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La vendetta di Bolsonaro: mandato di arresto per Cesare Battisti

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Un modo di presentarsi coerente alle attese. Jair Bolsonaro, neoeletto presidente brasiliano, noto negazionista climatico, ex parà, ostile ad ogni avanzamento in tema di diritti civili, come primo atto del suo governo di fatto “impone” l’emissione di un mandato d’arresto nei confronti di Cesare Battisti.

 

A chiedere l’arresto di Battisti è stato un magistrato del Supremo Tribunale Federale (Stf) brasiliano, Luis Fux. La motivazione è il “pericolo di fuga”. Una motivazione alquanto bizzarra dato che non è tanto Battisti intenzionato a spostarsi dal Brasile quanto lo è il pressing italiano, e in particolare di Matteo Salvini, ad ottenere l’estradizione.

Lo stesso Fux ha revocato una sentenza che lui stesso aveva emesso nell’ottobre 2017, giusto per fare capire quanto sia rapida la Giustizia ad accordarsi ai cambiamenti nel potere politico. Gli avvocati di Battisti faranno sicuramente ricorso, a partire dal fatto che in passato a Battisti era stata concessa la residenza permanente in Brasile da parte dell’ex presidente Lula, sotto lo status di rifugiato politico.

Su Battisti la pressione è alta da diversi mesi. Fu infatti arrestato al confine tra Brasile e Bolivia, e immediatamente si scatenò la canea mediatica per la quale Battisti stesse fuggendo da un ipotetico arresto finalizzato all’estradizione. La vicenda Battisti, come scrivevamo qualche tempo fa, è quella di una persecuzione infinita, che rivela molto dell’assenza totale di un dibattito e una riflessione sull’esperienza della lotta armata nel nostro Paese.

Per rinfrescare un po’ la memoria, ripubblichiamo, a sua volta ripreso da Carmilla, questo utile compendio di informazioni sulla vicenda:

Il caso Battisti: tutti i dubbi sui processi e le condanne, esposti punto per punto

 

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