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Sudafrica, nuovi arresti e licenziamenti contro la lotta dei minatori

Nelle ultime settimane a finire nel mirino della protesta è stata la Anglo American Platinum, prima estrattrice al mondo di platino che in Sudafrica controlla diverse miniere.

Lo scorso 3 ottobre i minatori avevano occupato uno dei siti di estrazione a Kumba Iron Ore, sequestrando anche il materiale di proprietà del colosso minerario, chiedendo aumenti salariali più alti di quelli concordati in estate tra l’azienda e il sindacato maggiore, il National Union of Mineworkers, accusato dai lavoratori di difendere ormai solo gli interessi dell’Anglo American Platinum con concertazioni arrendevoli e al ribasso.

I minatori che portavano avanti l’occupazione sono stati sgomberati nella notte tra martedì e mercoledì dalla polizia, che ha effettuato 40 arresti.

I lavoratori arrestati nell’operazione sono stati denunciati per estorsione, atti di intimidazione, furto, distruzione e violazione di proprietà privata.

Oltre agli arresti, il pugno di ferro dell’azienda contro la protesta si è tradotto anche in centinaia di nuovi licenziamenti contro quanti si erano rifiutati di tornare al lavoro entro martedì.

Una strategia, questa, adottata da più parti dalle multinazionali, che a causa della protesta che da quest’estate tiene in scacco le attività di estrazione, negli ultimi mesi hanno visto calare vertiginosamente i propri profitti legati al Sudafrica.

Anche il gruppo Gold Fields, infatti, ha dato un ultimatum ai minatori in sciopero, minacciando più di 20.000 licenziamenti se la produzione non riprenderà entro domani.

I tentativi di soffocare la protesta si susseguono ormai quasi giornalmente ma per ora non sembrano aver scalfito la determinazione dei 75.000 minatori che in tutto il paese chiedono aumenti salariali e condizioni di vita migliori.

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