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Asia: Abe vince le elezioni e promette di riarmare il Giappone contro la Corea del Nord

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Il Giappone tornerà ad avere un esercito offensivo?

“Come annunciato in campagna elettorale, ora mi potrò seriamente occupare del tema Corea Del Nord”. Sono queste le parole pronunciate dal premier giapponese Shinzo Abe, una volta confermata la sua vittoria alle elezioni legislative giapponesi.

La coalizione guidata da Abe ora ha la maggioranza necessaria per poter procedere ad una svolta storica. Si tratta dell’abbandono da parte del Giappone della Costituzione adottata nel 1947 sotto il diktat statunitense, seguito al secondo conflitto mondiale e alle bombe di Hiroshima e Nagasaki.

Una Costituzione che sul modello di quella imposta alla Germania di fatto impedisce in alcun modo la possibilità per il paese di dotarsi di forza offensiva, limitando le forze armate alla sola funzione difensiva gestita attraverso l’ingente presenza USA in basi militari come quella di Okinawa.

Si tratta dell’architrave post-bellica su cui è fondata la politica estera giapponese, messa ora in discussione attraverso l’utilizzo della minaccia posta dalla Nord Corea, reale o supposta che sia. I ripetuti test missiilistici di Pyongyang hanno infatti fatto concordare gli esperti sul fatto che la Nord Corea sia da considerare paese nucleare, con la capacità di colpire Giappone e Corea del Sud, ma anche la base USA nel Pacifico di Guam e secondo alcuni anche la West Coast statunitense.

Ciò non vuol dire in alcun modo che la Corea del Nord voglia veramente utilizzare quegli armamenti, o se non volesse ottenere il nucleare per evitare di fare la fine di paesi come Iraq e Libia, dove la rinuncia al nucleare portò di fatto all’eliminazione di Saddam e Gheddafi. Abe ha solleticato la paura popolare, costruita anche attraverso un bombardamento mediatico non indifferente, per ottenere la fiducia al suo programma di riarmo e come logica conseguenza, di ulteriore militarizzazione della società giapponese.

Di fronte alla complessità del puzzle e alla finora titubanza, oltre ai tweet di Trump, da parte degli USA rispetto ad un intervento militare, la strada sembra quella dell’escalation militare nella regione dell’Asia Orientale. In realtà, consapevoli delle volontà non-offensive di Pyongyang, sembra che si stia realizzando lo scenario per cui Trump ha sempre battagliato, riflettendo ampie parti dell’establishment militare USA. La necessità ovvero che gli alleati degli USA sostengano loro i costi di difesa, limitando la spesa del Pentagono. Il risultato è un mondo sempre più nuclearizzato e teso.

La Corea del Sud ha già dispiegato sul proprio territorio un sistema di intercettazione missilistica, il THAAD, che ha scatenato le reazioni della Cina, che ha parlato di mossa inutile e dal solo risultato di alzare la tensione nell’area. Se Abe riuscisse a portare a compimento i suoi progetti, lo scenario nella regione sarebbe sempre più teso.

E chissà se da Pechino, dove domani si chiuderà il Congresso del PCC, arriveranno risposte dirette o indirette alle notizie giapponesi..

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