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Un’altra notte in Val Susa

Bussoleno, 26 gennaio 2012, sera.

Un’altra fiaccolata come tante, verrebbe da dire, come ne abbiamo fatte a decine in questi anni di mobilitazione determinata e permanente. Invece quello di ieri sera è stato un momento di passaggio fondamentale dentro la stessa storia lunga e in salita del movimento notav. Arresti e intimidazioni in questi anni il movimento ne ha affronate e superate tante ma il salto di qualità messo in campo ieri dal braccio penale della lobby del Tav non ha precedenti. Il movimento si è trovato faccia a faccia col Potere con la P maiuscola, in tutte le sue articolazioni di dominio, nel lavoro simultaneo dei professionisti della gogna mediatica e degli esecutori fedeli della legalità di Stato, con il beneplacito di Confindustria e l’ok del governo Monti mentre gli sfigati alla Esposito si masturbavano in solitaria gaudenzia apprendendo la notizia dai Tg del mattino.

La lettura politica di questa operazione l’ha data senza sbavature Alberto Perino fin dalle prime luci dell’alba: “Cosentino libero [abbracciato dal patron pdll-ino del Tav Osvaldo Napoli] i notav in cella”. Ma ancora più interessante è stato il seguito del discorso: “proprio mentre l’Italia inizia prendere fuoco…”. E qui l’assolutamente inedita capacità di cogliere il momento e la tendenza dei processi contradditori oggi in corso nel paese. Rifiutando l’ingiunzione miserabile allo scatenamento di una guerra tra poveri è stato detto a chiare lettere che il movimento  notav è a fianco degli “auto-trasportatori, il movimento dei forconi, i pescatori, il popolo sardo in lotta contro Equitalia…”. Sta qui il “punto topico” e più alto del movimento notav su quanto si sta muovendo in questo paese a difesa dalla rapina dei beni comuni. Come ha detto bene Ugo Mattei nell’intervista rilasciataci ieri sera si è realizzata qui “una compenetrazione tra avanguardie di compagni e  popolazione locale”. Questo fa paura è spinge i governanti dell’esistente a mosse sconsiderate, provocatorie e ridicole che non convincono più nessuno al di fuori delle cerchie auto-referenziali e autistiche di caste che san solo più comunicare tra loro: giornalismo mainstream, politica istituzionale, sindacati concertativi, governo, Confindustria e forze dell’ordine. Mentre sotto si allarga il mondo degli espropriati, che inizia ad aprire gli occhi e a prendere coscienza di avere molto più in comune di quanto potesse pensare solo qualche mese fa.

Dietro questa operazione c’è molta debolezza, tanto rancore e una malcelata ansia di vendetta. Non vogliono perdonare al movimento la sua capacità di sognare e far sognare alternative concrete e possibili. La Marcegaglia l’aveva detto a chiare lettere a giugno, prima dello sgombero coi cs della Maddalena: “non possiamo tollerare che all’interno dello Stato esista un territorio franco dove le forze dell’ordine non possono entrare chiamato ‘Libera Repubblica della Maddalena’!”.

La sensazione più bella che ieri percorreva, sotterranea ma palpabile, la fiaccolata dei 10000 era la serenità e la pacatezza di chi sa di stare dalla parte giusta, senza orpelli, artificiosi distinguo o ingiunzioni a prese di distanza imposte dall’alto. Il movimento sa, si conosce, individua alla perfezione gli interessi e le poste in gioco di una lotta che ha modificato le vite e le priorità di chi lo anima e fa crescere. Il resto sono solo farneticazioni, deliri impotenti del potere, astrazioni senza carne.

La serata di ieri ha ribadito che la paura non ha preso corpo e che la gioia di esserci e continuare ad esserci è ben radicata e ansisosa di perpetuarsi. Ora si fa forte l’urgenza di riportare fuori al più presto possibile tutt* compagn* arrestat*. Sapendo che non sarà semplice né breve. Presidi sotto il carcere e un corteo pomeridiano a Torino nella giornata di sabato sono in gia in programma mentre si accorciano i tempi di una manifestazione nazionale in valle contro l’Alta Velocità, a difesa dei beni comuni e in solidarietà con gli arrestati. Con la presenza molto probabile di sindaci, Comunità Montana, gonfaloni e sindaci. Là dove volevano dividere per meglio imperare, si troveranno a fronteggiare un’unita rinnovata e una determninazione accresciuta. Non sempre le vecchie ricette funzionano.

In Val Susa il morale è alto ma anche la comprensione che qui si vincerà -per la valle e per tutt*- solo se si sarà in grado di far proliferare 1000 Val di Susa in tutto il paese (e nel resto del continente). L’impresa potrà sembrare ardua ma i nervosismi del governo e dei suoi sostenitori mostrano già tutte le crepe di un esecutivo che aldilà delle dichiarazioni di facciata non può fare a meno del sistema dei partiti e del loro consociativismo mefitico.

Sarà dura… e non stiamo neanche più a dire per chi. Il tempo e l’epoca sono dalla nostra!

 

Infoaut-Torino

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pubblicato il in Crisi Climaticadi redazioneTag correlati:

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