.

Ma non finisce qui: nonostante le evanescenti giustificazioni e tentativi di tranquillizzare l’opinione pubblica da parte del Ministro Piantedosi, appena due settimane fa, il 17 aprile la sequenza di cariche poliziesche continua all’Università La Sapienza di Roma, dove gli studenti e le studentesse in mobilitazione per smascherare i rapporti che l’università coltiva (e non vuole interrompere) con la guerra e Israele. I manifestanti sono usciti dalla città universitaria della Sapienza in corteo, ma la polizia ha sbarrato la strada in viale Regina Elena manganellando gli/le universitari/e.

In questo caso i tentativi di criminalizzazione sono stati immediati e spesso bi-partisan. Gli studenti e le studentesse hanno individuato un nervo dolente del sistema della formazione italiano e dell’industria degli armamenti: gli accordi sulle tecnologie militari o dual use. Qui un racconto della giornata.

Spostiamoci nuovamente a Torino dove durante le mobilitazioni contro il G7 sull’ambiente e l’energia contro gli studenti e le studentesse vengono usati manganelli, lacrimogeni e idranti in una città completamente militarizzata.

Uno studente viene colpito in pieno volto da un lacrimogeno lanciato a freddo da un poliziotto in un momento relativamente tranquillo:

Il ragazzo finirà in ospedale con il naso rotto. Durante la giornata vi saranno altri/e studenti e studentesse feriti/e e contusi/e.

Ma non finisce qui: sabato scorso 4 maggio la polizia ha arrestato Sara, una giovane attivista coinvolta nelle giornate di mobilitazione contro il G7, per aver tentato di esporre una bandiera palestinese durante il Giro d’Italia. Sara è stata trattenuta una notte nel commissariato di San Paolo con l’accusa di resistenza a pubblico ufficiale e violenza e la minaccia di un processo per direttissima. Ma le immagini e la notizia del suo arresto in poche ore ha fatto il giro d’Italia, dimostrando l’inconsistenza delle accuse e il puro intento intimidatorio della Questura. Sara è stata rilasciata a fronte della solidarietà provenuta in maniera massiva anche da fuori Italia ha reso sempre più evidente l’abuso di potere che ha subito e l’arresto indiscriminato di cui è stata vittima.

Ma quello che rimane è un tentativo gravissimo di intimidazione nei confronti di una giovane attivista per farla desistere dalla sua partecipazione ai movimenti sociali.

Ma non sono solo attivisti ed attiviste ad essere sottoposti alla violenza poliziesca ed ad un controllo sociale sempre più asfissiante. I/le giovani dei quartieri popolari e delle periferie si misurano quotidianamente con abusi in divisa e con il sistema poliziesco carcerario.

Secondo Antigone all’inizio del 2024 sono circa 500 i detenuti nelle carceri minorili italiane. Sono oltre dieci anni che non si raggiungeva una simile cifra. Gli ingressi in Ipm sono in netto aumento: se sono stati 835 nel 2021, ne abbiamo avuti 1.143 nel 2023, la cifra più alta almeno negli ultimi quindici anni. I ragazzi in Ipm in misura cautelare erano 340 nel gennaio 2024, mentre erano 243 un anno prima, segno evidente degli effetti del decreto Caivano. La crescita delle presenze negli ultimi 12 mesi è fatta quasi interamente di ragazze e ragazzi in misura cautelare. Altro effetto del decreto – aggiunge Antigone – «è la notevole crescita degli ingressi in Ipm per violazione della legge sugli stupefacenti, con un aumento del 37,4% in un solo anno».

In questo contesto si inseriscono i fatti del carcere minorile Beccaria di Milano dove sono avvenuti sistematici pestaggi e violenze nei confronti di minorenni da parte della polizia penitenziaria. I reati contestati dalla Procura sono maltrattamenti, lesioni, tortura e tentata violenza sessuale. Per la vicenda sono indagati 25 agenti della polizia penitenziaria del Beccaria, cioè la metà degli agenti in servizio. 13 sono stati arrestati, 8 sospesi, gli altri 4 indagati senza provvedimenti restrittivi. 

Gli agenti avrebbero usato «sacchetti tipo di sabbia per picchiarli, per non lasciare tracce». Uno degli episodi più gravi è un mix di molestie sessuali e violenza fisica. Racconta un ragazzo: uno degli agenti «apriva la finestra del blindo» e chiedeva al ragazzo precedentemente vittima di approcci sessuali «di avvicinarsi e gli spruzzava negli occhi lo spray al peperoncino». In sei poi lo avrebbero insultato e preso a calci e pugni su tutto il corpo e, una volta steso a terra, lo avrebbero ammanettato e continuato a colpire strappandogli la maglietta mentre lui tentava di difendersi con un pezzo di piastrella. Poi lo avrebbero portato al piano terra in una cella d’isolamento dove lo avrebbero spogliato, lasciandolo completamente nudo e con le manette per poi prenderlo a cinghiate fino a farlo sanguinare. Il mattino successivo, quando hanno trasferito il ragazzo dalla sua cella a un’altra, ancora calci e insulti: «Sei un figlio di puttana, sei un arabo zingaro, noi siamo napoletani, voi siete arabi di merda».

In queste ore si sta molto discutendo del caso tremendo di Matteo Falcinelli, ragazzo italiano brutalizzato dalla polizia statunitense durante un arresto. Un fatto gravissimo che viene giustamente stigmatizzato, forse sarebbe ora di aprire gli occhi e vedere con preoccupazione quanto sta accadendo anche da noi e capire che quella delle forze dell’ordine è una violenza sistemica e connaturata al sistema sociale diseguale in cui siamo immersi/e.

Parlando di Stati Uniti il ministro Piantedosi, ancora lui, assicura che la gestione delle proteste da parte della polizia in Italia è diversa da quella che abbiamo visto nei campus universitari dall’altro lato dell’oceano. Ma questi mesi di violenze ci paiono dire il contrario: la polizia odia i giovani e le istituzioni non vogliono ascoltare la loro voce, tenendoli ben distanti… a distanza di manganello.

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