InfoAut
Immagine di copertina per il post

Sempre più determinati i prigionieri palestinesi

Lo sciopero, indetto per protestare contro le pessime condizioni carcerarie, iniziato da alcuni detenuti nello scorso mese, vede in queste giornate una partecipazione senza precedenti; nelle carceri israeliane sembrano essere state superate molte delle divergenze tra le fazioni palestinesi. Infatti, aderiscono allo sciopero della fame molti membri di tutto il diversificato spettro politico palestinese: il Fronte Popolare, che ha inizialmente indetto la protesta, l’ala islamica (Hamas, Jihad) e, inoltre, i membri dei partiti afferenti alla “moderata” Autorità Palestinese.

Come era già successo durante la prima e la seconda Intifada, la lotta dei detenuti fa da collante per il popolo palestinese, unito contro il nemico comune. Questa stessa unità, purtroppo, nella quotidianità viene spesso minata dal servilismo e dalla collaborazione più o meno segreta della leadership di Abu Mazen con i poteri occidentali nella regione.

Lo sciopero della fame ha un ruolo fondamentale nella ricomposizione del fronte della resistenza, visto l’alto numero dei detenuti che stanno aderendo. Uno sciopero affatto facile: molti prigionieri sono stati ricoverati in ospedale, tra questi Ahmad Sa’adat, uno dei principali leader di riferimento della lotta palestinese sia dentro che fuori le carceri.

Parallelamente al rafforzarsi della lotta aumentano anche le politiche israeliane atte a rompere il fronte di solidarietà che si sta creando all’interno delle prigioni. Oltre alle perquisizioni continue nelle celle, sequestro dei vestiti e degli effetti personali dei detenuti in sciopero della fame, trasferimenti forzati nottetempo, l’amministrazione carceraria dello stato ebraico aveva anche proposto ai detenuti affiliati al Fronte Popolare di Liberazione della Palestina una cessazione dell’isolamento del segretario dell’organizzazione Ahmed Sa’adat in cambio della fine dello sciopero della fame. Compatta è stata la risposta dei detenuti: “Non stiamo combattendo per un caso singolo ma per tutti, lo sciopero andrà avanti”.

Le mobilitazioni a sostegno delle lotta dei prigionieri sono state numerose sia nella Striscia di Gaza che nelle strade della West Bank. Mobilitazioni che sono state represse, come nel caso di quella svoltasi davanti la prigione di Ofer, quando centinaia di manifestanti sono stati allontanati con l’utilizzo di idranti, gas lacrimogeni e proiettili.

Ad oggi oltre ci sono oltre 6000 palestinesi detenuti nelle carceri israeliane; oltre 750.000 coloro che hanno passato un periodo di permanenza nelle prigioni. I palestinesi vengono arrestati e trattenuti nelle prigioni per mesi, anni, solo perché sospettati di una qualche “attività terroristica”, di far parte di uno dei movimenti della resistenza palestinese.
Nel tentativo di attutire l’esposizione mediatica, seppur minima, legata al trattamento inumano riservato ai prigionieri, lo stato ebraico ha liberato alcuni detenuti (per lo più coloro che hanno a lungo portato avanti lo sciopero della fame) e ne ha estradati altri.
Tutto questo non è legato ad una diminuizione della repressione nelle strade palestinesi: per un prigioniero liberato, lo stato israeliano ne arresta altri dieci ogni settimana – tra gli studenti che lottano nelle università, i profughi che manifestano per il diritto al ritorno, tra coloro che lottano contro gli espropri – mostrando come niente sia cambiato in quella che ama autodefinirsi, spalleggiata dai media occidentali e non solo, “unica democrazia del Medio Oriente”.

La lotta in corso in questi giorni, dura e difficile, mostra come i prigionieri palestinesi rappresentino un’avanguardia della società: non solo fucina della coscienza di classe, dell’elaborazione e della crescita culturale e di lotta, ma anche punto di unione di tutte le forze politiche che si battono contro l’occupazione israeliana.

Ti è piaciuto questo articolo? Infoaut è un network indipendente che si basa sul lavoro volontario e militante di molte persone. Puoi darci una mano diffondendo i nostri articoli, approfondimenti e reportage ad un pubblico il più vasto possibile e supportarci iscrivendoti al nostro canale telegram, o seguendo le nostre pagine social di facebook, instagram e youtube.

pubblicato il in Conflitti Globalidi redazioneTag correlati:

palestinaprigionierisciopero della fame

Articoli correlati

Immagine di copertina per il post
Conflitti Globali

Militarizzazione della ricerca: il Politecnico e il suo ruolo nella fabbrica della guerra

Il 24 novembre 2025, a Torino, un incontro pubblico ha messo al centro una domanda sempre più difficile da eludere: che ruolo stanno giocando le università nella nuova fase di riarmo? 

Immagine di copertina per il post
Conflitti Globali

La flottiglia del “Sumud” sfida di nuovo il blocco di Gaza: 70 imbarcazioni in mare

Ripubblichiamo questo articolo della redazione di PagineEsteri nell’ottica di dare visibilità e diffondere il più possibile la nuova missione della Flotilla per Gaza. Rompere l’assedio con un gesto collettivo come questo rimane un’iniziativa non scontata e a cui va data importanza nonostante il livello mediatico sia al momento disinteressato da questa missione.

Immagine di copertina per il post
Conflitti Globali

“Cuba non è una minaccia”: a Roma manifestazione nazionale contro il bloqueo Usa

Manifestazione nazionale oggi pomeriggio, sabato 11 aprile a Roma, al fianco di Cuba, strangolata da fine gennaio 2026 dall’embargo totale energetico degli Usa, che segue l’infame bloqueo in vigore fin dagli anni ’60.

Immagine di copertina per il post
Conflitti Globali

Porto di Genova 6 aprile 2026

Sì stanno mettendo in viaggio diverse flottiglie che non puntano solo ad arrivare a Gaza, impresa già vissuta con alti rischi durante la navigazione, abbordaggi con forze speciali e detenzione israeliana , ma a restare a Gaza!

Immagine di copertina per il post
Conflitti Globali

Palantir e il capitale europeo: chi investe?

Chi finanzia le tecnologie della sorveglianza e della guerra? Ne parliamo con Daniele Grasso, data journalist di El País e dell’ICIJ, a partire da un’inchiesta sugli investimenti europei nel colosso Palantir di Peter Thiel.

Immagine di copertina per il post
Conflitti Globali

Quale tregua tra Stati Uniti e Iran?

In queste ore è iniziato il cessate il fuoco tra Stati Uniti e Iran. Se di tregua si può parlare.

Immagine di copertina per il post
Conflitti Globali

Nuestra America Convoy

Pubblichiamo un importante contributo di un compagno appena ritornato dalla missione solidale a Cuba. Buona lettura!

Immagine di copertina per il post
Conflitti Globali

Proteste in Siria contro Israele

In questi giorni, a partire dalla notte tra il 31 marzo e il 1 aprile, si sono verificate in Siria proteste contro Israele immediatamente scattate a seguito della notizia del passaggio alla Knesset della legge che istituisce la pena di morte per i prigionieri palestinesi.

Immagine di copertina per il post
Conflitti Globali

Tra le macerie di Gaza, le ragazze reagiscono, un pugno alla volta

Nella Gaza dilaniata dalla guerra, ragazze e giovani donne ricostruiscono un club di pugilato, usando lo sport per elaborare il dolore, sfidare le norme e trovare la forza in mezzo allo sfollamento.

Immagine di copertina per il post
Conflitti Globali

Israele introduce la pena di morte per i palestinesi

Impiccagione, nessun appello e applicazione selettiva: la norma voluta da Ben Gvir e sostenuta da Netanyahu legalizza la disuguaglianza e istituzionalizza la punizione su base etnica.

Immagine di copertina per il post
Approfondimenti

Intervista a Youssef Boussoumah: “i militanti anti-imperialisti devono rispondere all’appuntamento con la storia”

Abbiamo svolto questa lunga intervista a Youssef Boussoumah, militante di lungo corso di estrema sinistra, anti-imperialista e decoloniale che oggi contribuisce al progetto di informazione autonoma Parole d’Honneur e di QG Décoloniale.

Immagine di copertina per il post
Conflitti Globali

Operazioni di polizia in Tunisia contro la Global Sumud Flotilla

A partire dal 6 marzo le autorità tunisine hanno arrestato  diversi membri, attuali ed ex, della Global Sumud Flottilla e li hanno portati all’Unità Investigativa della Garde National a El Aouina, Tunis Capital.

Immagine di copertina per il post
Editoriali

Guerra all’Iran: da un certo punto in là non c’è più ritorno

Ad oggi è possibile sostenere che gli USA non si aspettassero una durata della guerra di questo tipo. Nessun segno di de-escalation: gli attacchi aerei contro l’Iran si intensificano nella seconda settimana di guerra. I bombardamenti su Teheran sono indiscriminati, ospedali, scuole, civili, depositi di petrolio nel centro della città.

Immagine di copertina per il post
Conflitti Globali

Israele ostacola la ripresa dell’istruzione a Gaza a causa del continuo Scolasticidio

Oltre il 90% delle scuole di Gaza è stato danneggiato e la stragrande maggioranza è ancora utilizzata come rifugio per gli sfollati.

Fonte: English version da Invictapalestina

Immagine di copertina per il post
Approfondimenti

L’Asse del Caos

da Machina

La guerra contro l’Iran segna un ulteriore salto nell’escalation mediorientale guidata da Israele e Stati Uniti. Le ritorsioni iraniane sulle infrastrutture energetiche del Golfo mostrano quanto fragile sia l’equilibrio globale costruito su petrolio e rotte commerciali. Sullo sfondo emerge un progetto più ampio dell’«Asse del Caos»: indebolire e frammentare gli Stati della regione, con conseguenze difficilmente controllabili.

Immagine di copertina per il post
Confluenza

Dossier sugli investimenti israeliani nei progetti di energia rinnovabile in Italia

Molteplici società israeliane con progetti nei territori occupati in Palestina e Cisgiordania approdano su suolo italiano per finanziare progetti di energia rinnovabile, in particolare agri e fotovoltaico su grande scala.

Immagine di copertina per il post
Bisogni

CASSA DI RESISTENZA – BLOCCHIAMO TUTTO TORINO

IL COORDINAMENTO TORINO PER GAZA LANCIA LA CASSA DI RESISTENZA  Chi lotta non è mai sol3! IL MOVIMENTO “BLOCCHIAMO TUTTO” Quest’autunno un enorme movimento popolare ha bloccato l’Italia al fianco della resistenza del popolo palestinese, contro il progetto genocida e coloniale del regime israeliano. Questo movimento ha denunciato con forza la responsabilità del governo Meloni […]

Immagine di copertina per il post
Divise & Potere

Ancora repressione sulle lotte per la Palestina a Torino

Questa mattina, con un’operazione di polizia all’alba sono stati notificati 5 arresti domiciliari e 12 obblighi di firma ad altrettanti compagni e compagne come esito di un’operazione della DIGOS di Torino, durata mesi, contro le lotte per la Palestina in città.