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Torino: conferenza di Ilan Pappe.

Ilan Pappé, uno dei maggiori rappresentanti della cosiddetta Nuova storiografia israeliana, ospite alla Scuola Holden di Torino per un incontro aperto ai cittadini sul conflitto sulla Striscia di Gaza.

da InfoPal

Messo in piedi da Progetto Palestina e Bds Torino, movimento per i diritti del popolo palestinese, circa trecento persone sono riuscite ad accedere all’aula magna per ascoltare le ragioni del professore di origine israeliana, noto per le sue posizioni antisioniste e altrettante sono rimaste fuori per limiti di capienza.
Ecco i passaggi più significativi della serata : «Israele non approva in pieno questo scambio di ostaggi ed è un peccato perché da questo passaggio nel conflitto, si sarebbe potuti passare a un tavolo negoziale di pace più serio, esiste una politica globale a supporto di Israele e una indifferente entrambe però restano in silenzio sulle politiche di oppressione, basate sulla colonizzazione, verso il popolo palestinese. Infatti, nel futuro prossimo comunque la guerra nella Striscia di Gaza si concluderà e i cittadini palestinesi in Israele continueranno a vivere in un sistema di apartheid quotidiano e la Striscia resterà una prigione a cielo aperto, perchè governi occidentali continueranno a supportare Israele per ragioni storiche legate al potere della lobby ebrea negli Stati Uniti d’America, i gruppi sionisti e cristiani nel mondo e il complesso industriale di Tel Aviv, da sempre considerato strategico».

Applausi del pubblico.



Ancor più sonori, quando rilancia la sua posizione: «Come ebreo, vi dico che il sionismo è il male. Ciò che chiedo è una Palestina libera per tutti».

Dopo una disamina fra teorie geopolitiche e ricostruzioni dal 1948 fino a oggi, partono le domande dal pubblico. Un anziano domanda: «Come mai al governo italiano non interessa più la causa palestinese come in passato?». Per Pappé, «ci sono agende politiche più incentrate su immigrazione e povertà su cui Israele si inserisce molto bene e le priorità dei governi occidentali non combaciano a quelle della società civile».

Un’altra alzata di mano. «Come giudica la posizione di alcuni capi di Stato come Emmanuel Macron, che hanno mostrato più solidarietà e la richiesta di arrivare a un cessate il fuoco?». Qua il professore è netto: «Mi piacerebbe pensare che siano cambiamenti mossi da una maggiore consapevolezza – dice –. Ma è solo puro cinismo davanti alle ingenti morti palestinesi. In realtà, hanno paura che il loro elettorato non sopporti più la situazione e insorga contro politiche ritardatarie rispetto al cessate il fuoco».

Standing ovation finale.

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