InfoAut
Immagine di copertina per il post

Siamo in Rojava perché vogliamo la rivoluzione [IT/EN]

||||

“Da militanti autonomi siamo qua perché vogliamo toccare con mano questo esperimento politico di trasformazione radicale della società, vogliamo comprendere il metodo e l’approccio alla formazione continua sia dei militanti che della società tutta.” Una nutrita delegazione di compagne e compagni della redazione di InfoAut di diverse città italiane è da pochi giorni arrivata in Rojava e a Maxmur: “siamo qui per accorciare le distanze tra una rivoluzione in atto e quella che ci impegniamo a costruire nel nostro paese.” 

Pubblichiamo di seguito integralmente la prima corrispondenza della delegazione. [ENGLISH VERSION]

Raqqa, ottobre 2017. 
Nella capitale siriana dell’ISIS le Forze Siriane Democratiche (SDF) stanno vittoriosamente combattendo per la liberazione della città, segnando una tappa decisiva nella guerra che dura da sei anni. Nel frattempo anche a Deir el-zor l’ISIS sta perdendo il suo ultimo bastione e la rivoluzione confederale è arrivata allo scontro diretto anche con lo stato siriano governato dal regime dittatoriale di Bashar al-Assad. Il 22 settembre si sono tenute le prime elezioni libere nella Federazione della Siria del Nord per eleggere presidenti e co-presidenti degli organismi del potere popolare. Negli stessi giorni una delegazione della redazione di Infoaut, composta da compagne e compagni di molte città italiane, è in Rojava e a Maxmur: il primo, nella Siria del Nord, è l’unico fronte vincente della rivoluzione siriana; la seconda, in Iraq, è l’esperienza rivoluzionaria dimenticata, il primo laboratorio di organizzazione sociale democratica. Ci verrà chiesto perché affrontare un viaggio di questo tipo per andare in un paese che sembra molto lontano e molto diverso dal nostro.
Dal nostro paese tanti sono venuti fin qua per portare solidarietà o a combattere. Noi siamo solo all’inizio. Proveremo a spiegare i motivi che ci hanno spinto fino qua, senza sapere ancora come le nostre idee potranno cambiare durante questa esperienza. In questo paese c’è una rivoluzione che sta cambiando la società e che rappresenta l’unica forza in grado di combattere efficacemente contro l’ISIS.

Chi combatte l’ISIS?
Chi oggi combatte in prima linea l’ISIS non sono Salvini, Minniti e la Le Pen, neanche Trump o Renzi, ma sono migliaia di giovani donne e uomini curdi, arabi, assiri, turcomanni e internazionali che mettono a rischio la propria vita quotidianamente anche per noi. Probabilmente nessuno saprebbe di cosa parliamo se Daesh (ISIS) non avesse compiuto gli attentati che hanno colpito l’Europa negli ultimi anni o se la città di Kobane non avesse eroicamente resistito all’assedio nel 2014. Prima di allora l’attenzione pubblica su quanto accade in questa porzione di Medioriente era praticamente inesistente, nonostante proprio in questi paesi ci sia stato il maggior numero di attentati e di vittime dell’ISIS. Paesi lontani, storie che non ci toccano. Non siamo d’accordo, pensiamo che non sia possibile rimanere passivi o indifferenti.

Chi di noi non ha avuto un amico al Bataclan, per le strade di Parigi, sulla Ramblas o per le vie di Berlino o di Nizza? In quei luoghi e in quei giovani riconosciamo i nostri simili e nell’ISIS un nemico. Nei nostri paesi la presa di coscienza collettiva dell’esistenza di Daesh e della sua pericolosità si è tradotta in paranoia securitaria, stato di emergenza, sciacallaggio elettorale dei partiti xenofobi contro i musulmani e gli immigrati. Questa è la reazione che rafforza l’ISIS, il cui obiettivo è scavare un solco d’odio tra musulmani e resto del mondo. Perché, vale la pena ricordarlo, non si tratta solo di un tentativo di istituzione statale estesa territorialmente tra Iraq e Siria, ma una proposta politica a milioni di musulmani. Sia a quelli che vivono in paesi permanentemente instabili e sull’orlo di guerre distruttive, anche a causa degli interessi occidentali; sia a quelli che abitano un’Europa xenofoba.

Non si può distruggere l’ISIS senza distruggere il sistema di cui è parte.
Questo però non è pensabile senza un profondo cambiamento della mentalità, delle relazioni sociali e della vita tutta. Infatti, al momento, l’unica soluzione efficace contro l’ISIS è quella della rivoluzione confederale, esplosa con la cacciata del regime di Assad nel 2012 e frutto di un lavoro politico durato quasi quarant’anni iniziato con la fondazione del Partito dei lavoratori del Kurdistan (PKK) nel 1978. Le comuni di Maxmur, tuttora esistenti, sono state lo snodo fondamentale di questa storia, creando dal 1995 un’esperienza di massa di comunismo nel deserto iracheno a sud di Mosul. Questa forza sociale è stata in grado tanto di combattere l’ISIS sul piano militare, quanto di offrire una proposta politica alternativa valida per tutto il medioriente e, potenzialmente, per tutta l’umanità: il confederalismo democratico.

Il PYD e le YPG/YPJ hanno trasformato la tragedia della guerra in Siria nell’opportunità per dare forza e concretezza alla proposta del confederalismo democratico. In Siria del Nord la guerra contro Daesh non è slegata da un radicale cambiamento sociale e politico. Sulla base della trasformazione delle relazioni sociali, economiche e del ruolo delle donne, dei giovani, e dell’istituzione del potere popolare, ha preso forma la proposta di una vita che vuole superare lo stato e i confini artificiali imposti dalle potenze coloniali e che prevede una convivenza di tanti popoli nella reciproca amicizia.

Sostenere e conoscere la rivoluzione.
A quanti è capitato di vedere una rivoluzione? Di assistere ad una situazione di trasformazione radicale di una società, la costituzione di comuni e altre forme di potere popolare? Pensiamo che sia preciso dovere di ogni rivoluzionario sostenere e conoscere le rivoluzioni della propria epoca storica. È importante rompere l’isolamento in cui la rivoluzione confederale viene mantenuta, sfidare l’embargo della Turchia, complice dell’ISIS, e del regime di Massoud Barzani presidente del Kurdistan iracheno. E soprattutto vogliamo dare il nostro contributo per rompere l’isolamento politico e il silenzio dei mezzi di informazione su questa rivoluzione. È tanto più necessario dal momento in cui gli stati dell’area, prima tra tutti la Turchia, rispettata e considerata partner economico dell’Italia e dell’Europa, cercano ogni mezzo per frenare la rivoluzione, anche con azioni militari e bombardamenti in Siria come in Iraq e Bakur. In particolare il nostro pensiero va a quegli uomini e quelle donne venuti qua dall’Italia e da altri paesi a combattere per la rivoluzione.

Da militanti autonomi siamo qua perché vogliamo toccare con mano questo esperimento politico di trasformazione radicale della società, vogliamo comprendere il metodo e l’approccio alla formazione continua sia dei militanti che della società tutta. Questa rivoluzione ha qualcosa da insegnare anche a noi? Sicuramente. In quali termini? Quanto determinanti sono le differenze della società italiana e del nostro modo di pensare? Questo ancora non lo sappiamo. Non inseguiamo il fascino esotico per una rivoluzione in mancanza di alternative praticabili nei nostri paesi. Al contrario siamo qui per accorciare le distanze tra una rivoluzione in atto e quella che ci impegniamo a costruire nel nostro paese.

Vedere l’unica rivoluzione anticapitalista del nostro secolo non è né un feticcio né una medaglietta. La trasformazione radicale di un’intera società è un processo estremamente complesso e lungo, dove le contraddizioni si intrecciano e i momenti di accelerazione si alternano a momenti di difficoltà e resistenza. Alla base c’è una prassi politica che utilizza le possibilità aperte dalle contraddizioni del contesto in cui opera, che contempla la costruzione di organizzazioni diverse per raggiungere scopi differenti, che stringe alleanze che consentono un rafforzamento della rivoluzione, senza perdere di vista il proprio fine ultimo.

Vivere questa realtà fa percepire la concretezza della parola hevalti, l’amicizia politica. Un concetto molto importante per questa rivoluzione e molto potente, che vogliamo approfondire anche sul campo. Si tratta delle relazioni che si ritrovano in quanti percorrono una parte di cammino assieme contribuendo alla rivoluzione nelle più diverse forme. Hevalti è il continuo relazionarsi con la complessità dei rapporti sociali, delle ambivalenze e ambiguità della società e non solo con chi è uguale a noi. Però non vuol dire accettare così com’è quello che ci troviamo davanti. Infatti un’attenzione particolare viene posta alla perwerde, l’educazione e trasformazione continua del modo di vedere il mondo. Altrettanto fondamentale è la rivoluzione delle donne basata sulla jineoloji. Lo stravolgimento del ruolo sociale e politico delle donne è tanto reale quanto difficile. Partendo da presupposti differenti dai femminismi occidentali, questa rivoluzione è in grado di apportare cambiamenti concreti dando nuovo respiro alle prospettive delle donne in medioriente e non solo.

Da questa esperienza dobbiamo riportare indietro quanti più insegnamenti possibili per farne tesoro, per aumentare gli strumenti teorici e pratici in nostro possesso per rivoluzionare anche la nostra società e la nostra vita. Perché fare la rivoluzione vuol dire anche trasformare se stessi, il proprio modo di pensare e di vivere. Lo dobbiamo a questa rivoluzione e a tutte le persone che hanno donato la vita perché una società migliore sia possibile.

 

Ti è piaciuto questo articolo? Infoaut è un network indipendente che si basa sul lavoro volontario e militante di molte persone. Puoi darci una mano diffondendo i nostri articoli, approfondimenti e reportage ad un pubblico il più vasto possibile e supportarci iscrivendoti al nostro canale telegram, o seguendo le nostre pagine social di facebook, instagram e youtube.

pubblicato il in Conflitti Globalidi redazioneTag correlati:

DELEGAZIONE ROJAVA INFOAUT 2017kurdistan

Articoli correlati

Immagine di copertina per il post
Conflitti Globali

Di base in base. La fitta rete militare Usa-Nato in Italia

Alea iacta est. Il dado è tratto. Le nuove bombe nucleari USA a caduta libera saranno dislocate in Europa entro la fine del 2022 con tre mesi di anticipo sul cronogramma fissato da Washington con i partner NATO.

Immagine di copertina per il post
Conflitti Globali

Israele: nasce il governo più a destra di sempre. Proteste fuori dalla Knesset

Al via dentro la Knesset, il Parlamento di Tel Aviv, il dibattito che porterà alla nascita del governo israeliano più a destra di sempre, fondato sull’accordo tra il Likud di Netanyahu (di nuovo premier), l’ultradestra religiosa e di quella, ancora più a destra, di Potere Ebraico e Sionismo Religioso, espressione politica dei coloni più oltranzisti.

Immagine di copertina per il post
Conflitti Globali

La Tana dei Leoni non è un fenomeno transitorio: si profila una rivolta armata

Disincantati dal modello politico fallito dell’Autorità Palestinese e sempre più impressionati dalla resistenza armata a Gaza, una ribellione armata in Cisgiordania è semplicemente una questione di tempo.

Immagine di copertina per il post
Conflitti Globali

Perù: Per Lucha Indígena “Lo stato è il problema”

“La mobilitazione sociale in Perù è contro il potere economico che ha occupato lo stato. Per questo chiediamo la chiusura del congresso e l’inizio di un Governo Provvisorio delle organizzazioni popolari oggi in lotta di resistenza contro il neofascismo”.

Immagine di copertina per il post
Conflitti Globali

Capodanno turco: continuano gli attacchi chimici alla rivoluzione curda

Il silenzio internazionale si fa scudo del presunto ruolo di mediatore di questo paese nella guerra tra Russia e Ucraina. Nel frattempo, la Turchia viola i trattati, usa armi illegali e colpisce con i droni.

Immagine di copertina per il post
Conflitti Globali

Caucaso: 60mila persone in piazza in Artsakh contro il blocco azero del corridoio verso l’Armenia

Dal 12 dicembre l’unica strada che collega Artsakh e Armenia è stata occupata dagli azeri, che – nonostante la presenza di truppe russe a controllo del corridoio – impediscono il transito dei beni di prima necessità: cibo, riscaldamento e anche farmaci.

Immagine di copertina per il post
Conflitti Globali

Miti e misfatti dell’attuale crisi energetica

Con la distruzione dei gasdotti Nord Stream 1 e 2 (avvenuta lo scorso 26 settembre), L’Europa ha tagliato i ponti dietro se stessa.

Immagine di copertina per il post
Conflitti Globali

Nazione Mapuche: “I nostri prigionieri non hanno commesso delitti, c’è una chiara persecuzione politica”

Per comprendere lo sciopero della fame di cui sono protagonisti i prigionieri politici mapuche del Coordinamento Arauco Malleco, parliamo con il portavoce del CAM, Rafael Pichún Collonao, che ci ha dichiarato che nonostante la criminalizzazione che subiscono da parte dello stato cileno, “loro sono decisi e in lotta”. di Carlos Aznárez e María Torrellas -Descrivici […]

Immagine di copertina per il post
Conflitti Globali

Attentato di Parigi: un video dimostra che la polizia ha mentito sull’arresto dell’aggressore

La polizia ha detto di aver catturato l’aggressore e le autorità si sono congratulate con loro perché lo hanno catturato “rapidamente”. Tuttavia, il filmato mostra che l’aggressore è stato neutralizzato dai negozianti e che la polizia è arrivata sulla scena molto tardi.

Immagine di copertina per il post
Conflitti Globali

Francia: attacco contro il centro culturale curdo Ahmet-Kaya, proteste e scontri di piazza

Dopo l’attacco, centinaia di giovani curdi e solidali si sono radunati attorno al Centro culturale dell’X arrondissement, dando vita a durissimi scontri con la polizia tra sanpietrini, lacrimogeni e cariche.

Immagine di copertina per il post
Conflitti Globali

Filmato dell’azione di guerriglia contro le forze turche nel Kurdistan meridionale

Gerîla TV ha pubblicato una registrazione video di un’azione contro un campo base turco nel distretto di Zakho. Tre soldati delle forze di occupazione sono stati uccisi a seguito dell’azione all’inizio di novembre.

Immagine di copertina per il post
Conflitti Globali

Gerîla TV pubblica il filmato dell’operazione rivoluzionaria a Metina

42 soldati dell’esercito turco sono stati uccisi in un’operazione di guerriglia rivoluzionaria nella regione di Metîna delle zone di difesa Medya nel nord dell’Iraq.

Immagine di copertina per il post
Conflitti Globali

Bombardamenti turchi in Rojava e Iraq contro il Confederalismo Democratico

Gli aerei da guerra dello Stato turco hanno bombardato la parte occidentale della Siria settentrionale e orientale: Kobanê e il villaggio di Belûniyê a Shehba, a sud-ovest di Kobanê. E’ stato colpito anche il villaggio di Teqil Beqil, vicino a Qereçox a Dêrik, nella parte orientale del Rojava e i magazzini di grano di Dehir Ereb, a nord-est di Zirgan.

Immagine di copertina per il post
Conflitti Globali

Il movimento curdo nega il proprio coinvolgimento nell’attentato di Istanbul

Dopo l’attentato di ieri ad Istanbul che ha provocato sei morti e decine di feriti il governo di Erdogan ha immediatamente accusato il PKK e le Ypg/Ypj di essere responsabili dell’attentato. Il movimento curdo ha respinto con forza queste accuse e ha denunciato un piano oscuro del dittatore turco per colpire Kobane.

Immagine di copertina per il post
Conflitti Globali

Congresso nazionale del Kurdistan: la Turchia colpevole di crimini di guerra

Riprendiamo la dichiarazione del KCK (Congresso Nazionale del Kurdistan) che invita alla mobilitazione contro i crimini di guerra dello stato turco.

Immagine di copertina per il post
Conflitti Globali

IRAN: “NEL FINE SETTIMANA 200 CITTA’ IN RIVOLTA, OTTO MILIONI IN STRADA, 90 MORTI A SANANDAJ”. INTERVISTA A UN MEMBRO DELLA RESISTENZA IRANIANA

Domenica 9 ottobre è stato il 24° giorno di proteste contro il regime in tutto l’Iran. Scontri e manifestazioni si sono svolte , secondo i dati diffusi dalla Resisteza Iraniana, in almeno 200 citta’ di tutte le 31 provincie e hanno visto scendere in strada almeno 8 milioni di persone. I manifestanti hanno intensificato le […]

Immagine di copertina per il post
Intersezionalità

In ricordo di Nagihan Akarsel

La notizia dell’uccisione di Nagihan Akarsel, attivista e studiosa femminista impegnata nella Jineoloji, fuori dalla sua casa di Sulaymaniyah ha sconvolto il mondo martedì mattina. Traduciamo il contributo di Zîlan Diyar, dal Comitato Europeo di Jineolojî e pubblicato sul sito dell’Accademia per la Modernità Democratica. Volevo iniziare con una poesia. Poi ho visto che la […]

Immagine di copertina per il post
Conflitti Globali

Il fiore della trasformazione sboccia in Kurdistan.

La piena fioritura del Fiore della Trasformazione comporterà lotte difficili e a lungo termine. Ma ciò che la società curda sta cercando di realizzare può essere definito una “nowtopia” in divenire, e molte altre sono visibili all’orizzonte in tutto il mondo, un vero e proprio pluriverso di pratiche e visioni del mondo.  Immaginate questo scenario. […]

Immagine di copertina per il post
Conflitti Globali

Appello per una mobilitazione nazionale il 4 giugno 2022 a Roma contro la guerra e l’invasione turca del Kurdistan

Il 17 aprile lo Stato turco ha lanciato una nuova campagna militare volta ad occupare le aree di Şikefta Birîndara, Kurêjaro (Kurazhar) e Çiyayê Reş nella regione dello Zap nel Kurdistan meridionale. In questa campagna transfrontaliera illegale le forze armate turche hanno utilizzato artiglieria pesante, aerei da guerra, droni ed elicotteri e il trasporto aereo […]

Immagine di copertina per il post
Conflitti Globali

Dichiarazione del Newroz 2022: ”Ora è il momento del successo”

Un’alleanza di partiti e organizzazioni curde ha presentato le sue richieste di libertà e pace in Kurdistan e la fine delle guerre globali e delle lotte di potere con una Dichiarazione del Newroz ad Amed (Diyarbakir). Da Rete Kurdistan La dichiarazione del Newroz è stata letta dalla co-presidente presidente del DBP (Partito delle regioni democratiche) […]