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Scuola e rivoluzione: intervista a un’insegnante del Rojava

Qual è la concezione generale di questa rivoluzione riguardo all’istruzione e all’educazione?

All’inizio di questa rivoluzione la nostra principale preoccupazione ha riguardato l’aspetto linguistico, la lingua curda. Per questo il nostro primo sforzo è stato fare in modo che il numero maggiore possibile di persone avesse accesso a un’istruzione di base, cioè che imparasse a leggere e scrivere. La società curda era stata oppressa da un sistema statale, quello siriano, dove tanto la lingua quanto la cultura curda erano state assimilate. Per questo direi che la prima rivoluzione è stata una rivoluzione linguistica. Essa era importante anche per conoscere noi stessi, per comprendere la verità dell’essere stati assimilati.

Per fare in modo che tutti fossero coinvolti in questo processo, abbiamo iniziato dai bambini: era importante che anche loro fossero consapevoli del problema dell’assimilazione, di essere assimilati. La psiche dei bambini è il luogo primario dell’assimilazione. Per questo il primo passo nel nostro sistema educativo è l’insegnamento della lingua curda; tra il primo e il terzo anno tutti apprendono la lingua curda, dal quarto al sesto, invece, l’arabo e l’inglese. Questo non vale per le persone di famiglia araba o assira: arabi e assiri apprendono l’arabo nei primi tre anni, il curdo e l’inglese negli altri tre anni. Il nostro sistema fa in modo che anche i bambini assiri, che sono una minoranza, possano studiare nei primi anni la loro lingua, l’aramaico. Il pensiero del partito non svolge alcun ruolo nell’istruzione primaria, che si occupa di fornire soltanto conoscenze di base.

Durante il processo rivoluzionario, la creazione di scuole autonome ha implicato anche il boicottaggio di quelle statali, o le due istituzioni si sono sovrapposte?

Fino al 2011, quando qui c’erano le scuole statali, il processo rivoluzionario era appena iniziato, quindi non c’è stato né l’uno, né l’altro fenomeno, direi. La creazione delle scuole autonome in Siria ha coinciso con la ritirata delle istituzioni statali dal Rojava. Oggi lo stato siriano mantiene una presenza militare e istituzionale soltanto in due città del cantone di Cizire, Qamishlo e Hasakah, ed esistono qui anche alcune scuole statali. A Qamishlo, ad esempio, sono rimaste tre di queste scuole, che sono collocate in quartieri in cui la popolazione preferisce in prevalenza frequentarle (e non frequenta le nostre): è quella parte di popolazione araba che è maggiormente legata al regime.

In Rojava esiste un’istituzione educativa molto importante, la Pmg (scuola di formazione per insegnanti). Attraverso essa si insegna agli insegnanti, formando quello che sarà il ceto educativo – dotato quindi di una grande responsabilità – della società futura. Puoi descrivere questa istituzione?

All’inizio della rivoluzione bastavano i primi tre anni di educazione linguistica per diventare insegnanti, poi è stata aggiunta la formazione ideologica. Le Pmg sono il tentativo di rendere sistematica la formazione ideologica degli insegnanti. Al momento attuale, oltre ai tre anni di studio linguistico, è necessario frequentare un anno presso le Pmg. Nelle Pmg si studiano anche la storia, le forme di espressione, le scienze, la filosofia, l’inglese. Le lezioni hanno luogo tutti i giorni dalle 8.00 alle 12.00, con l’esclusione del venerdì e del sabato.

In ogni città del cantone di Cizire c’è una Pmg e a Qamishlo ce n’è due, quindi sono dieci in tutto il cantone. Il numero degli studenti varia da scuola a scuola. Nella mia all’inizio c’erano 250 studenti, ora se ne sono iscritti altri 180. Anche gli insegnanti che sono divenuti tali, nelle scuole del Rojava post-rivoluzione, quando ancora la formazione Pmg non era prevista, sono tenuti adesso a seguire questo programma durante le vacanze estive. Anche chi sta ancora studiando può frequentare la Pmg il sabato, quando è libero. Tra gli inseganti di ogni Pmg se ne scelgono tre, due donne e un uomo, per svolgere la funzione di coordinatori dell’istituto, e costituiscono la reberveri (coordinamento). Ogni mese tutti i coordinatori delle Pmg del cantone si riuscono, fanno rapporto sulla situazione e prendono decisioni.

A parte riunirsi con gli altri coordinatori del cantone, quali sono le altre funzioni dei coordinatori d’istituto?

Si occupano di tutte le necessità della scuola: dal reperimento dei materiali didattici alla sostituzione del personale malato, fino all’individuazione di problematiche generali. Tutti i problemi che si manifestano devono essere portati all’assemblea del coordinamento cantonale delle reberveri, perché le soluzioni non possono mai essere individuali, ma collettive. Esiste anche l’assemblea generale degli insegnanti, che si svolge una volta alla settimana e cerca di analizzare quali sono le cose che vanno e quelle che non vanno, cosa si può migliorare, ecc. Circa una volta al mese, infine, c’è anche l’assemblea degli studenti, in cui possono esprimersi sull’educazione che ricevono, fare proposte, ecc.

Il rapporto tra insegnanti e studenti, nelle nostre scuole, non è basato sul meccanismo della punizione, ma su quello dell’hevalti (letteralmente: amicizia). [Ndr: Il termine “heval” e il derivato “hevalti” sono centrali nella semantica e nel linguaggio quotidiano della rivoluzione del Rojava, e anche nella guerra del Rojava. Il termine “heval” significa “amico”, anche se ha assunto, a causa del suo impiego in questo contesto, un significato politico, che lo avvicina a quello della tradizione socialista “compagno”, sebbene abbia un alone semantico più ampio e sfumato, e sia privo del sovraccarico storico del suo analogo.]

Uno degli aspetti in cui nelle scuole e nelle università è maggiormente evidente la divisione della società in classi, è l’aspetto delle pulizie degli spazi. Voi come avete affrontato questo problema?

Tanto la pulizia delle scuole quanto quella delle strade adiacenti è effettuata regolarmente dall’insieme degli insegnanti e degli studenti.

Gli studenti possono baciarsi a scuola?

Certo, in Kurdistan le persone usano baciarsi sulle guance quando si incontrano.

No, intendevo se possono baciarsi sulla bocca…

No!

Un’istituzione diversa dalle Pmg, ma altrettanto importante nella vita politica del Rojava attuale, sono le Accademie. Ci puoi spiegare di cosa si tratta?

Sono istituzioni aperte da un po’ di tempo, il loro scopo è offrire il birdozi, un termine che sta un po’ a metà strada tra “ideologia”, “filosofia” e “pensiero”, ma anche tra “imparare” e “ragionare”. Il percorso nell’Accademia inizia con tre mesi di educazione chiusa, durante la quale gli studenti non hanno contatti con l’esterno e vivono completamente in comune, dedicati esclusivamente allo studio. Gli insegnanti giungono da tutto il cantone per insegnare nelle Accademie.

Le materia d’insegnamento sono la storia mondiale, la storia del Kurdistan, le forme di espressione (ad esempio poesia, ecc.), la lingua e la grammatica curde, la cultura delle radici curde. La formazione affronta anche l’importanza dell’educazione chiusa, dell’autonomia democratica, del confederalismo democratico. Ci sono anche molte lezioni sulla conoscenza e l’apprendimento. L’Accademia è dotata di biblioteca, internet. La vita durante l’educazione chiusa sviluppa l’hevalti: questo tipo di esperienza, ad esempio, ha contribuito molto a rinsaldare il legame che ora esiste tra le insegnanti del cantone.

Chi si occupa delle questioni generali riguardanti l’organizzazione del sistema scolastico?

È il Kbc, comitato per l’educazione della società democratica, da cui si può diventare direttore delle scuole; di esso fanno parte gli istituti per l’apprendimento linguistico, chi si occupa della gestione delle singole scuole, le Pmg e il sindacato degli insegnanti.

Avendo studiato tanto nelle scuole di stato quanto nelle nuove scuole, tu puoi fare un paragone tra le une e le altre. Qual è la differenza?

Nelle scuole di stato lo stato parlava principalmente di sé stesso: si imparavo molto il suo funzionamento e la storia era esclusivamente storia araba. Era un sistema educativo per l’assimilazione dei curdi.

Si studiava Marx?

Sì.

Qual era l’approccio all’insegnamento della storia del pensiero?

Questo non era il mio campo, io ho studiato letteratura, non politologia o filosofia; però ricordo che nelle scuole di stato si studiavano tutti i filosofi.

Qual è la differenza adesso?

Ora studiamo il pensiero di Ocalan e, attraverso esso, approfondiamo tutti i filosofi legati al suo pensiero – ma li studiamo analizzando l’influenza che hanno avuto sulla società, in maniera critica.

Che cos’è, per te, un pensiero critico?

Se un filosofo ha scritto una cosa, noi ci chiediamo perché e su quali basi l’ha scritta. Si tratta di confrontare il pensiero della singola persona con la società e vedere se nella società, effettivamente, quella cosa c’è o no. Inoltre prima tutti gli aspetti legati allo studio del ruolo della donna e della società naturale non c’erano, adesso sì.

Secondo te che cosa è prioritario, socialmente e storicamente, per l’inizio o lo sviluppo di una rivoluzione: la formazione e l’educazione, o le condizioni materiali di vita delle persone (povertà, disuguaglianza, ecc.)?

La rivoluzione, in Rojava, non è iniziata a causa delle necessità economiche. Secondo me ciò che la fa scattare è un mutamento nel modo di sentire degli esseri umani e nella conoscenza di sé stessi che è anche una conoscenza della propria nazionalità, benchè questo termine vada inteso in senso puramente linguistico e geografico, non nel senso dello stato. Questo è più importante della necessità economica e noi, quantomeno, lavoriamo su queste basi.

Oltre al fattore linguistico, puoi fare qualche altro esempio delle forme di oppressione che avete patito fino al 2011?

Certo. Per fare un esempio, io non potrei mai uscire dalla Siria, perché non ho un passaporto, né una carta d’identità, come la maggior parte dei curdi siriani, che non sono considerati neanche cittadini, sebbene siano nati in Siria e vivano in questa regione da generazioni antichissime. Naturalmente lo stato siriano è al corrente della mia esistenza, ma a tutt’oggi non ho una carta d’identità perché non sono araba.

Questo significa che chi è nella tua condizione soffre delle discriminazioni anche sul piano socio-assistenziale o amministrativo?

Possiamo andare in ospedale e farci curare, ma ad esempio non possiamo intestarci case, automobili, schede o contratti telefonici, ecc.

Un ultimo pensiero per quanto riguarda l’aspetto linguistico della vostra lotta. Un ragazzo originario di Gaza ci ha detto di ritenere che la diffusa ignoranza dell’inglese sia un privilegio politico del popolo curdo, che non soffre dell’influenza coloniale operata anche per mezzo dell’inglese ed è più resistente all’assimilazione culturale e politica. Cosa ne pensi?

Sono completamente d’accordo con questo ragazzo di Gaza. Il pensiero e la lingua non sono separabili. Far propria la lingua del colonizzatore vuol dire essere assimilati al suo modo di pensare. Noi siamo stati assimilati, ma questa rivoluzione ci permette di tornare a conoscere noi stessi. Non siamo noi a dover imparare l’inglese, siete voi a dover imparare il curdo.

Dall’inviato di Radio Onda d’Urto e Infoaut a Qamishlo, Rojava

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