
Presentazione del rapporto energia 2024 della Regione Piemonte: qualche riflessione preliminare
Pubblichiamo un’analisi preliminare grazie alla valutazione di Daniele Gamba, attivista del Circolo Tavo Burat e Pronatura di Biella, in merito al Rapporto Energia 2024 della Regione Piemonte, presentato il 15 aprile 2025 dalla Regione stessa. Al fondo dell’articolo alleghiamo un’intervista a Daniele in cui condividiamo alcune considerazioni e che speriamo possa essere di supporto alla lettura di questo contributo molto tecnico ma di particolare importanza, in quanto ci permette di anticipare le tendenze che si svilupperanno sul territorio regionale sul tema della speculazione energetica.
Come premessa generale, ci pare importante sottolineare come il rapporto e le prospettive delineate limitino al calcolo tecnico, chiaramente necessario, una questione che andrebbe inquadrata in prima istanza in una prospettiva politica e messa al centro di un dibattito più ampio rispetto a quello offerto dal tavolo della Regione e da chi è stato chiamato a farle consulenza. Senza dunque una discussione partecipata e collettiva su cosa si intenda per produzione, distribuzione e consumo di energia, gli ammonimenti a frenare per il bene di tutti le aspettative di “utile” e le proiezioni di scenari appaiono sterili e presto datate. Vale altrettanto per quanto è stato accennato rispetto al piano per le aree idonee (se sarà confermato di competenza delle regioni), di cui cogliamo con preoccupazione l’ipotesi di puntare molto alla “valorizzazione” delle zone da bonificare. Per quanto motivata dal preservare altre aree (quelle con una produzione agricola di peso), questa scelta non farebbe altro che esacerbare il già deprecabile concetto di ‘zona di sacrificio’, andando, tra l’altro, in direzione opposta alle indicazioni del Regolamento sul ripristino della natura del Consiglio europeo. Pensiamo dunque a quelle aree piemontesi già individuate come zone da sacrificare per il potenziale deposito unico di scorie nucleari ma anche a tutte le aree considerate “abbandonate” o oggetto di potenziale bonifica, poco popolate ma con alta concentrazione di impianti energetici o di cave e discariche. Solleviamo quindi la preoccupazione che possano essere al centro delle mire della Regione Piemonte nella selezione delle zone da sacrificare in nome della necessità della transizione green.
Buona lettura!
I dati presentati non si discostano dallo schema già utilizzato negli anni precedenti. I leggeri miglioramenti (maggiore conversione alle FER, minori consumi, calo delle emissioni) sono in parte legati al calo del PIL (su piano industriale) ed alle condizioni climatiche favorevoli (per quanto concerne il riscaldamento domestico).
Stante lo sviluppo delle rinnovabili sarebbe opportuno che i dati relativi al fotovoltaico siano in futuro riportati distinguendo:
- il FV su coperture o superfici impermeabilizzate ( con la distinzione tra attività produttive e residenziale)
- il FV su suolo agricolo
- l’AV su suolo agricolo
Anche il dato dell’autoconsumo dovrebbe essere meglio analizzato per mettere in evidenza la fonte e i settori che più si avvalgono di tale diretto utilizzo, evidenziano anche la quota gestita tramite CER.
I dati più interessanti del rapporto sono nelle due tabelle seguenti, relative alla potenza installata nel 2023 e alle domande di nuovi impianti depositate al 31 dicembre 2024.


Il rapporto ci indica che l’incremento di potenza nel 2023 è stato di circa 617 MW di cui ben 567 da energia solare (FV-AV). Le domande per energia solare ammontano a 3.484 MW ovvero sarà raggiunta nei prossimi 3-4 anni una potenza efficiente lorda da solare pari a circa 6.000 MW con un incremento del 130% rispetto alla situazione 2023. Dato che certamente rassicura sulla concreta possibilità di raggiungere l’obiettivo “ Fit for 55% ” al 2030, ancorché Legambiente ritenga che anche il Piemonte sia in ritardo di 4,2 anni per raggiungere tale risultato (vedasi il rapporto Scacco alle rinnovabili 2025).
Purtroppo il Rapporto della Regione non indica l’estensione delle superfici interessate ad ospitare l’AV-FV a terra. Qui di seguito una elaborazione condotta considerando le SUA del Piemonte anno 2024, suddivise per ogni provincia. E’ stato utilizzato un coefficiente di occupazione pari a 1,8 (per ogni MW da solare AV sono necessari 1,8 ha di suolo).

Come si può osservare la distribuzione per province mostra elevate differenze con dati allarmanti per le province di Alessandria e Biella. Nel rapporto non sono indicati inoltre le superfici disponibili, per provincia, con già in possesso i requisiti della solar belt (le aree definite idonee dalle disposizioni nazionali). La tabella di cui sopra dovrebbe essere ulteriormente affinata con tale dato. Qui di seguito la rappresentazione grafica delle aree prive di vincolo per AV presentata da Eurac Research per il Piemonte (in questa grafica non si tiene esattamente conto delle aree con produzioni agricole di pregio ).

Oltre al Rapporto annuo sull’energia sono stati presentati gli scenari e gli obiettivi elaborati da EURAC Research di medio e lungo periodo, di cui si riporta uno stralcio:

La previsione per il solare sul suolo agricolo (FV+AV) descritta negli scenari S2, caso A e B porta ad una previsione finale (2050) per un utilizzo complessivo di 28.800 ha (caso A) o di 81.000 ha (caso B).

L’incremento dovrebbe dunque farci passare dai 6.000 MW ipotizzati e certamente raggiungibili nel 2030 a valori tra i 16.000 e i 45.000 MW, ovvero più che triplicare, nel primo caso, o ottuplicare tale potenza nel secondo caso.
L’incidenza percentuale del solare sulla SUA potrà dunque trovarsi tra il 3% e il 9%, fatto salvo che gli obiettivi per il FV su coperture residenziali e non residenziali sia allo stesso tempo raggiunto (sono ipotizzati 9.000 MW).
Negli scenari Eurac l’eolico dovrebbe passare da 18,8 MW (dato 2023), o dai 478 MW (previsione sulla base delle domande al 2024) a 1.000 MW, ovvero dovrebbero essere istallati al 2050 circa 500 generatori con pale eoliche.
Tali scenari e dati confermano ulteriormente la necessità di una attenta pianificazione di tale conversione energetica. Lasciare decidere al mercato ed alle imprese, come di fatto sta avvenendo, porterà inevitabilmente allo sfruttamento e concentrazione impiantistica in alcune province ed aree, in relazione anche ai nodi di connessione alla rete. Le sole procedure di VIA non sono idonee a governare tale trasformazione ed occorre non solo individuare le aree idonee e quelle idonee, ma bilanciare tale trasformazione con altre esigenze, tra cui quelle paesaggistiche, agronomiche e la salvaguardia delle identità territoriali.
Nel rapporto il calo dei consumi è, per alcuni versi, ingannevole perché non considera con attenzione:
- la conversione da consumi fossili ad elettrico, nella mobilità
- i nuovi consumi da digitale (considerando i data center come infrastruttura produttiva dell’immediato futuro)
Su questo secondo punto interessate la notizia data da Terna di DATA CENTER in Piemonte per un consumo di 7 GW. TERNA ha anche avviato un servizio di accumulo acquistabile tramite aste (12 GW) e non sarà così necessario che per ogni impianto FER vi sia una BESS dedicata.
Nei prossimi mesi, oltre al tema delle aree idonee-inidonee, vi sarà la necessità di un aggiornamento del PEAR. Anche sul tema del rinnovo delle grandi concessioni idroelettriche occorrerà vigilare affinché non si verifichi una svendita (anche sotto il profilo ambientale) di tali concessioni.
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