InfoAut
Immagine di copertina per il post

Rojava: su Radio Onda d’Urto le corrispondenze dalla Siria del Nord e dell’Est, ancora sotto attacco turco

Radio Onda d’Urto è in Rojava, territorio della Siria del Nord e dell’Est che da dieci anni sperimenta l’autogoverno mettendo in pratica i principi del confederalismo democratico. Un territorio ancora una volta sotto attacco militare da parte dello Stato turco. Un’aggressione iniziata nelle prime ore di domenica 20 novembre e che prosegue tutt’ora – la cosiddetta “Operazione spada ad artiglio”, riguardante anche i territori liberati del Nord dell’Iraq, il Basur.

Di seguito, audio, foto e testo inviateci dalle nostre corrispondenti e dai nostri corrispondenti che si trovano nei territori dell’Amministrazione Autonoma della Siria del Nord e dell’Est. Tra loro, anche un redattore di Radio Onda d’Urto:

“Corrispondenza dall’Amministrazione Autonoma della Siria del Nord e dell’Est, i territori dove da dieci anni è in corso il processo rivoluzionario che mette in pratica i principi del confederalismo democratico, paradigma sviluppato dal leader e cofondatore del Partito dei lavoratori del Kurdistan Abdullah Ocalan nei suoi scritti dall’isola-carcere di Imrali, dove è detenuto in totale isolamento dal 1999. Dal luglio 2012, infatti, dopo un’insurrezione della popolazione, quest’area è amministrata attraverso una forma di autogoverno che promuove nella società le idee di femminismo, ecologia, democrazia radicale e convivenza pacifica tra le differenti culture presenti nell’area.

Nella notte tra sabato 19 e domenica 20 novembre 2022, l’esercito turco ha bombardato con aerei da guerra questi territori, conosciuti con il loro nome curdo, Rojava. I bombardamenti hanno colpito un fronte di circa 700 km, lungo tutto il confine con la Turchia. Sono state colpite in particolare le aree di Kobane, Shahba, Gire Spi/Tal Abyad, Derik. In particolare l’attacco ha preso di mira la città di Kobane, simbolo della resistenza e della guerra di liberazione condotta dalle forze rivoluzionarie a guida Ypg/Ypj contro Daesh/Isis, il sedicente stato islamico. Qui, oltre a obiettivi militari, sono state colpite strutture civili come scuole e ospedali. Secondo i primi bilanci, gli attacchi hanno provocato almeno 11 vittime tra i civili, ucciso un combattente delle Forze Siriane Democratiche e 15 soldati del regime siriano. Da segnalare un vero e proprio massacro di civili in un villaggio nell’area di Derik, dove i caccia turchi hanno colpito un’auto civile e, quando un’altra automobile civile è giunta sul posto per i soccorsi, per documentare la situazione e rilasciare un comunicato a riguardo, hanno colpito nuovamente.

Questo attacco arriva dopo mesi di continue minacce da parte del presidente turco Erdogan, il quale lo scorso mese di giugno aveva annunciato l’intenzione di procedere con l’ennesima invasione del Rojava dopo l’invasione dei cantoni di Afrin, nel 2018, e Serekanye, nel 2019, tutt’ora occupati dall’esercito turco e da diverse milizie jihadiste sue alleate. Erdogan in quell’occasione ha annunciato la necessità di creare una “zona cuscinetto” al confine turco-siriano per difendersi dalle forze rivoluzionarie e, di fatto, per proseguire l’operazione di sostituzione etnica già in corso negli altri territori occupati tramite la deportazione dei profughi siriani che Ankara trattiene con il finanziamento dell’Unione Europea.

Nello stesso periodo, la Turchia non ha mai smesso di colpire il movimento di liberazione curdo. Ogni giorno l’esercito di Ankara attacca le postazioni della guerriglia sulle montagne del Basur, il Kurdistan iracheno, utilizzando anche armi chimiche vietate dalle convenzioni internazionali, e la stessa Siria del nord-est, con l’artiglieria, con i droni e con attacchi aerei.

In questo caso, nelle parole dello stesso governo turco, i bombardamenti sono connessi all’attentato che ha insanguinato le strade di Istanbul una settimana fa e che il governo islamista turco a guida Akp-Mhp ha attribuito, nel giro di poche ore, alle forze rivoluzionarie curde facendo esplicito riferimento alla Siria del nord e alla città di Kobane, definita come loro centro operativo. Erdogan ha presentato questa offensiva, cui il governo turco ha dato il nome di “Spada ad artiglio”, come una vendetta per le vittime dell’attentato.

Le istituzioni confederali dell’Amministrazione Autonoma della Siria del nord e dell’est, avevano immediatamente negato ogni coinvolgimento nell’attacco di Istanbul. Ora – dopo l’attacco – ribadiscono come l’attentato sia stata un’evidente montatura creata ad arte dallo stato turco per convincere le potenze internazionali presenti nell’area, Russia e Stati Uniti in particolare, ad autorizzare i propri piani di guerra nel nord della Siria. Secondo i comunicati delle istituzioni civili e militari del Rojava, è evidente che, probabilmente durante gli incontri bilaterali avvenuti durante il G20 di Bali, il presidente turco Erdogan ha ottenuto un via libera per questi bombardamenti.

Secondo un comunicato di Defende Kurdistan Initiative, “Erdogan e il suo governo sperano di distrarre ulteriormente dalla loro sconfitta nel Kurdistan meridionale contro le Forze di difesa popolare e fornire una giustificazione per intensificare la guerra contro i curdi in Rojava. Nonostante i droni killer, la guerra chimica e il terrore senza sosta contro il suo stesso popolo, il regime di Erdogan non è stato in grado di spezzare la resistenza del popolo curdo. Lo scopo di questi attacchi – continua il comunicato – è distruggere la rivoluzione in Kurdistan, porre fine alla lotta per la libertà e l’autodeterminazione”.

Inoltre, sottolineano i comunicati, “è chiaro come il governo turco stia di nuovo tentando di direzionare l’opinione pubblica turca verso il popolo curdo, per distrarla dalla terribile crisi economica interna. In questo modo Erdogan cerca di recuperare terreno nei sondaggi che lo danno in forte svantaggio per le prossime elezioni presidenziali in Turchia, previste per la primavera 2023″.

Questa mattina (domenica 20 novembre 2022, ndRoDu) la popolazione del Rojava ha risposto ai bombardamenti scendendo in piazza in tutte le città. Manifestazioni sono state convocate ovunque dall’organizzazione della gioventù rivoluzionaria. A Derik centinaia di donne e uomini hanno marciato dietro striscioni raffiguranti le foto dei martiri della guerra contro lo stato turco e uno striscione recante la scritta “Dema Tolhidane”, ovvero “tempo di vendetta”, con le bandiere del Pyd (il Partito dell’Unione Democratica alla guida del processo rivoluzionario), del movimento delle donne (Kongra Starr), del comitato delle madri dei e delle martiri e delle Forze Siriane Democratiche.

Ora, le istituzioni democratiche confederali e le rappresentanze diplomatiche della rivoluzione della Siria del nord-est chiedono di manifestare in tutto il mondo: “quando Qandil, Shengal, il Rojava e tutte le aree liberate vengono attaccate – prosegue infatti il comunicato di Defende Kurdistan Initiative – l’obiettivo è quello di spegnere il faro di speranza rappresentato dalla rivoluzione in Rojava. Questa rivoluzione ha mostrato alle persone di tutto il mondo che un modo diverso di vivere insieme è possibile e che vale la pena lottare insieme. Questi attacchi sono un attacco a tutte le persone che sono al fianco del movimento di liberazione curdo. Se l’internazionalismo è la tenerezza dei popoli, è tempo che tutto il popolo, spalla a spalla, difenda il Kurdistan da questa aggressione fascista”.

Dall’Amministrazione Autonoma della Siria del Nord e dell’Est il contributo realizzato domenica 20 novembre 2022 da alcune nostre corrispondenti e alcuni nostri corrispondenti, che si trovano in Rojava. Tra loro, anche un nostro redattore. Ascolta o scarica

Di seguito, altre fotografie scattate da corrispondent* di Radio Onda d’Urto durante alcune manifestazioni di protesta contro l’aggressione militare turca, manifestazioni tenutesi domenica 20 novembre 2022 in numerose località del Rojava:

Ti è piaciuto questo articolo? Infoaut è un network indipendente che si basa sul lavoro volontario e militante di molte persone. Puoi darci una mano diffondendo i nostri articoli, approfondimenti e reportage ad un pubblico il più vasto possibile e supportarci iscrivendoti al nostro canale telegram, o seguendo le nostre pagine social di facebook, instagram e youtube.

pubblicato il in Conflitti Globalidi redazioneTag correlati:

Articoli correlati

Immagine di copertina per il post
Conflitti Globali

Scosse devastanti in Venezuela. Migliaia di dispersi, si scava tra edifici crollati. Il sisma più violento da 126 anni.

Sono oltre 25.000 le persone che risultano al momento disperse a seguito dei devastanti terremoti che ieri sera, mercoledì 24 giugno, hanno colpito il Venezuela. Due scosse violentissime, a breve distanza, tra mezzanotte e le due di notte, orario italiano, hanno causato il crollo di centinaia di edifici. La prima scossa è stata di magnitudo […]

Immagine di copertina per il post
Conflitti Globali

Perù: in un paese profondamente diviso, la destra di Fujimori vince alle presidenziali

Una settimana di spoglio dei voti alle elezioni presidenziali del Peru si salda con la risicatissima vittoria della estrema destra di Keiko Fujimori (figlia dell’ex-presidente e dittatore peruviano Alberto Fujimori, le cui politiche contro la guerriglia di Sendero Luminoso e le classi popolari peruviane gli erano valse accuse di genocidio).

Immagine di copertina per il post
Conflitti Globali

Bolivia: Giunge a La Paz un’impressionante marcia della COB e dei settori contadini

Chiedono la rinuncia del presidente di destra Paz. Il governo risponde con la repressione e arresta il massimo dirigente della Centrale Operaia, Vicente Salazar.

Immagine di copertina per il post
Conflitti Globali

No G7 Ginevra: manifestazione di massa contro i grandi del mondo, la guerra e a sostegno della Palestina

Si è concluso ieri il summit del G7 a Evian, dove tra le altre cose, la preoccupazione europea era incentrata sul riarmo e il sostegno a Kiev mentre Trump annunciava le sue intenzioni di porre fine alla guerra all’Iran. 

Immagine di copertina per il post
Conflitti Globali

Memorandum d’intesa USA-Iran ma nessuna pace per il Libano

Nella notte tra domenica e lunedì Stati Uniti e Iran hanno concluso il negoziato, arrivando alla firma di un memorandum d’intesa.

Immagine di copertina per il post
Conflitti Globali

Valle di Susa, valle delle guerre d’Europa

Guerra. Non ha mai smesso di ammorbare il mondo, di mietere vittime innocenti ed instaurare schiavitù là dove al sistema del capitale, per risolvere le proprie crisi con l’aumento del proprio potere, serve a depredare risorse umane e ambientali, devastare territori, cancellare culture, calpestando ogni diritto all’autodeterminazione dei popoli.

Immagine di copertina per il post
Conflitti Globali

Ginevra: più di 60mila in piazza contro il G7 di Evian

I potenti della Terra da questa settimana si riuniscono a Evian-les-Bains per il consueto appuntamento annuale del G7.

Immagine di copertina per il post
Conflitti Globali

Belfast città aperta

In seguito a un’aggressione avvenuta nella zona Nord di Belfast, un’ondata di violenze razziste ha minacciato le vite di numerose persone appartenenti a minoranze etniche, costringendole ad abbandonare le loro case date in fiamme. Si tratta dell’ennesimo episodio di un fenomeno che negli ultimi dieci anni ha spesso assunto caratteri di massa nel Regno Unito. Ma non è tutto, questa volta ci sono di mezzo pure Elon Musk e la difficile convivenza tra lealisti e nazionalisti.

Immagine di copertina per il post
Conflitti Globali

Guerra all’Iran: gli USA bombardano mentre Netanyahu prepara il piano per la guerra permanente a Gaza e in Libano

Così come la guerra all’Iran ha probabilmente seguito un corso non completamente prevedibile anche il Libano meridionale e la periferia Sud di Beirut confermano una resistenza sul territorio che non è scontata e non va sottovalutata anche da parte degli eserciti più potenti al mondo.

Immagine di copertina per il post
Conflitti Globali

Bolivia: Circa 26 feriti e una decina di arresti negli scontri di San Julián

Circa 26 feriti, due molto gravi, con un trauma alla testa, e più di una decina di arresti è il saldo dei gravi scontri che si sono registrati questo sabato nel paese di San Julián, nel dipartimento di Santa Cruz, quando agenti di polizia, militari e gruppi civili di scontro come l’Unione Giovanile Cruceñista (UJC) hanno tentato di sbloccare la strada che unisce la capitale del Santa Cruz con il Beni.

Immagine di copertina per il post
Contributi

Dissidenza, repressione politica ed una esagerata idea di libertà. In ricordo ad Ambro, un contributo di amic3 e compagn3

Ambrogio era un ragazzo di 27 anni, arrivato a Torino per gli studi in Filosofia e Storia delle Religioni. Ambro è sempre stato un idealista, attento all3 ultim3, con un grande senso di empatia e gentilezza. Era un anarchico, un testone, un polemico.

Immagine di copertina per il post
Editoriali

Incubo di una notte di mezza estate. La pantomima Trump-Meloni e l’irresolubilità della subordinazione europea.

Negli ultimi giorni l’attenzione mediatica è tornata a concentrarsi sui dissapori tra Giorgia Meloni e Donald Trump. A quanto riporta lo stesso Trump, durante il summit G7 ad Evian Giorgia lo avrebbe “disperatamente implorato di fare una foto con lei”: secondo Trump, questa mossa sarebbe dipesa dalla popolarità “in calo” della premier italiana, che per risollevarla avrebbe cercato di trasmettere un segnale di unità e alleanza con il governo americano.

Immagine di copertina per il post
Crisi Climatica

Zero certezze, 2045 dubbi

La Torino-Lione viene ancora raccontata come un’opera inevitabile, già finanziata e strategica per l’Europa. Ma a guardare ciò che sta emergendo nei tavoli istituzionali, nei documenti tecnici e nelle prese di posizione degli enti locali, il quadro è l’opposto: aumentano le incertezze, si moltiplicano i rinvii e soprattutto non esiste ancora una risposta chiara alla domanda fondamentale su chi dovrebbe pagare l’intero progetto.

Immagine di copertina per il post
Bisogni

LA COPPA DEL MONDO IN GUERRA

Riprendiamo dal sito Nodo Solidale la traduzione italiana dell’articolo La Coppa del Mondo in guerra, scritto da David Barrios Rodríguez e pubblicato originariamente su Fuera de Lugar/Desinformémonos. Il testo legge il Mondiale 2026 sullo sfondo delle guerre, dei conflitti armati e dei processi di militarizzazione che attraversano molti dei paesi partecipanti, a partire dal Messico, […]

Immagine di copertina per il post
Divise & Potere

Cascina Spiotta: a 51 anni dai fatti l’accusa chiede l’ergastolo per Moretti, Curcio, 21 anni per Azzolini

Sono arrivate venerdì 19 giugno le richieste della pubblica accusa nel processo per i fatti della Cascina Spiotta (Alessandria), il…5 giugno 1975. In una sparatoria venne uccisa, dopo essersi arresa, disarmata con le mani alzate, Mara Cagol, una delle fondatrici delle Brigate Rosse, e rimase ferito (fino a morire pochi giorni dopo) il carabiniere Giovanni […]

Immagine di copertina per il post
Approfondimenti

Faida. Alcune tesi sulla crisi (definitiva?) della Lega – Parte 1

Faida è una delle parole germaniche che è sopravvissuta nell’italiano odierno. La sua sopravvivenza è dovuta probabilmente al fatto che per lungo tempo ha rappresentato un istituto giuridico preciso nelle culture germaniche. Infatti, mentre noi usiamo comunemente faida come la definizione di uno scontro brutale e prolungato tra due gruppi di persone (si pensi alle “faide familiari”, o quelle tra le cosche mafiose), il suo significato originale indica il diritto, per un privato, di ottenere soddisfazione per un torto subito ricorrendo all’uso della forza. Una sorta di “giustizia privata”.

Immagine di copertina per il post
Divise & Potere

Dal mito della globalizzazione alla Terza guerra mondiale

Sabato 4 luglio 2026 presso presso il Circolo Cap di Genova in via A. Albertazzi 3r. Convegno e Assemblea “dal mito della globalizzazione alla Terza guerra mondiale” in preparazione al CORTEO NAZIONALE del 19 luglio in occasione del 25° anniversario del G8 2001.

Immagine di copertina per il post
Editoriali

Iran-Usa: tra guerra aperta e congelamento del conflitto.

Il memorandum d’intesa siglato tra Usa e Iran, cristallizza su carta in 14 punti la complessità dell’evoluzione della guerra imperialista americana e israeliana. Va innanzitutto segnalata la vaghezza dell’accordo firmato. Tutti i punti sono più che altro una scaletta di lavoro per i negoziati che si dovrebbero tenere nei prossimi 60 giorni. Cessate il fuoco su tutti i fronti, soprattutto in Libano, scongelamento delle sanzioni e ipotetiche riparazioni di guerra americane, vago impegno iraniano a non sviluppare un’arma nucleare e infine sblocco di Hormuz, non si sa in che forme.