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Errare humanum est, perseverare autem diabolicum

Errare è umano, perseverare nell’errore è diabolico. Questo antico motto latino ben s’addice al Sindaco di Torino Stefano Lo Russo. Il tema è ovviamente la “Sicurezza”, diventato mantra della destra cittadina, regionale e nazionale; sulla quale sembra proprio che il Sindaco non riesca a resistere dal farsi affascinare.

Da Network Antagonista Torinese

Da tempo, non è una novità lo sappiamo, larga parte del Partito Democratico, ha deciso che affrontare da destra il tema securitario sia una scelta vincente. Ma in questi ultimi mesi nella nostra città ci sembra di assistere ad una vera e propria escalation! Andiamo con ordine e ricostruiamo le ultime tappe di questo percorso cosparso di profluvi solidali verso le forze dell’ordine e dignitosi inchini ai dettami prefettizi.

Dallo sgombero del centro sociale Askatasuna ogni volta che si sono svolte manifestazioni di protesta la prima preoccupazione è stata quella di affrettarsi a dare “solidarietà alle forze dell’ordine”. È successo dopo le manifestazioni del 18 e del 20 dicembre, e di nuovo il 31 di gennaio e il primo maggio. Ogni volta che decine di migliaia di persone scendono in piazza nella nostra città, l’unica preoccupazione vera che sembra aleggiare in casa PD è quella di sostenere l’operato delle forze dell’ordine. Non conta se queste carichino selvaggiamente infierendo su persone a terra e mandandole in ospedale o sparino lacrimogeni ad altezza uomo. Per i cittadini che vengono repressi non viene mai spesa una parola. Addirittura dopo gli scontri del derby Toro-Juve, in cui fu ferito alla testa molto probabilmente da un lacrimogeno Marco Basoccu, ora fortunatamente dimesso, non si è aspettato neanche la fine della partita o di conoscere le sorti dei tifosi feriti dalla polizia, per sperticarsi in attestati di solidarietà incondizionata.

Proviamo ad abbozzare qualche ipotesi su questo insensato riflesso pavloviano. Il pensiero non può che andare subito ai Sindacati di Polizia. Infatti questi negli anni si sono sempre distinti per per accusare l’amministrazione comunale e il Sindaco di non essere abbastanza schierato con la forza pubblica e addirittura di proteggere i pericolosi sovversivi che si annidano in ogni angolo della nostra città. Si arrivò fino alla paradossale pantomima del corteo di poliziotti sindacalizzati “contro Askatasuna”, sfiorando il ridicolo e sguazzando miseramente nel trash.

Ora ci chiediamo, se una figura istituzionale, la quale per chi crede nella competizione elettorale, dovrebbe essere forte del consenso della maggioranza dei cittadini, possa avere così tanta paura dei sindacati di polizia, il cui compito è quantomeno dubbio e i cui personaggi che li animano sono veramente oltre la decenza. Professionisti del referto facile e della copertura di ogni abuso poliziesco, sono veramente così potenti nella nostra città? Lasciamo questa domanda drammaticamente aperta.

Negli ultimi giorni si è arrivati al grottesco però: nell’elenco delle “Civiche Benemerenze” sono stati inseriti i poliziotti Alessandro Calista e Lorenzo Virgulti, feriti durante la manifestazione del 31 gennaio ed elevati ad eroi dalla destra nazionale. Su quella dinamica rimandiamo alla ricostruzione di Rita Rapisardi presente durante la scena e che ne ha ricostruito magnificamente la vicenda. Su quel fatto si fece un gran can can mediatico, tutto strumentale a screditare chi era sceso in piazza e per oscurarne le motivazioni. A questo gioco politico, che non ci stupisce, si prestarono ampiamente anche i poliziotti coinvolti. Quindi perché insignirli di una civica onorificenza? Si vogliono così premiare indirettamente la gestione di piazza di quel giorno? Premiare chi ferì e trascinò a terra fotografi e manifestanti per abbandonarli senza cure sul ciglio della strada? Nella lunga lista di onorificenze civiche emesse dalla giunta non crediamo ci azzecchino molto. Perché non includere allora i feriti di quella giornata? Perché non premiare la coerenza del primario di Biella che ha saputo contrapporsi agli idranti utilizzati a freddo sulla folla il primo maggio? Perché non premiare il coraggio del padre del tifoso ferito dalla polizia durante il derby nel chiedere la verità su suo figlio?

Questo indirizzo politico che vuole inseguire la destra e la cricca di Marrone e Montaruli, non riguarda solo le forze dell’ordine, ma anche temi quali la situazione di crisi permanente in cui versano interi quartieri della nostra città. Infatti ogni qual volta che si dà qualche manifestazione securitaria orchestrata dalla destra o succede qualche fatto di cronaca particolarmente eclatante, subito ci si prodiga nel professare il verbo del “più poliziotti”, “più telecamere” cadendo sempre a piè pari nel “giochino securitario”. Mai che si parli delle ragioni strutturali, di cui la sinistra è ampiamente complice, che determinano la crisi delle nostre periferie. Mai viene data priorità al sostegno, che seppur con risorse limitate, il Comune potrebbe dare a quei territori. Meglio le fondazioni bancarie e l’esercito a quanto pare.

Su questo punto, bisogna ora citare l’assessore alla sicurezza Porcedda. Carabiniere di mestiere appositamente scelto da Lo Russo per affrontare questo delicato tema. Oltre a prostrarsi ad ogni diktat prefettizio e a sposare la linea securitaria non si fa vergogna neanche di partecipare alle convention cittadine organizzate dal General Vannacci. Oltretutto  pensare di erodere consenso al blocco “sociale” che sostiene il governo Meloni costituito da: poliziotti,  carabinieri, finanzieri, militari, guardie carcerarie che con i familiari raggiungono il milione di votanti è miope, il massimo che possono ottenere e che costoro seguano Vannacci. A noi dei partiti e dei loro drammi, per tradizione e attitudine, importa poco ma non pensiamo di essere gli unici a farci qualche domanda.

Passiamo alla militarizzazione del quartiere Vanchiglia. Da 6 mesi una porzione di quartiere attorno all’Askatasuna è di fatto ostaggio delle forze dell’ordine che lo hanno trasformato in un fortino in stile Tav. Anche se è chiaro che questo dipenda poco dal Comune, e sia da ascrivere alla volontà del Governo disciplinare la Torino che in questi anni ha resistito, non sembra un problema su cui pronunciarsi apertamente nell’ufficio del Primo Cittadino. Anzi si fanno passerelle insieme al Prefetto, emanazione diretta del Governo ricordiamo, in via Balbo e in Vanchiglia. Si smonta una casetta di legno che il comitato di quartiere usa per le proprie iniziative ora che uno dei pochi posti disponibili è chiuso e militarizzato. Questo su ordine della Prefettura, nonostante le procedure burocratiche comunali in corso, mandando i vigili nottetempo a fare il lavoro sporco. Quale sia l’utilità politica del PD di inseguire la destra cittadina e di governo in queste “avventure” ci rimane oscuro. Da parte nostra diciamo che l’unica sicurezza è quella che si può costruire lottando insieme e dal basso, per una città diversa e che non sia al servizio della finanza e dei banchieri, o di padroni e padroncini che vorrebbero trasformare Torino in una grande fabbrica di armi.

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