CALCIO&BUSINESS: 400 GRUPPI ULTRAS DI MEZZA EUROPA SI SCHIERANO CONTRO LA “RIPARTENZA” DEL PALLONE

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“Stop football: no football without fans!”.

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Inizia così il comunicato congiunto sottoscritto da quasi 400 gruppi ultras di tutta Europa (Italia in testa, ma pure Spagna, Germania, Francia, Austria, Portogallo, Belgio, Bulgaria, Romania e Bosnia-Erzegovina): un documento senza precedenti, per numero di firme e trasversalità di confini e campionati, che prende di petto… l’ansia da ripartenza mostrata a livello continentale da tutto il mondo del calcio-business, strangolato da bilanci sballati e dalla necessità di accedere al denaro delle pay tv per evitare il crack.

Pur di fare ripartire la giostra del business, i presidenti dei club sono pronti a giocare ogni tre giorni, per tutta estate, dentro stadi vuoti: quello che conta, infatti, sono le pay-tv, con i diritti economici collegati a rappresentare ormai il vero business del settore. Il tutto senza tenere conto della dimensione popolare di quello che, fino a prova contraria e nonostante i repentini cambiamenti in atto a livello di strutture di club, resta in primis uno sport e non un mero business.

Per questo il comunicato si chiude ribadendo la necessità e l’auspicio di “tornare a vivere la nostra più grande passione in prima persona, per far in modo che torni a essere uno SPORT POPOLARE. Siamo pronti, su questo, a confrontarci con chi di dovere”.

Ne abbiamo parlato con Diego, portavoce del gruppo Brescia 1911 – Ex Curva Nord Brescia e con Giusi, portavoce del gruppo Forever Ultras Bologna, entrambi firmatari del comunicato. Ascolta o scarica

Di seguito il comunicato (l’elenco completo delle firme si può trovare qui):

“L’Europa è nella morsa del Coronavirus.

I governi hanno dichiarato il lockdown totale, tutelando così la cosa più preziosa che abbiamo: la salute pubblica, primo obbiettivo per tutti.

Per questo, riteniamo più che ragionevole pensare ad uno stop assoluto del calcio europeo.

Chi gestisce quest’ultimo, invece, ha fin da subito espresso un solo ed unico obbiettivo: RIPARTIRE.

Siamo fermamente convinti che a scendere in campo sarebbero solo ed esclusivamente gli interessi economici e questo viene confermato dal fatto che il campionato dovrebbe ripartire a porte chiuse, senza il cuore pulsante di questo “sport popolare” : I TIFOSI.

Ci è più che lecito pensare che ancora una volta la supremazia del denaro vada a calpestare così il valore della vita umana.

Pertanto, chiediamo fermamente agli organi competenti di mantenere il fermo delle competizioni calcistiche, finché affollare gli stadi non tornerà ad essere un’abitudine priva di rischi per la salute collettiva.

Se il sistema calcio si trova in una situazione di tanta difficoltà, la colpa va attribuita alla mal gestione degli ultimi decenni. Mal gestione che abbiamo sempre messo in evidenza con il solo ed unico fine di tutelare e salvaguardare lo sport più bello del mondo.

Oggi il calcio è considerato più come “un’industria” che come uno sport, dove sono le PAY-TV a tenere sotto scacco le società, alimentandole con i propri diritti televisivi e permettendo così alle società stesse di poter pagare stipendi spropositati ai calciatori; alimentando a loro volta la sete di denaro di procuratori squali, il cui unico obbiettivo è quello di gonfiarsi il portafoglio. Un sistema basato solo ed esclusivamente su business ed interessi personali che se non verrà ridimensionato quanto prima porterà ad un solo ed unico fine: LA MORTE DEL CALCIO STESSO.

Teniamo a sottolineare che se gli Ultras avessero una minima intenzione di lucrare su quella che è la nostra passione (come abbiamo potuto leggere dai media in questi giorni), spingeremmo per una ripartenza dei campionati anziché lottare perché questo non avvenga.

Tutto questo deve cambiare. Siamo pronti a confrontarci con chi di dovere per riportare il calcio ai suoi albori, per tornare a vivere la nostra più grande passione in prima persona, per far in modo che questo torni ad essere UNO SPORT POPOLARE.

Da Radio Onda d'Urto

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