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Il gioco dell’austerity e il 25 marzo

Per tre anni abbiamo dovuto sopportare una propaganda tutta volta a rivendicare i risultati ottenuti dall’esecutivo: diminuzione della disoccupazione, crescita del Pil, diminuzione del deficit. Forzature sui dati statistici realizzati, come nel caso del job’s act, aumentando, a tempo determinato, incentivi e commesse. Si è già visto come le percentuali di occupazione siano subito tornate a scendere una volta chiusa la finestre temporale degli aiuti. Anche l’Ue sembra avere le idee chiare sulla situazione economica che vedrà l’Italia nel 2017. Il deficit tornerà a salire dello 0,1% rispetto al 2016, il debito arriverà al 133,3%. Di sicuro questi andamenti dipendono dalla percentuale di gradimento che i mercati nutrono nei confronti delle politiche attuate dal governo. Rispetto a questo il governo targato PD a guida Gentiloni non risponde perfettamente ai capricci delle agenzie di raiting.

La crescita di cui ci parlano gli attori in questione, come si può benissimo intuire dal dibattito in corso in questi giorni, non mette mai al centro i bisogni di precari, studenti, disoccupati e senza casa. Al contrario, sotto il ricatto della stabilità economica, attraverso lo spauracchio del debito pubblico, si provano a giustificare manovre che, come unico obiettivo hanno quello di continuare a spremere fino all’osso quegli strati sociali della popolazione che fino ad ora hanno più di tutti pagato il costo della crisi economica generato dal capitale multinazionale.
Tutti ricatti in salsa europea a cui i governanti di turno si prostrano. senza nessuna remora. Capaci anche di fingere di sottrarsi al gioco del più becero baratto. Più aiuti, più riforme e investimenti, è questa la regola. Riforme come il job’s act e la buona scuola per intenderci. Investimenti come quelli che servirebbero per grandi eventi come le olimpiadi, o per Expo.

Il gioco che questi attori giocano, è quello che ci ha portato nelle condizioni in cui versiamo oggi. Giovani costretti a emigrare in cerca di lavoro e opportunità, insegnanti deportati dal sud verso il nord, studenti sempre meno incentivati a proseguire nel percorso di formazione, lavoratori licenziati senza un motivo valido. E ancora territori svenduti a lobbies del petrolio e della spazzatura. E’ questa l’Europa che si immaginano, è dunque questa l’Europa contro ci si deve scagliare. Il 25 Marzo a Roma i Ministri Europei si incontreranno per il 60° anniversario dei trattati che portarono alla nascita della Comunità Economica Europea. In quell’occasione continueranno a dirci che le ricette che loro propongo per uscire dalla crisi, sono le uniche possibili. E’ proprio per questo che saremo in piazza quel giorno. Per dire a questi signori che si sbagliano di grosso.

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