InfoAut
Immagine di copertina per il post

L’Iraq si ritrova a piazza Tahrir per chiedere giustizia, la polizia gli spara addosso

||||

Dal sud e dalla capitale migliaia di manifestanti protestano per i 35 omicidi mirati di attivisti avvenuti negli ultimi mesi e senza colpevoli. Al tramonto l’esercito si ritira e gli agenti anti-sommossa riprendono la piazza con la violenza. Aumentano le sparizioni forzate: «Un metodo alternativo per silenziare la protesta. Ma che differenza c’è con la morte?»

di Chiara Cruciati

 

Baghdad, 26 maggio 2021, Nena News – Solo un ponte divide piazza Tahrir dalla Zona Verde di Baghdad, i manifestanti dal governo. In mezzo un cordone di poliziotti antisommossa presidia il ponte Jumhuriya sul Tigri, dall’ottobre 2019 all’estate successiva luogo dello scontro più brutale. Da una parte c’era il presidio permanente della «October Revolution», dall’altra l’autorità. Il 31 ottobre scorso il presidio e l’autogestione della piazza sono stati cancellati, le tende rimosse e il palazzo del Turkish Restaurant svuotato.

Ieri piazza Tahrir si è riempita di nuovo, mentre internet saltava e le principali vie di comunicazione venivano chiuse da blocchi improvvisati della polizia. Giovani, donne, anziani, bambini sono arrivati alla spicciolata dalla tarda mattinata, a Tahrir e in altre piazze della città, come al-Nisour.

In comune hanno la posizione, strategica: bloccarle significa bloccare Baghdad, il traffico sì ma anche l’ingresso spedito e sicuro alla Zona Verde, ai ministeri, al parlamento. Ritrovarsi qui è il modo per fare pressione sul governo e per attirare l’attenzione delle ambasciate straniere, anche loro barricate in Green Zone.

Fin dalla mattina pullman pieni di attivisti partiti dal sud hanno raggiunto la capitale, sui cofani hanno scritto chi erano: “I ribelli di Nassiriya”, “I ribelli di Essaouira”. «Hanno fatto ore di viaggio per arrivare qui – ci dice Y. – Non torneranno indietro stasera. Proveranno a riformare il presidio e la polizia glielo impedirà. Temiamo scontri».

Che sono arrivati, puntuali e durissimi, dopo il tramonto: l’esercito si ritira e la polizia anti-sommossa occupa la piazza e spara sulla folla lacrimogeni, granate stordenti e proiettili, numerosi i feriti portati via a spalla, uno di loro ha il volto coperto di sangue. Si parla di due, forse cinque morti. I manifestanti danno fuoco ai cassonetti e a qualche veicolo blindato, lanciano pietre. In tanti scappano dai manganelli e il fumo acre dei gas.

La chiamata alla piazza era giunta da organizzazioni e movimenti sotto lo slogan «Who killed me?», chi mi ha ucciso. La domanda senza risposta di 35 attiviste e attivisti iracheni uccisi negli ultimi mesi, omicidi mirati che stanno insanguinando il sud ma non hanno colpevoli. Ieri gli iracheni hanno chiesto verità e giustizia. Vogliono sapere chi è stato, vogliono che i responsabili siano processati.

Una richiesta che giunge mentre il governo è impegnato a organizzare le elezioni del prossimo 10 ottobre, tra le chiamate al boicottaggio di tantissimi attivisti e gruppi che puntano in un flop dell’affluenza per dimostrare che quest’autorità, così com’è, è fallita.

«L’obiettivo è il Turkish Restaurant. Chi controlla quel palazzo, controlla l’intera piazza e l’accesso alla Zona Verde – ci spiega H. – È molto alto ed è sul fiume. Per questo è stato subito occupato dai manifestanti nell’ottobre 2019: negli anni passati la polizia entrava lì e sparava dall’alto sulle proteste».

L’edificio, sventrato e inutilizzato da anni, era stato trasformato in presidio permanente: si dormiva qui, ci si riposava, si organizzavano i turni dei soccorsi e della distribuzione del cibo. Ora di fronte c’è un grande cartello che sponsorizza il progetto governativo di un museo della rivoluzione: «Non è tanto una presa in giro politica, ma un pericolo: vogliono toglierlo ai manifestanti».

Fa buio e la protesta si intensifica, cambia il clima rispetto a qualche ora prima. Nel pomeriggio gli agenti antisommossa erano ovunque, ma immobili. Qualcuno di loro aveva aperto un ombrellone per ripararsi dal sole, mentre un carro con a bordo giovani e bandiere irachene faceva il giro della piazza e i megafoni parlavano ai poliziotti: «Siete nostri fratelli, unitevi a noi».

In tanti avevano in mano un cartello con il volto di un attivista ucciso, in uno c’era anche Hussein, nipote di Maometto e figlio di Ali: fu decapitato durante la battaglia di Karbala del 680 d.C, la sua morte scatenò una ribellione che fece crollare il califfato omayyade. «Per gli sciiti è il simbolo della rivolta», ci dicono.

Era di Karbala Ihab al-Wazni, ucciso il 9 maggio scorso. Noto attivista, è stato ammazzato da uomini armati a bordo di una motocicletta nella sua città. Come lui ne sono stati uccisi altri 34, 82 in totale i tentativi di omicidio mirato. A un attentato dinamitardo a Nassiriyah è sopravvissuto, pochi giorni fa, Imad al-Aqili: lui è tra 48 attivisti che hanno scampato la morte in questi mesi, è ricoverato in ospedale.

Per questo il sud ribolle da settimane: a un anno e mezzo dall’inizio delle proteste contro il sistema di potere settario, le diseguaglianze sociali ed economiche e le interferenze esterne, l’unico obiettivo raggiunto dai manifestanti sono state le dimissioni dell’allora primo ministro Adil Abdul-Mahdi, nel maggio 2020Al suo posto è stato nominato Mustafa al-Kadhimi: al movimento popolare ha promesso giustizia per gli oltre 750 manifestanti ammazzati (18mila i feriti) nelle piazze del paese nei primi tre-quattro mesi della protesta, ma a oggi le inchieste non hanno condotto a risultati.

Il ricorso alla forza, l’utilizzo dei candelotti lacrimogeni come proiettili sparati alla testa e al petto, l’infiltrazione dei gruppi paramilitari sciiti e la sparizione forzata di decine, centinaia di manifestanti non sono stati mai oggetto di dibattito e un alone di impunità ha ricoperto i fatti di quei mesi. «Ora usano un nuovo metodo, la sparizione forzata – ci spiega la giovane Z. – Se manca il corpo, non è necessario indagare, è questa l’idea. È un metodo alternativo per silenziare la protesta. Ma che differenza c’è con la morte?». Nena News

 

Ti è piaciuto questo articolo? Infoaut è un network indipendente che si basa sul lavoro volontario e militante di molte persone. Puoi darci una mano diffondendo i nostri articoli, approfondimenti e reportage ad un pubblico il più vasto possibile e supportarci iscrivendoti al nostro canale telegram, o seguendo le nostre pagine social di facebook, instagram e youtube.

pubblicato il in Conflitti Globalidi redazioneTag correlati:

Articoli correlati

Immagine di copertina per il post
Divise & Potere

Una degna rabbia, per uno spregevole omicidio. La migliore Bologna in piazza a difesa di ciò che resta dell’umanità

Scoccano le 19.00 e su piazza del Nettuno il sole è ancora alto. Provare a quantificare il numero esatto delle migliaia e migliaia di persone già presenti e in costante aumento, risulta del tutto inutile: fiume, marea, oceano, sono tante le metafore acquatiche che solitamente si usano in casi del genere. E come tutti questi termini sottolineano in automatico, piazza del Nettuno ieri era sì un agglomerato eterogeneo di vite, storie, ma accomunato dalla trasversale necessità di scorrere.

Immagine di copertina per il post
Divise & Potere

Verità e giustizia per Abderraim Fakir. Lo sciopero operaio blocca l’interporto, Bologna scende in piazza

La morte di Abderrahim Fakir, lavoratore di origine marocchina, avvenuta durante un intervento della polizia nel quartiere Pilastro, ha provocato una risposta immediata tra i lavoratori, gli abitanti dei quartieri popolari, i giovani e le realtà sociali della città

Immagine di copertina per il post
Divise & Potere

Bologna: migliaia di persone partono in corteo dal presidio per Abderrahim Fakir. Cariche e scontri sotto la Prefettura

Per i due agenti di polizia che hanno ucciso Abderrahim Fakir, domenica a Bologna, è scattato lo scudo penale introdotto dal pacchetto sicurezza del governo Meloni. La Procura del capoluogo emiliano ha attivato verifiche sui due poliziotti e sui quattro operatori del 118 che hanno assistito all’ammanettamento e al soffocamento del 42enne: anziché nel “registro degli indagati”, il fascicolo è stato aperto con il “modello 45 bis”, quindi i nomi dei due poliziotti e i quattro sanitari sono nel percorso accelerato che entro trenta giorni (prorogabili a 120 perché ci saranno le richieste di perizie tecniche) potrebbe portare all’archiviazione del caso.

Immagine di copertina per il post
Antifascismo & Nuove Destre

Genova: in ogni caso nessun rimorso.

Si è svolto ieri il corteo lanciato da diverse realtà genovesi e non per i 25 anni dell’omicidio di Carlo Giuliani.

Immagine di copertina per il post
Crisi Climatica

25 luglio: in marcia verso i cantieri della devastazione

Quindici anni fa, il potere politico ed economico decise di trasformare la Val di Susa in una zona di sacrificio e in un laboratorio di militarizzazione per imporre un’opera già rifiutata dall’intera comunità nel 2005.

Immagine di copertina per il post
Divise & Potere

E’ stato ucciso Abderrahim Fakir dalla polizia a Bologna

L’omicidio di Abderrahim Fakir a Bologna per mano della polizia sotto gli occhi di operatori sanitari immobili è una dura immagine che restituisce quanto la vita delle persone abbia sempre meno valore per un sistema come quello in cui viviamo.

Immagine di copertina per il post
Confluenza

Carta per la transizione popolare e un’energia autonoma dagli interessi delle grandi industrie

Durante il weekend di iniziative a difesa dell’Appennino è stata prodotta una carta a partire dal confronto tra i vari comitati presenti. La trovate di seguito con l’invito a diffonderla e stamparla!

Immagine di copertina per il post
Crisi Climatica

Seconda giornata del weekend di lotta No Tav: confronto, socialità e preparativi per l’Alta Felicità

Prosegue il Campeggio di Lotta No Tav al presidio di Venaus. Dopo la prima giornata, aperta dall’inaugurazione del nuovo sito di notav.info dall’iniziativa di lotta a San Didero, il secondo giorno è stato dedicato al confronto politico, alla socialità e alla presenza nei luoghi della resistenza.

Immagine di copertina per il post
Editoriali

Genova, venticinque anni dopo: brucia ancora

Venticinque anni sono un’infinità di tempo, sono un quarto di secolo, eppure non cancellano nulla. Genova 2001 non è una data semplice da commemorare: è una posta politica ancora aperta, e va trattata come tale.

Immagine di copertina per il post
Approfondimenti

Genova 2001. Una storia del presente

Riproponiamo questo lungo testo di Emilio Quadrelli, compagno che ci ha lasciati nel 2024 e che con le sue parole ha accompagnato riflessioni preziose per una prospettiva antagonista. A 25 anni da Genova ci aiuta a ricordarci il significato e il carico di quel momento che fu, con tutte le sue contraddizioni, un momento di rottura.

Immagine di copertina per il post
Conflitti Globali

In Albania continuano le proteste

Con Julie JL, attivista della diaspora albanese, discutiamo di come stiano proseguendo le proteste nel paese.

Immagine di copertina per il post
Conflitti Globali

La lunga frattura: presentazione del libro al campeggio di lotta a Venaus

La storia corre veloce. “Non sono che sintomi di processi più profondi e radicali che ribollono come magma sotto la crosta terrestre tentando di farsi strada, di trovare sbocchi, sfiati ed infine ridefinire il paesaggio”.

Facciamo il punto su questo lungo processo di trasformazione e ristrutturazione del capitalismo in una fase di crisi della messa a valore del capitale che ha portato a un’accelerazione globale in chiave bellica. La transizione egemonica alla quale stiamo assistendo mostra i suoi sintomi più evidenti ma non è né compiuta né scontata. Qual è il nostro compito oggi se non approfondire questa crisi?

La crisi dei valori dell’imperialismo può essere una leva per immaginare nuovi cicli di lotta? Quali sono i punti di forza del nostro agire per alimentare processi conflittuali capace di ambire a dimensioni di contropotere effettivo nella società?

Qualcosa bolle in pentola, l’Occidente è sprovvisto di idee-forza capaci di mobilitare le masse. Chi si immagina il popolo italiano pronto a prendere le armi per difendere la patria? Forse solo gli illusi e gli approfittatori che speculano su una propaganda vuota. Allora noi cosa abbiamo da proporre? La Palestina ci ha mostrato la possibilità di adesione di massa a un orizzonte di emancipazione collettivo. Cosa ci aspetta nel prossimo futuro?

Immagine di copertina per il post
Conflitti Globali

Intervista a Dina, libera dalle carceri libiche

Dina e Domenico sono i due attivisti italiani che hanno preso parte al Land Convoy verso Gaza, la missione via terra nel quadro della campagna di solidarietà internazionale alla Palestina della Global Sumud Flottilla, e poi sono stati fermati e sequestrati in Libia, nella zona controllata da Haftar. 

Immagine di copertina per il post
Conflitti Globali

L’annessione strisciante della Cisgiordania passa dalle mappe alla legge 

Un’iniziativa di registrazione fondiaria nell’Area C sta spostando il controllo dal Regime militare al sistema civile israeliano, rafforzando l’annessione attraverso leggi, pianificazione ed espansione degli insediamenti.

Immagine di copertina per il post
Conflitti Globali

Sudafrica: migliaia di migranti in fuga dalla violenza xenofoba di “March and March”. Le valutazioni di Alberto Magnani

In SudAfrica numerose attività commerciali chiuse e polizia dispiegata per le strade a seguito di manifestazioni anti-migranti.

Immagine di copertina per il post
Conflitti Globali

La cronaca della protesta all’arrivo del volo da Tel Aviv a Elmas, dentro e fuori il terminal

Domenica mattina all’aeroporto di Cagliari Elmas è atterrato un volo diretto da Tel Aviv. Il collegamento è una delle novità della stagione estiva dello scalo sardo: una rotta che connette Sardegna e Israele (operata da El Al in partnership con Sun d’Or) e che in tempo di genocidio non passa inosservata. All’esterno del terminal, una manifestazione di protesta a supporto del popolo palestinese – organizzata da Unica per la Palestina, Giovani Palestinesi Sardegna, Comitato sardo di solidarietà con la Palestina, Associazione Sardegna Palestina e la delegazione sarda della Global Sumud Flotilla – accoglie chiunque esca dall’aeroporto. Il reportage dal terminal di Elmas.

Immagine di copertina per il post
Conflitti Globali

Accordo Libano-Israele, tregua o normalizzazione dell’occupazione?

Il 26 giugno a Washington, con la mediazione dell’amministrazione Trump, Israele e Libano hanno firmato un accordo quadro in 14 punti.

Immagine di copertina per il post
Conflitti Globali

Scosse devastanti in Venezuela. Migliaia di dispersi, si scava tra edifici crollati. Il sisma più violento da 126 anni.

Sono oltre 25.000 le persone che risultano al momento disperse a seguito dei devastanti terremoti che ieri sera, mercoledì 24 giugno, hanno colpito il Venezuela. Due scosse violentissime, a breve distanza, tra mezzanotte e le due di notte, orario italiano, hanno causato il crollo di centinaia di edifici. La prima scossa è stata di magnitudo […]

Immagine di copertina per il post
Conflitti Globali

Perù: in un paese profondamente diviso, la destra di Fujimori vince alle presidenziali

Una settimana di spoglio dei voti alle elezioni presidenziali del Peru si salda con la risicatissima vittoria della estrema destra di Keiko Fujimori (figlia dell’ex-presidente e dittatore peruviano Alberto Fujimori, le cui politiche contro la guerriglia di Sendero Luminoso e le classi popolari peruviane gli erano valse accuse di genocidio).

Immagine di copertina per il post
Conflitti Globali

Bolivia: Giunge a La Paz un’impressionante marcia della COB e dei settori contadini

Chiedono la rinuncia del presidente di destra Paz. Il governo risponde con la repressione e arresta il massimo dirigente della Centrale Operaia, Vicente Salazar.