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La destra di Capriles scatena la violenza reazionaria in Venezuela

La destra venezuelana, che esce esasperata da un risultato nel complesso beffardo, non appena passata la campagna elettorale, tutta curvata su un populismo che richiamava anch’esso al registro retorico del sempre odiato Chavez, ha deciso di gettare la maschera democratica e di portare a fondo il suo intento di destabilizzazione profonda del Paese.

Dapprima il candidato di destra Capriles ha gridato al broglio elettorale, rifacendosi a presunte irregolarità documentate (eppure lo stesso presidente USA Jimmy Carter, a capo dell’osservatorio internazionale “Centro Carter”, già a suo tempo dichiarava su questo sistema elettorale: “Delle 92 elezioni che abbiamo monitorato, io direi che il processo elettorale in Venezuela è il migliore al mondo”). Il Venezuela possiede un sistema di voto totalmente automatizzato sin dal 2004. Utilizza un sistema con 16 consultazioni durante tutta la fase del processo elettorale che sono accordate e approvate da tutti i partiti politici partecipanti. E’ apparso da subito evidente agli occhi dei latinoamericani quanto la destra reazionaria stesse tentando di destabilizzare i dettami e gli stessi quadri interni del chavismo,effettivamente riuscendo in alcune zone dall’alta concentrazione di benessere e possidenti privati ad aumentare il proprio peso politico.

Il risultato ha scatenato i gruppi della destra reazionaria in appoggio a Capriles, che ieri notte (ora italiana) si sono riversati per strada con il coltello tra i denti, decisi a mettere a soqquadro Caracas e dintorni. L’ondata di violenza scatenatasi con pestaggi e attentati incendiari ha portato già a quattro morti (ma le notizie statunitensi per gli europei hanno da sempre rilevanza maggiore…). Tre sedi del Partito Socialista Unido sono state date a fuoco, così come numerosi ambulatori gratuiti nei quartieri dove perlopiù operavano medici cubani. Questo e non solo; sono state segnalate anche minacce dirette a dirigenti bolivariani e tentativi di incediare loro case e proprietà, in un crescendo di tensione che sta degenerando. Numerose le autostrade bloccate dai reazionari, che si sono distinti per aggressioni e sparatorie contro giornalisti delle emittenti “pubbliche” e sedi dei collettvi sociali, il vero zoccolo duro dell’organizzazione popolare cresciuta e rinforzatasi sotto l’egemonia chavista.

Lo stesso schieramento colluso col neoliberismo in salsa yankee lamentava fino a qualche giorno fa un deficit di democrazia nel Paese venezuelano, evidentemente rivolgendosi in maniera autoreferenziale… Supinamente il sistema mediatico nazionale e internazionale, incapace di piegare attraverso la tornata elettorale il popolo bolivariano, ha colto un’altra occasione per tacere sui fatti odierni, e questa tendenza sembra dover proseguire nelle prossime settimane, che preannunciano una violenza a tutto campo e che saranno l’ennesimo banco di prova per la resistenza bolivariana, a partire dal mondo contadino.

Tra le sfere intellettuali dei quadri chavisti, intanto, emerge la necessità di impostare sulla scia di quanto seminato dal compianto Hugo Chavez un nuovo passaggio egemonico che limi i difetti passati e permetta di rivitalizzare il progetto socialista anche durante questo incerto e traballante mandato presidenziale Maduro.

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