InfoAut
Immagine di copertina per il post

Iraq. La rivolta contro Baghdad e la longa manus di Al-Sadr

Ieri i manifestanti che avevano fatto irruzione nella Zona Verde e in parlamento se ne sono andati. Ma la crisi politica resta, accesa dalle interferenze esterne e dalla corruzione delle istituzioni 

 

 Nell’immagine i manifestanti sciiti entrano nella Zona Verde di Baghdad sabato 30 aprile 2016 

di Chiara Cruciati

Roma, 2 maggio 2016, Nena News – I sadristi se ne sono andati: hanno lasciato il parlamento e la Zona Verde, il giorno dopo aver fatto irruzione nel luogo simbolo delle istituzioni irachene. La rabbia era esplosa sabato: pochi minuti dopo il discorso del leader religioso sciita Moqtada al-Sadr a Najaf, che chiedeva una protesta pacifica contro lo stallo parlamentare nella nomina del nuovo governo tecnico, migliaia di suoi sostenitori nella capitale hanno abbattuto una parte del muro di cemento che divide la capitale dalla “zona rossa” e sono entrati.

Un atto senza precedenti che ha preso di mira quei quattro km quadrati simbolo dell’occupazione Usa e della fine del regime di Saddam Hussein, dal 2003 area fortificata e inaccessibile sede di ambasciate straniere, del parlamento e degli uffici governativi. Il muro di cemento che da un decennio la delimita oggi come ma prima rappresenta la lontananza delle istituzioni dalla gente, il tentativo debole di chi detiene il potere a mantenere la distanza dalla base. Una distanza visibile: molti manifestanti si sono trovati di fronte ad un quartiere ricco, ben tenuto, con acqua corrente e elettricità continua, quando il paese soffre per continui blackout e servizi quasi inesistenti.

Così la base, dopo mesi di proteste, è esplosa. Non è un atto estemporaneo: dallo scorso anno, con l’Isis che occupava già un terzo del territorio iracheno, le comunità sciite di numerose comunità erano scese in piazza per settimane, nel torrido caldo estivo, per chiedere al premier al-Abadi di mettere in atto le riforme anti-corruzione promesse da tempo. A manovrare lo scontento, in modo sapiente, è stato al-Sadr, passato da leader della resistenza sciita in chiave anti-statunitense a moralizzatore e riformatore. Sotto di lui non sta più il temibile Esercito del Mahdi, ma le cosiddette Brigate della Pace, in prima linea contro l’Isis e ora spauracchio del potere costituito di Baghdad.

I suoi sostenitori sono tanti, sono decine di migliaia e continuano ad aumentare, anche all’interno di fazioni politiche avversarie. Perché il popolo iracheno è stanco e frustrato: decenni di guerra permanente e miliardi di dollari destinati alla ricostruzione scomparsi tra le pieghe del clientelismo strutturale delle istituzioni nazionali. Sabato la frustrazione ha preso la forma di un vero e proprio assalto al parlamento: i manifestanti sono entrati nelle aule, sono saliti sulle poltrone e hanno sventolato le bandiere dell’Iraq gridando slogan contro la corruzione dei propri deputati. Molti di loro si sono dati alla fuga in auto, alcuni sono finiti sotto il lancio di sassi della folla.

Il premier al-Abadi, dato inizialmente in fuga dalla capitale, ha emesso un comunicato nel quale chiedeva di manifestare in modo pacifico e assicurava: “La situazione è sotto controllo”. Eppure poco prima il governatorato di Baghdad dichiarava lo stato di emergenza e l’esercito chiudeva tutti gli ingressi alla città: si poteva uscire ma non entrare.

Ieri i manifestanti hanno lasciato la Zona Verde, a seguito di un comunicato di Moqtada al-Sadr per poter garantire la sicurezza durante il pellegrinaggio sciita che si tiene in questi giorni in ricordo dell’imam al-Kadhim, figura sacra sciita. Nelle stesse ore il primo ministro ordinava l’arresto di coloro che hanno aggredito le forze di sicurezza e i deputati e che hanno danneggiato proprietà dello Stato.

Ma la potenza della protesta resta in tutta la sua forza. Chiedono un nuovo governo tecnico, quello che al-Abadi ha già individuato ma che il parlamento continua a non votare facendo ostruzionismo: a fare da tappo è il timore dei partiti politici di perdere il controllo dei ministeri e quindi di veder indebolita la rete di consenso basata su favori e clientelismo.

Sullo sfondo dell’instabilità delle istituzioni sta la concreta minaccia islamista: l’Isis, nonostante la perdita di Tikrit, Sinjar e Ramadi, continua a controllare quasi un terzo del territorio del paese e compie attacchi nelle zone non occupate. Gli ultimi proprio mentre a Baghdad la Zona Verde veniva invasa: ieri due autobomba sono esplose nella città meridionale di Samawa, uccidendo almeno 30 persone e ferendone 55; sabato 23 civili hanno perso la vita per un’esplosione rivendicata dall’Isis nel sito sacro di Kadhimiyah.

E se la debolezza dello Stato è il primo ostacolo alla lotta contro lo Stato Islamico, all’assenza di unità interna si aggiungono le interferenze esterne. A partire dalle superpotenze, Usa e Russia, che puntano a controllare Baghdad con il sostegno militare e dall’Occidente che continua a concedere prestiti miliardari tramite Banca Mondiale e Fondo Monetario Internazionale. L’obiettivo è un paese malleabile alle proprie esigenze strategiche. Dall’altra parte sta però l’Iran che dalla caduta di Saddam ha allungato le mani sulle istituzioni irachene e oggi controlla la lotta all’Isis con le proprie guardie rivoluzionarie e con milizie irachene sciite fedeli.

In mezzo si pone al-Sadr, sciita non certo filo-iraniano che non intende piegarsi a Teheran mettendo ulteriormente in difficoltà il premier (estremamente debole) al-Abadi che della Repubblica Islamica ha bisogno. Il consenso di cui gode il religioso sciita cambia gli equilibri, spinge il primo ministro verso i propri interessi strategici e spacca il fronte sciita, ulteriore divisione in un Iraq frammentato.

da: nenanews

Ti è piaciuto questo articolo? Infoaut è un network indipendente che si basa sul lavoro volontario e militante di molte persone. Puoi darci una mano diffondendo i nostri articoli, approfondimenti e reportage ad un pubblico il più vasto possibile e supportarci iscrivendoti al nostro canale telegram, o seguendo le nostre pagine social di facebook, instagram e youtube.

pubblicato il in Conflitti Globalidi redazioneTag correlati:

Articoli correlati

Immagine di copertina per il post
Conflitti Globali

Militarizzazione della ricerca: il Politecnico e il suo ruolo nella fabbrica della guerra

Il 24 novembre 2025, a Torino, un incontro pubblico ha messo al centro una domanda sempre più difficile da eludere: che ruolo stanno giocando le università nella nuova fase di riarmo? 

Immagine di copertina per il post
Conflitti Globali

La flottiglia del “Sumud” sfida di nuovo il blocco di Gaza: 70 imbarcazioni in mare

Ripubblichiamo questo articolo della redazione di PagineEsteri nell’ottica di dare visibilità e diffondere il più possibile la nuova missione della Flotilla per Gaza. Rompere l’assedio con un gesto collettivo come questo rimane un’iniziativa non scontata e a cui va data importanza nonostante il livello mediatico sia al momento disinteressato da questa missione.

Immagine di copertina per il post
Conflitti Globali

“Cuba non è una minaccia”: a Roma manifestazione nazionale contro il bloqueo Usa

Manifestazione nazionale oggi pomeriggio, sabato 11 aprile a Roma, al fianco di Cuba, strangolata da fine gennaio 2026 dall’embargo totale energetico degli Usa, che segue l’infame bloqueo in vigore fin dagli anni ’60.

Immagine di copertina per il post
Conflitti Globali

Porto di Genova 6 aprile 2026

Sì stanno mettendo in viaggio diverse flottiglie che non puntano solo ad arrivare a Gaza, impresa già vissuta con alti rischi durante la navigazione, abbordaggi con forze speciali e detenzione israeliana , ma a restare a Gaza!

Immagine di copertina per il post
Conflitti Globali

Palantir e il capitale europeo: chi investe?

Chi finanzia le tecnologie della sorveglianza e della guerra? Ne parliamo con Daniele Grasso, data journalist di El País e dell’ICIJ, a partire da un’inchiesta sugli investimenti europei nel colosso Palantir di Peter Thiel.

Immagine di copertina per il post
Conflitti Globali

Quale tregua tra Stati Uniti e Iran?

In queste ore è iniziato il cessate il fuoco tra Stati Uniti e Iran. Se di tregua si può parlare.

Immagine di copertina per il post
Conflitti Globali

Nuestra America Convoy

Pubblichiamo un importante contributo di un compagno appena ritornato dalla missione solidale a Cuba. Buona lettura!

Immagine di copertina per il post
Conflitti Globali

Proteste in Siria contro Israele

In questi giorni, a partire dalla notte tra il 31 marzo e il 1 aprile, si sono verificate in Siria proteste contro Israele immediatamente scattate a seguito della notizia del passaggio alla Knesset della legge che istituisce la pena di morte per i prigionieri palestinesi.

Immagine di copertina per il post
Conflitti Globali

Tra le macerie di Gaza, le ragazze reagiscono, un pugno alla volta

Nella Gaza dilaniata dalla guerra, ragazze e giovani donne ricostruiscono un club di pugilato, usando lo sport per elaborare il dolore, sfidare le norme e trovare la forza in mezzo allo sfollamento.

Immagine di copertina per il post
Conflitti Globali

Israele introduce la pena di morte per i palestinesi

Impiccagione, nessun appello e applicazione selettiva: la norma voluta da Ben Gvir e sostenuta da Netanyahu legalizza la disuguaglianza e istituzionalizza la punizione su base etnica.

Immagine di copertina per il post
Bisogni

Da Cosenza, dai Sud, una nuova sfida comune

A Cosenza abbiamo dato vita a due giorni di discussione e confronto importanti, dando seguito al percorso collettivo iniziato a Messina negli scorsi mesi e facendo insieme un ulteriore passo in avanti. Eravamo in tante, da ogni parte dei sud.

Immagine di copertina per il post
Divise & Potere

Processo “Sovrano”: al via l’appello tra ombre e contraddizioni

Ripubblichiamo il resoconto comparso su notav.info a seguito della prima udienza dell’appello voluto dalla Procura di Torino per il processo che ha visto l’assoluzione in primo grado per il capo di associazione a delinquere. Per ripercorrere le tappe tortuose del percorso che ha portato fino a qui consigliamo di consultare il sito ASSOCIAZIONE A RESISTERE.

Immagine di copertina per il post
Bisogni

25 Aprile in ogni città

Una raccolta di indizioni delle giornate di mobilitazione che in tutto il Paese vedranno iniziative e manifestazioni per il 25 aprile: il tema è la contrapposizione alla guerra, alla crisi energetica ed economica, per unirsi dal basso e organizzarsi a partire dai territori.

Immagine di copertina per il post
Crisi Climatica

Una nuova offensiva estrattivista sulla Nostra America

Un giorno dopo di aver insediato il proprio Governo, il nuovo presidente di destra cileno José Antonio Kast ha ritirato 48 decreti supremi relativi a questioni ambientali emessi durante la precedente gestione e che erano sotto esame della Controlleria Generale.

Immagine di copertina per il post
Divise & Potere

Trump pianifica il vertice internazionale anti-antifà

Gli Stati Uniti stanno organizzando una conferenza contro “Antifa”. È probabile che all’ordine del giorno ci sia anche la questione dell’inserimento del gruppo nella lista delle organizzazioni terroristiche dell’UE. L’Ungheria e l’AfD si stanno preparando ad agire. Non è chiaro se il governo tedesco parteciperà al congresso anti-Antifa indetto da Trump; negli ultimi mesi, le sue risposte alle richieste di informazioni dell’AfD sull’argomento sono state vaghe.

Immagine di copertina per il post
Divise & Potere

No alla sorveglianza speciale! Sosteniamo Stefano!

Il Questore di Torino Gambino ha richiesto due anni di sorveglianza speciale per Stefano, giovane compagno, studente e lavoratore che da anni si spende generosamente e in prima persone, nelle lotte a Torino e in Val di Susa. Il 14 aprile si svolgerà la prima udienza presso il Tribunale di Torino.