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Il ‘Manifesto delle imprese’ della Marcegaglia

Vale anche per l’uscita della Marcegaglia sul ‘Manifesto delle imprese’ (segue un’articolo de Il Sole 24 Ore riassuntivo delle reazioni ed esternazioni confindustriali). Viene da chiedersi, ascoltando tutti questi grilli parlanti dell’indignazione interessata: ma dov’era la Confindustria in tutti questi anni?!? Adesso vuol cambiare (politicamente) il cavallo, peccato che manchi però quello vincente… pessima cavalleria.

Dulcis in fundo: insomma, sarà contenta la signora Camusso a firmare patti e patticelli con questa gente…!


«Ora risposte o lasceremo i tavoli del Governo»: Marcegaglia presenta il manifesto delle imprese

di Nicoletta Cottone – per Il Sole 24 Ore

«Non c’è più tempo servono riforme coraggiose, subito. La situazione è complessa e preoccupante, siamo pronti a fare la nostra parte, ma serve una politica economica diversa». Lo ha detto la leader degli industriali, Emma Marcegaglia, nel corso della presentazione del Manifesto delle imprese per l’Italia. Un documento stilato da imprenditori grandi e piccoli, banche, assicurazioni e cooperative, un fronte comune per sollecitare una politica di riforme contro la crisi e per lo sviluppo economico. Cinque le priorità: spesa pubblica e pensioni, riforma fiscale, cessioni patrimonio, liberalizzazioni e semplificazioni, infrastrutture ed energia.

Risposte o lasceremo i tavoli

Emma Marcegaglia ha anche annunciato che nell’ultima giunta di Confindustria ha avuto «la delega di portare avanti proposte forti e coraggiose, se queste non andranno avanti mi é stata data anche la delega per non stare più ai “tavoli” con il governo».

Romani: accettiamo la sfida, continuiamo a lavorare insieme

«Accettiamo la sfida», ha risposto nel tardo pomeriggio il ministro per lo Sviluppo economico, Paolo Romani. «Continuiamo a lavorare insieme ai tavoli per la crescita – ha detto il ministro – ai quali Confindustria ha già avuto la possibilità di presentare le sue proposte. Bisogna fare presto e bene. Per l’esecutivo questa è la priorità assoluta, come abbiamo dimostrato approvando le importanti manovre di luglio e agosto che hanno messo in ordine i conti dello stato e salvaguardato la coesione sociale».

Patrimoniale solo se serve a tagliare Irpef e Irap

La presidente degli industriali ha anche sottolineato che «c’é la nostra disponibilità, del tutto eccezionale, ad accettare una patrimoniale solo se serve ad abbassare l’Irpef e l’Irap». E illustra così la proposta di patrimoniale condivisa con le altre associazioni: si tratta dell’1,5 per mille su tutti gli attivi mobiliari e immobiliari delle persone fisiche con l’esenzione dei patrimoni inferiori all’1,5 milioni di euro.

Il paese ha bisogno di politiche economiche diverse

Marcegaglia ha sottolineato che Confindustria e le altre associazioni datoriali, firmatari del Manifesto, non sono interessati alla via spagnola, cioè alle elezioni anticipate. Di certo «la situazione è complessa e preoccupante – ha affermato Marcegaglia – il paese ha bisogno di politiche economiche diverse, basate sui punti del Manifesto».

Serve una maggiore flessibilità

Marcegaglia ha ribadito l’importanza dell’accordo del 28 luglio sulla contrattazione aziendale e la rappresentanza, che «è stato definito importante anche dalla Bce, come abbiamo letto nella lettera inviata al governo, e di fatto “lubrifica” l’articolo 8 della manovra per il quale siamo a favore». Ha sottolineato che c’é la necessità di una maggiore flessibilità «sia in entrata che in uscita. Il tema va ripreso in mano e dobbiamo ragionare con governo e sindacati».

Preoccupa lo spread tra titoli italiani e tedeschi

Il presidente di Confindustria ha ricordato che se lo spread tra i titoli italiani e quelli tedeschi si mantiene così alto ci saranno problemi sul versante del credito per le banche e per i cittadini. «Non sta a noi dire che il Governo deve cambiare – ha dichiarato – ma c’è una grande urgenza di fare delle cose, le riforme profonde che portano sacrifici per tutti, ma anche vantaggi. Ci vogliono scelte forti per individuare le risorse per la crescita, per investire sull’occupazione dei giovani e per ridurrre le tasse».

Salvare l’Italia non è uno slogan retorico

Nel Manifesto è scritto che «Salvare l’Italia non è uno slogan retorico». Viene precisato che: «Deve essere chiaro. Non intendiamo minimamente sostituirci ai compiti che spettano al Governo, alla politica, a chi rappresenta la sovranità popolare. Avvertiamo però l’esigenza di non limitarci alle critiche, ma di indicare all’attenzione di tutti alcuni punti assolutamente prioritari. Chiediamo quindi di agire senza indugi».

Malavasi: scelte immediate e coraggiose

«Oggi il tempo si è fatto brevissimo – ha sottolineato il presidente di Rete Imprese Italia, Ivan Malavasi – Ciò impone scelte immediate e coraggiose». A essere in gioco non è solo «la credibilità del governo e della politica, sono a rischio anni e anni di sacrifici». Dunque, «salvare l’Italia – ha detto Malvasi – non è uno slogan retorico».

Ora concretezza o stop al dialogo

Un documento giunto al termine di due giorni di confronto, tra i leader delle organizzazioni imprenditoriali e a livello tecnico per la messa a punto del documento, il mondo delle imprese si è compattato su una agenda comune per la crescita da presentare al Governo. Misure definite sulla base del «manifesto delle imprese per salvare l’Italia» che la presidente di Confindustria, Emma Marcegaglia, aveva anticipato nei giorni scorsi avvertendo il governo: ora concretezza o stop al dialogo, «non saremo più disponibili, scindiamo le nostre responsabilità». Alla conferenza hanno partecipato: Ivan Malavasi, presidente di Rete Imprese Italia, Luigi Marino, presidente Alleanza Cooperative Italiane, Emma Marcegaglia, presidente Confindustria, Giuseppe Mussari, presidente Abi e Fabio Cerchiai, presidente Ania.

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