InfoAut
Immagine di copertina per il post

19° Congresso del PCC, BRI & questione Nordcoreana: un’intervista a Gabriele Battaglia

||||

Martedi 10 Ottobre siamo stati alla libreria Binaria (Torino) alla presentazione di “Buonanotte signor Mao” un libro di storie dall’estremo oriente scritto da Gabriele Battaglia, compagno attivo al tempo del G8 di Genova, giornalista per Radio Popolare, Internazionale, ed ex direttore del sito China files.
Gli abbiamo fatto alcune domande sull’attualità asiatica, sulla politica interna ed estera della Cina osservata dalla sua posizione privilegiata di abitante di Pechino dal 2011.

Buonasera Gabriele inizio chiedendoti quali sono i temi centrali del 19° congresso del Partito Comunista Cinese e le tue percezioni sulla sua eventuale portata innovativa.

Il 19° congresso del PCC è molto importante e atteso perché, oltre la scontata conferma di Xi Jinping fino al 2022, sottolineo che due mandati sono la norma per la più alta carica del governo cinese, tutti si chiedono se Xi si farà da parte per far subentrare la sesta generazione di leader.
Ci sono forti dubbi che Xi abbandoni e si pensa che voglia rimanere anche dopo il 2022, tutti sono impegnati a cogliere segnali se resterà o meno. I segnali sono questi:

1) Quanti leader della sesta generazione entreranno nella “stanza dei bottoni”, cioè il comitato permanente del Politburo, i 7 che, di fatto, governano la Cina?
Si pensa che un paio di questi potrebbero entrare, uno è Hu Chunhua, governatore del Guandong. Parliamo della generazione nata negli anni 60.
Sun Zhengcai , leader del Partito di Chongqing è stato di recente fatto fuori, perseguito per corruzione. Molti hanno letto ciò come un segnale di Xi che dice non fatevi avanti troppo velocemente perché io rimango in sella. In seguito altri leader della sesta generazione hanno rilasciato delle dichiarazioni di frenata, elogiando il presidente facendo capire che non hanno voglia di farsi avanti. Questo lascerebbe intendere che tutto si predispone per proseguire oltre il 2022.

2) L’altro segnale è che fine farà Wang Qishan, lo zar anticorruzione, il braccio destro del Presidente, che dovrebbe, la prossima settimana nel 19 congresso, essere dimesso perché ha raggiunto il limite di età. C’è una legge non scritta per cui quando raggiungi i 69 anni e inizia il nuovo congresso vieni messo da parte.
Forti voci dicono che potrebbe rimanere, il che sarebbe un ulteriore segnale da parte della presidenza che, violando le leggi non scritte, afferma una sua forza e una volontà di non recedere. Se Wang rimanesse sarebbe un forte segnale.

3) Un terzo segnale è capire quanti dei fedelissimi di Xi passeranno ai livelli più alti della gerarchia del partito. Queste correnti ascensionali interne al partito ci forniranno elementi per capire se ci sarà l’intenzione di compiere una transizione al potere nel 2022.
Ci sono poi questioni di contenuto, capire se effettivamente compirà questa riforma delle grandi imprese di stato (SOEs) di cui si parla da anni, cioè il tentativo di smantellare le parti meno produttive della base industriale trasformandole in imprese di mercato con ingresso di privati. La direzione sarà impressa nel congresso ma l’attuazione la testeremo nel prossimo quinquennio.

Un ultimo argomento è l’ingresso, nello statuto del partito, della dottrina di Xi Jinping “il sogno cinese”. La cosa da osservare è come entrerà, infatti finora solo il pensiero di Mao e di Deng Xiaoping sono entrati a far parte dello statuto con annesso il nome del promotore della dottrina, mentre le dottrine di Jiang Zemin (la teoria delle 3 rappresentanze) e Hu Jintao (sviluppo scientifico) sono entrate a far parte dello statuto del partito senza i loro nomi. Se la dottrina di Xi entrerà con il suo nome, l’attuale presidente si eleverà al livello di Mao e di Deng il che potrebbe essere preludio di una duratura presidenza.
Mi soffermo su due aspetti del “sogno cinese” di Xi. Uno economico-sociale: il tentativo di far diventare tutti i cinesi ceto medio e quindi compiere una transizione di 40 anni dalle riforme di apertura economica di Deng ad oggi.
L’altro è riguarda la sfera più prettamente politica: il nazionalismo, il nuovo ruolo della Cina nel mondo, l’acquisizione di status di superpotenza, una Cina zhongguò (centro del mondo).

Ti pongo una domanda sulla “Belt and Road Initiative” a partire da un passaggio che ho trovato molto interessante nell’intervista che hai rilasciato a Wu Ming 2:

“ancora una volta, si attacca la Cina da un pulpito morale, ma guai a mettere in discussione il modello neoliberista. Così, per esempio, gli uiguri diventano quelli perseguitati per motivi etnici e religiosi, ma nessuno va a vedere il problema di come lo Xinjiang sia l’hub di partenza della nuova via della Seta e quindi come le comunità siano investite dalle grandi opere, dall’idea di libero mercato, dalla fine della civiltà tradizionali senza che sia preservata la biodiversità di cui erano portatrici. Un giovane uiguro che parte svantaggiato sul mercato del lavoro come può abbracciare il grande sogno cinese?

Di nuovo, credo che il nostro problema a livello globale sia quello di riportare l’eguaglianza al centro del discorso, perché non esiste libertà sensa eguaglianza, se non quella d’impresa. E capire come coniugare questa nuova eguaglianza con la biodiversità del mondo, che è il presupposto del suo divenire.”
La Cina negli ultimi 20 anni ha portato avanti e sviluppato la politica del “go west” tentativo di sviluppare le parti occidentali del paese, sicuramente la silk road è il risultato di questo processo ed ha come obiettivo quello di omologare l’economia e gli standard di vita nella nazione facendo sì che il benessere delle zone costiere si riproduca anche nelle zone depresse del paese.
Come scrivo nel libro, una politica che viene utilizzata, che secondo me è una delle rare caratteristiche socialiste della Cina contemporanea, è la ricerca di uno sviluppo economico omogeneo e livellatore che risolve da sé i conflitti sociali. Se vogliamo è questo il messaggio che la Cina porta al mondo: se tutti interagiremo dal punto di vista economico traendo beneficio reciproco potremmo evitare guerre e intraprendere un cammino verso il concetto di “società armoniosa”.

Primo problema di coerenza la Cina lo incontra in casa sua, nello Xinjiang, perché l’idea che il modello economico risolva tutti i problemi non è così vero. Parlando con gli uiguri, lamentano il fatto che vengono discriminati, che la loro cultura tradizionale e l’islam sono perseguitati, mentre se parli con uno han ti dice che gli uiguri si lamentano sempre, che il loro problema sono gli imam fondamentalisti e che nel momento in cui saranno risolti i problemi economici e avranno benessere non ascolteranno più i sermoni islamici. Io non penso che sia così semplice, oggi le misure repressive in Xinjiang sono molto dure e vanno a colpire le libertà basilari ed inalienabili della popolazione uigura. E’ innegabile che ci sia un problema di fondamentalismo islamico nella regione, però la domanda da porsi è se sia stato lo jihadismo a costringere la Cina a militarizzare la zona o se la repressione spietata abbia prodotto fenomeni di radicalizzazione religiosa tra coloro che sono esclusi dalla ricchezza collettiva e contemporaneamente mortificati nella loro cultura e nelle loro tradizioni.
Questo è un problema per la Cina, non sono riusciti ad elaborare un modello di sviluppo che tenga conto della biodiversità culturale ed umana. Affermare che esiste solo un modello basato sull’economia, sul progresso, sulle infrastrutture, sulla creazione di snodi e reti significa imporre a civiltà diverse uno stesso modello. Ciò può funzionare e non farlo.

Le esperienze che ho fatto in Xinjiang e nei paesi dell’asia centrale mi dicono che, in ogni paese che la via della seta attraverserà, la Cina dovrà misurarsi con le specificità e le diversità di questi luoghi, quindi deve dotarsi di strumenti per capire le differenze senza applicare la stessa ricetta ovunque.
Lo sviluppo prettamente economico può anche determinare un’eterogenesi dei fini e determinare un risultato opposto a quello sperato. Se tu costruisci autostrade e infrastrutture di cui la popolazione non beneficia è normale che ti crei dei nemici soprattutto se le risorse finiscono nella cleptocrazia locale o nelle mani di diversi gruppi di interesse ma mai nelle tasche di tutti.
Le grandi opere danneggiano economie solide, seppur non fiorenti, danneggiando micro-mondi economici in favore dell’accumulazione centrale che è estranea alle popolazioni locali che sono fortemente penalizzate. Penso che la Cina debba comprendere e coinvolgere di più i luoghi che attraversa.

Voglio sfruttare il tuo punto di vista privilegiato per parlare di politica estera e Corea del Nord, quali sono le tue percezioni e quelle diffuse nella società pechinese.

L’elemento destabilizzante in questo momento nell’asia nord-orientale non è Kim Jong-Un ma Donald Trump. Quella di Jong-Un è un’imprevedibilità prevedibile, fa quello che hanno fatto suo padre e suo nonno. Questa linea della Corea del nord, lungi da me giustificare il regime, è assolutamente razionale, vogliono costringere gli americani a sedersi al tavolo delle trattative con loro senza la mediazione di Cina, Russia, Giappone e Corea del sud, vogliono che accettino il loro status di potenza nucleare e, sulla base di questo rapporto alla pari, facciano la pace dopo la guerra degli anni 50’ chiusa nel 53 senza un trattato di pace ma con un’armistizio, tecnicamente sono ancora in guerra.
Il regime nord-coreano vuole, come tuti i regimi, garantire la propria sopravvivenza ed ha deciso che questa può essere garantita solo tramite la potenza nucleare e da questo non recedono.
Non recedono a ragion veduta dal loro punto di vista perchè nel 2002 nel discorso sullo stato dell’unione G.W. Bush inseriva la Corea del Nord insieme ad Iran e Iraq tra gli stati canaglia, “the axis of evil” questo inserimento in questo asse del male fu una sorpresa per i nord coreani. Quello è stato un punto di non ritorno.

Ricordiamo tutti nel 2003 l’invasione dell’Iraq e Saddam fa la fine che sappiamo, pensiamo alla Siria e allo slogan “Assad must go” e il tentativo fallito di farlo fuori a causa dell’intromissione di Iran e Russia.
Il regime di Pyongyang, e Kim Jong-Un vogliono garantire la loro permanenza al potere e quindi non si fidano degli americani e pensano che, per portarli a più miti consigli, l’unica soluzione sia la deterrenza nucleare. E’ la ricerca da parte loro di chiudere una storia (quella del conflitto degli anni 50) e di rimanere al potere. I sud coreani, o almeno tutti quelli con cui ho parlato, sono perfettamente consci di questo.
Se qualcuno gli chiede: non avete paura che il nord vi attacchi? rispondono che sono 70 anni che sono sotto la minaccia del nord, che sono abituati e che Pyongyang non ha intenzione di fare questo tipo di guerra. Il momento in cui si è arrivati vicini alla riappacificazione sono state le stagioni della “sunshine policy”. Il nuovo presidente sud coreano Moon Jae-in è un rappresentante di questo filone ma vista l’ultima escalation ha dovuto anche lui fare la voce grossa. Però ribadisco che l’elemento imprevedibile, rispetto ad un copione che va avanti da anni, sono le parole e le dichiarazioni di Trump. Ci sono fonti che dicono che gli stessi nord-coreani non capiscono come trattare con lui e quindi fanno esperimenti militari e missilistici.

Io non credo che la Corea del nord sia in grado o sarà mai in grado di danneggiare il suolo statunitense.
Riporto perché penso sia pertinente un esempio che ho sentito a Ferrara (festival di Internazionale) in un dibattito nel quale l’ospite sudcoreano raccontava che Kim Jong-Un, tornato in patria dopo essere stato istruito in Svizzera, ha fatto costruire uno stabilimento sciistico, non 10-20-30, uno soltanto a titolo celebrativo. Ciò vale anche per il materiale nucleare, l’’assenza di risorse non gli permette di rappresentare una reale minaccia per gli States. Dal mio punto di vista penso che l’unica soluzione sia l’avvio di una trattativa alla pari tra Korea e Usa e che riconoscano Pyongyang come potenza nucleare perché da questo non torneranno indietro.

Cosi come non tornerà indietro l’Iran?

Certo! L’Iran ha avviato lo stesso processo dopo le dichiarazioni di Bush del 2002 per paura di fare la stessa fine di Baghdad. Quindi io credo che purtroppo, a causa degli errori di Trump e delle amministrazioni precedenti, si sia andati inevitabilmente verso questo esito.
Negli anni 90’ Clinton aveva provato un riavvicinamento verso la Corea del Nord ma immediatamente un piano di finanziamenti venne interrotto dal cambio di maggioranza all’interno del senato statunitense che passò ai repubblicani e Clinton per non dargli sponda bloccò tutto. I coreani davanti a queste titubanze hanno portato avanti la loro politica di auto-tutela. Non è una soluzione ottimale ma la migliore a disposizione visto che l’alternativa sarebbe la guerra, una guerra che porterebbe la sofferenza e la morte per milioni di nord e sud coreani. Nel primo giorno di guerra, teniamo presente che ci sono 20 milioni di coreani del sud che vivono al confine, ci sarebbero migliaia di morti in poche ore. La Korea del Sud non vuole la guerra.

Altra soluzione: operazione chirurgica nei confronti di Kim, farlo fuori ? Kim non è Gheddafi, non c’è un’opposizione interna su cui fare la leva. Non è facile pescarlo e farlo fuori. In più ci sono Cina e Russia che decisamente remano contro soluzioni di questo tipo, un collasso della Korea del nord porterebbe 30 mila soldati americani direttamente al confine con la Cina.
La Cina considera un rischio molto minore avere un Kim come vicino rispetto alle truppe Usa, ci tengo a dire che Pechino detesta Kim tant’è che Xi e il leader coreano non si sono mai incontrati ma continuano a giudicarlo un rischio minore rispetto ai marines alle porte di casa.

Ti è piaciuto questo articolo? Infoaut è un network indipendente che si basa sul lavoro volontario e militante di molte persone. Puoi darci una mano diffondendo i nostri articoli, approfondimenti e reportage ad un pubblico il più vasto possibile e supportarci iscrivendoti al nostro canale telegram, o seguendo le nostre pagine social di facebook, instagram e youtube.

pubblicato il in Approfondimentidi redazioneTag correlati:

cinacorea del nord

Articoli correlati

Immagine di copertina per il post
Approfondimenti

Spagna chiama Italia: casa e finanziarizzazione

La lotta per il diritto alla casa negli ultimi trent’anni è sempre stata un’invarianza della rigidità che le classi subalterne hanno imposto al potere nella più generale tendenza neo liberista di attacco alle condizioni materiali di vita delle persone.

Immagine di copertina per il post
Approfondimenti

Il terreno sta cedendo? Lo yen, il dollaro e l’autunno caldo in Francia

Diciotto mesi fa, dopo la pubblicazione del nostro primo articolo, “Su un terreno instabile”, abbiamo ricevuto numerosi commenti da parte di lettori tanto benevoli quanto perplessi: che farsene di queste analisi e, in fin dei conti, a che pro tutto questo arrovellarsi il cervello?

Immagine di copertina per il post
Approfondimenti

Carcere di Torino: cimici dei letti e condizioni degradanti. Il diario di un detenuto racconta la realtà del carcere

Ieri è stato sollevato in Consiglio Regionale il problema delle cimici dei letti all’interno della sezione maschile del carcere di Torino. La questione è uscita grazie a dei fogli di diario, alcuni passaggi sono stati letti anche in seduta di Consiglio.

Immagine di copertina per il post
Approfondimenti

Lottare nell’Antropocene: tossicità, grandi opere e conflitti territoriali

Se la crisi ecologica è una crepa nel sistema, quali strumenti di pratica e d’analisi possiamo usare per forzare la breccia? Quali categorie ci permettono una lettura del presente che colga nella catastrofe reali possibilità di conflitto?

Immagine di copertina per il post
Approfondimenti

Smascherare il merito

Smascherare il merito è un’iniziativa che si è tenuta il 28 e 29 maggio 2026, due giorni di interventi e assemblee organizzati dallə studentə della Normale e della Sant’Anna, le scuole superiori universitarie di Pisa.

Immagine di copertina per il post
Approfondimenti

Acqua e Terre

Perché un’azienda italiana del comparto digitale sta comprando centrali idroelettriche e miniere?

Immagine di copertina per il post
Approfondimenti

Chi ha parlato della fine del mondo?

All’inizio del mese di settembre, sul social network X è comparso un post di Jacob Coxon, ricercatore appena dimissionario dall’azienda di intelligenza artificiale Anthropic. Il testo annuncia le dimissioni e sostiene che un’intelligenza artificiale di tipo “forte” potrebbe sterminare l’umanità entro la fine del decennio.

Immagine di copertina per il post
Approfondimenti

Le nuove regole della Resistenza

Gli Houthi – o più propriamente Ansar Allah -, negli ultimi giorni hanno colpito e conquistato territori e isole fondamentali per il controllo dello stretto di Bab El-Mandeb, minacciando la chiusura alle petroliere saudite e paventando la possibilità di un inasprimento della crisi energetica globale, andando ad aggiungersi alle significative conseguenze del blocco di Hormuz.

Immagine di copertina per il post
Approfondimenti

Anatomia di un furto: noi e Navier-Stokes

In data 8 settembre, sul blog dell’azienda di intelligenza artificiale OpenAI è comparso un post il quale sostiene che un modello di IA generativa non disponibile al pubblico – ed evidentemente più potente del loro ultimo modello: GPT-6 Astra – abbia risolto le equazioni di Navier-Stokes, uno dei sette problemi del millennio.

Immagine di copertina per il post
Approfondimenti

Dibattito su Imperialismo digitale @Blackout Fest 2026 con Dario Guarascio

Il saggio di Dario Guarascio “Imperialismo digitale” analizza la forma del capitalismo attuale a partire dalla militarizzazione del paradigma tecnologico. Di seguito ripubblichiamo il podcast del dibattito tenutosi al BlackoutFest 2026 e condiviso da Radio Blackout.

Immagine di copertina per il post
Conflitti Globali

Trump a Pechino da Xi Jinping

MercoledìTrump è volato in Cina per un vertice di alto profilo con il leader cinese Xi Jinping, accompagnato da diversi amministratori delegati: una delegazione di imprenditori di spicco provenienti da diversi settori, tra cui agricoltura, aviazione, veicoli elettrici e chip per l’intelligenza artificiale. Dopo due giorni, il presidente statunitense Donald Trump ha lasciato Pechino affermando di aver concluso “accordi commerciali fantastici, ottimi per entrambi i paesi”, ma sono emersi pochi dettagli su ciò che le due superpotenze hanno concordato dal punto di vista commerciale.

Immagine di copertina per il post
Conflitti Globali

Xi Jinping – Trump : Iran, commercio ed economia globale sul piatto della tre giorni a Pechino del presidente Usa

Seconda visita di Trump – dopo quella del 2017 – a Pechino per un faccia a faccia con Xj Jinping, presidente della Repubblica Popolare Cinese.

Immagine di copertina per il post
Editoriali

Opec (-) 1

In uno dei momenti più delicati dall’inizio dell’aggressione imperialista all’Iran, cominciano a sorgere delle fratture in seno alla principale alleanza politico-strategica ed economica del Medio Oriente.

Immagine di copertina per il post
Conflitti Globali

Competizione USA-Cina e impatti sul mercato dell’energia

Chi guadagna dal blocco dello Stretto di Hormuz? ENI, ad esempio. Si parla di dividendi straordinari per la società di Descalzi da quando il petrolio è stabile sui 90 dollari, con oscillazioni che vanno sino a oltre i 100.

Immagine di copertina per il post
Conflitti Globali

Si riaccende il fronte tra Pakistan e Afghanistan

Tra il 26 febbraio e il 2 marzo sono avvenuti raid pakistani contro l’Afghanistan riaprendo il fronte tra i due Paesi, la guerra tra i due paesi è ancora in corso, e ancora non si hanno previsioni su una fine certa.

Immagine di copertina per il post
Approfondimenti

Nuova strategia Usa e chi non vuol capire

A proposito della nuova strategia degli Stati Uniti e le reazioni che ha suscitato

Immagine di copertina per il post
Conflitti Globali

Levante: il Giappone ai tempi del neogoverno nazionalista della Premier Sanae Takaichi

A livello internazionale, una delle prime mosse della Takaichi è stata aprire un profondo scontro diplomatico con Pechino

Immagine di copertina per il post
Culture

Se la Cina ha vinto

Se l’obiettivo di un titolo apodittico come “La Cina ha vinto” è convincere il lettore della validità della propria tesi, Alessandro Aresu vi riesce pienamente.