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Odessa: Settore destro e ultras incendiano la Casa dei sindacati, 38 morti e 174 feriti

Ieri nella città di Odessa 38 persone sono morte carbonizzate o lanciandosi dalla finestra e 174 sono state ricoverate in ospedale, 25 delle quali si trovano in condizioni gravi.

Nella città da qualche giorno era stato organizzato un presidio permanente con tende in cui era possibile firmare la petizione per il referendum sulla separazione o meno da Kiev. Questo è il motivo per cui Settore destro da tutta l’Ucraina e alcuni ultras hanno organizzato una spedizione punitiva: nella prima parte della giornata un corteo di 5 mila persone ha attraversato la città, già in quest’occasione tra le due parti si sono verificati scontri a colpi d’arma da fuoco dove hanno perso la vita 4 manifestanti filoucraini. Verso sera Settore destro ha convocato un contropresidio in piazza Kulikovo, proprio dove si trovava il presidio dei separatisti. A quel punto i militanti dell’estrema destra, armati di spranghe e, secondo alcuni testimoni, di armi da fuoco hanno dato vita alla caccia dei “filorussi”. Dopo alcuni attimi di tensione e fronteggiamenti, i separatisti, in netta minoranza numerica, hanno cominciato a rifugiarsi nella casa dei sindacati: oltre 300 persone si trovavano nell’edificio, quando i militanti di Settore destro hanno iniziato ad appiccare fuoco, bersagliando lo stabile con molotov. La casa ha preso fuoco in fretta, otto persone si sono lanciate dalla finestra nell’estremo tentativo di salvarsi; altre 30 sono rimaste intrappolate dalle fiamme e sono morte carbonizzate o asfissiate dal fumo. Stamattina la stampa e diversi attivisti-sostenitori del governo di Kiev hanno tentato di minimizzare l’accaduto, affermando che tra i morti non c’era nemmeno un cittadino di Odessa. Per adesso la TV ucraina riporta che tra le persone decedute 15 sono di nazionalità russa, 5 appartengono allo stato della Transnistria e gli altri 10 sono cittadini di Odessa. Al di là di queste polemiche, è evidente che Kiev non è più in grado di controllare le attività criminali di Settore destro: stamattina il portavoce del governo ha accusato la Russia di essere responsabile della tragedia, per poi cambiare versione e puntare il dito contro due ex-ministri che avrebbero finanziato gli scontri.

Un altro fattore non secondario è l’operato della polizia nella serata di ieri: nei video si nota come gli agenti si limitino a chiudere l’accesso alla casa dei sindacati senza intervenire contro i manifestanti che lanciano le molotov e filmano. Stamane il sindaco Nemirovskiy ha rilasciato una breve intervista, in cui affermava che il disastro si poteva evitare “se la polizia avesse eseguito i comandi del prefetto, senza improvvisarsi paladini della pace”. In seguito il capo della polizia MVS di Odessa è stato rimosso dall’incarico ed è stato aperto un fascicolo per indagare sulla gestione messa in campo dalla polizia.

Un video (tra i video allegati, il secondo) documenta il salvataggio delle persone ancora in vita. I pompieri hanno avuto difficoltà a rendersi sul posto, poiché inizialmente sono stati ostacolati dai manifestanti. Dopo l’intervento della polizia, i soccorsi sono riusciti a raggiungere l’edificio, ma nonostante questo nel video è documentata la presenza di persone (di ignota provenienza) con bastoni che obbligano i feriti a trascinarsi da sé e raggiungere altri corpi ammassati (dal secondo 20).

Stamattina il braccio di ferro tra USA-UE e la Russia si è intensificato, entrambe le fazioni giocano a chi la spara più grossa nell’accusare e scaricare la responsabilità dall’una all’altra parte. Sicuramente tutti hanno giocato la propria parte in quest’escalation che vede l’Ucraina sull’orlo di una guerra civile. Ciò che però denotano gli eventi di ieri è la pericolosità e le dirette conseguenze della sottovalutazione e il laissez-faire da parte di Kiev e delle potenze occidentali nei confronti dell’estremismo nazionalista. All’improvviso i mass-media scoprono, cadendo dal pero, l’ “infiltrazione” di questi movimenti nella transizione ucraina. Nessuno stupore: Settore destro ha una tradizione lunghissima e da decenni è molto attivo nella città di L’vov, il quartier generale dell’organizzazione. All’alba della sua esistenza si chiamava il Tridente di Stepan Bandera, personaggio vissuto tra 1909-1959, nonché fondatore dell’Esercito insurrezionale ucraino (l’ala militare dell’Organizzazione dei nazionalisti ucraini), che accolse durante la Seconda guerra mondiale i nazisti come “liberatori dell’Ucraina”.

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