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Brazil2014: scontri a San Paolo a sei giorni dai mondiali della FIFA

A meno di una settimana dal calcio d’inizio,  duri scontri oggi, venerdì 6 giugno, tra lavoratori della metropolitana e polizia nelle vicinanze della stazione della metropolitana ‘Ana Rosa’, nel centro della megalopoli San Paolo, dove e’ in corso il secondo giorno di sciopero dei lavoratori della metropolitana per reclamare aumenti salariali e una maggiore dignità lavorativa.

Gli agenti hanno lanciato gas lacrimogeni e hanno caricato ripetutamente per disperdere la folla che cercava di forzare il cordone di polizia ed entrare nella stazione della metro. La stazione di Ana Rosa, come quella di Itaquera, vicino allo stadio dove il 12 giugno prossimo si giochera’ la partita inaugurale dei mondiali di calcio tra Brasile e Croazia, è stata chiusa per motivi di sicurezza.

Secondo i media mainstream brasiliani, lo stop al principale mezzo pubblico di San Paolo ha generato code di automobili e mezzi privati per oltre 250 chilometri: un record, per la già congestionata megalopoli paulista.

LADRI DI SPORT – Le proteste in Brasile (lavoratori, senza casa, sem terra, studenti e popoli originari), in corso ormai da un paio d’anni, non sono comunque una novità in occasione dei cosiddetti “grandi eventi sportivi”.

In contrapposizione c’è l’idea stessa di uno sport di vertice letta come “grande opera inutile”, contrapposta invece allo sport come strumento di resistenza; la stessa resistenza che anche durante il “mes da copa” intende attraversare le strade del Brasile contro corruzione, gentrification, repressione sociale e speculazione immobiliare.

Su questo, e molto altro ancora, l’intervista con Ivan Grozny, direttore di sportallarovescia.it e coautore del libro “Ladri di sport. Dalla competizione alla resistenza” (Agenzia X).

Clicca qui per ascoltare o scaricare l’intervista.

Dal sito di Agenzia X, la presentazione del libro “Ladri di sport”:

Quando il grande business dello sport aggredisce comunità e territori, si rafforza il bisogno di una competizione diversa. Rubare lo sport ai ladri non è reato.

Dalle Olimpiadi messicane del 1968, passate alla storia per il pugno chiuso di Smith e Carlos, ogni grande evento sportivo si è scontrato con episodi di contestazione. In un momento in cui lo sport, e in particolare il calcio, è sempre più un affare miliardario, in diverse parti del mondo sono emerse forme di resistenza sportiva organizzate da persone che non possono o non vogliono far parte dello spettacolo.

Non è solo una questione di soldi, ma soprattutto di valori. Recuperando e reinterpretando lo spirito originario del gioco, l’attività sportiva viene intesa e praticata come un bene comune, come la condivisione di vittorie e sconfitte senza rincorrere gli apici delle classifiche. Un modo per recuperare e ridefinire luoghi e spazi in cui la competizione da fine si trasforma in mezzo per resistere alle gerarchie sociali esistenti.

Ladri di sport è una raccolta di storie e testimonianze di realtà su cui ancora molto poco è stato scritto, che vanno dalle mobilitazioni anti-Fifa in Brasile alle polisportive antirazziste e autogestite in Italia, dalle lotte contro la discriminazione allo sport praticato dai richiedenti asilo.

Per altre informazioni sul libro clicca qui

 

Da Radio Onda d’Urto

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