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Detenuti politici Palestinesi e repressione carceraria in Israele

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Nella scorsa settimana dopo una dimostrazione di protesta da parte di alcuni detenuti politici palestinesi nelle carceri di Negev in risposta all’aumento di restrizioni e ai maltrattamenti subito,sono stati fatti oggetto di rappresaglie e veri e propri raid notturni.

Ciò che ha innescato le proteste è stata l’installazione di dispositivi di disturbo delle comunicazioni ed il sequestro di apparecchiature elettroniche con cui i detenuti potevano comunicare tra loro.

 

Durante le tensioni all’interno delle sezioni sono stati sparati gas lacrimogeni, proiettili di gomma e manganellate, molti sono ora i prigionieri in gravi condizioni ma da denunciare sono soprattutto le torture inflitte durante i raid punitivi, agenti della sicurezza entrano nelle celle con l’intento di picchiare e umiliare chi si sta giustamente ribellando, lasciandoli poi ammanettati ai propri letti senza coperte ne vestiti.

Molti sono i detenuti che hanno avuto bisogno di cure mediche e quindi trasferiti al più vicino centro ospedaliero, di cui almeno un paio in condizioni critiche.

Nelle carceri Israeliane vi sono ad oggi circa 1300 detenuti politici Palestinesi, illegalmente detenuti, tutti/e nelle stesse condizioni disumane.

L’amministrazione carceraria ha ora aumentato le punizioni per chi si è reso partecipe alle proteste, aumentando le pene pecuniarie,vietando l’uscita al passeggio durante le ore d’aria, rinchiudendo in isolamento e vietando i colloqui coi famigliari all’esterno.

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