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Due pesi e due misure

Non possiamo esimerci dal commentare la vicenda che da un po’ di tempo a questa parte occupa la cronaca di Torino e che ha visto giorni di tensione dal momento che un tifoso della Juventus ha rischiato la vita a causa di un lacrimogeno sparato ad altezza volto. 

Ricordiamo il coraggio del padre di Marco Basoccu che, quasi immediatamente, ha voluto prendere parola per denunciare quella che è stata poi riconosciuta come l’esatta ricostruzione dei fatti addirittura dalla Procura: il poliziotto ha sparato ad altezza uomo. Un candelotto sparato ad altezza uomo è un candelotto potenzialmente letale. Sappiamo non essere una novità l’uso di questi mezzi in questa modalità, diciamo, atta a fare male. Se n’è parlato qui e qui nelle scorse settimane e ora, a seguito della notizia dell’assunzione di ipotesi di reato da parte della Procura, se n’è parlato ancora sui giornali locali.

In tanti hanno provato a elencare altri episodi in cui le forze dell’ordine hanno sparato ad altezza uomo, per i quali non c’è stato nessun tipo di conseguenza. Ne aveva scritto Notav.info e ne ha parlato Luigi Mastrodonato in questo post: si fa riferimento a Lince che, durante le manifestazioni in autunno per la Palestina, ha perso un occhio, al numero di lacrimogeni sparati durante il corteo del 31 gennaio a seguito dello sgombero di Askatasuna e a quello contro la partita Italia-Israele a Udine, si ricorda anche la compagna No Tav Giovanna colpita da un lacrimogeno in Val di Susa e Yuri, giovanissimo che nel 2016 perse l’udito. 

Alla fine il giudice nega i domiciliari al poliziotto che ha causato il coma a Marco Basoccu, preferendo applicare la misura della sospensione dal lavoro per un anno. La Procura di Torino viene sorpassata a destra dalla magistratura con una negazione della richiesta di domiciliari presentata da Paolo Scafi – che proprio non avrà potuto fare diversamente a fronte di prove evidenti per arrivare a tanto – ma il gip predilige una misura meno restrittiva. Secondo quanto riportato dai giornali l’avvocato (ricordiamo anche il privilegio dell’assistenza legale gratuita grazie all’ultimo decreto sicurezza convertito in legge) dell’indagato avrebbe insistito sull’ignoranza: nel caos, non sapendo dove sparare, il suo assistito avrebbe sparato a caso e così avrebbe poi colpito il tifoso. Tra l’altro sembrano essere 5 i tiri ad altezza uomo da parte del poliziotto. Questo dovrebbe farci dedurre che, se non si sa quello che si sta facendo mentre si presta servizio nella gestione di situazioni di piazza, allora debba essere contemplato come parte integrante dei rischi che occorre assumersi poter essere colpiti con il rischio di morire. 

Lungi da noi ben sperare nella giustizia borghese e nemmeno felicitarci di reazioni punitive come se potessero essere risolutive ma non può passare inosservato un fatto: la serenità con cui giudici delle indagini preliminari distribuiscono misure cautelari pesanti soprattutto a giovani e giovanissimi che partecipano a manifestazioni e che vengono ristretti delle loro libertà con domiciliari, carcere, obblighi di dimora non ha nulla a che vedere con i piedi di piombo con cui si procede in un caso come questo. E non pensiamo solo a chi viene indagato per dimensioni di movimento ma pensiamo alle decine di ragazzi che vengono sbattuti in carcere o in comunità perché suppostamente partecipi a dimensioni di branco nei quartieri delle metropoli del nostro Paese. Come viene spiegato alle famiglie che i propri figli meritano di finire in carcere magari appena maggiorenni perché hanno fatto la classica cazzata. Tra i ranghi della magistratura di questi problemi se ne fanno pochi evidentemente. Ce lo ricorda una storia dura e importante come quella di chi, per un esagerato bisogno di libertà, ha deciso di mettere fine alla propria vita perché considerata insensata se privata di essa. 

Quella dei due pesi e due misure è una storia vecchia ma normalizzarla sarebbe ingiusto. Che almeno sia squarciato il velo di ipocrisia che ancora persiste e che a vergognarsi sia chi elargisce civiche benemerenze a poliziotti che non sapevano, evidentemente, quello che facevano. Eppure se non si sa quello che si fa in qualsiasi altro mestiere non si viene premiati, quando va bene si viene licenziati. 

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