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Santa Maria Capua Vetere: I detenuti prendono il controllo del reparto Danubio

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Nel carcere di Santa Maria Capua Vetere è in corso una rivolta dei detenuti.

Proprio di questi giorni la notizia che la procura ha iscritto nel registro degli indagati 44 agenti della polizia penitenziaria del carcere, per un’inchiesta in seguito alla denuncia da parte dei detenuti di violenze e pestaggi durante le rivolte nel periodo del lockdown. I secondini sono indagati a vario titolo per tortura, violenza privata e abuso di autorità. I detenuti hanno raccontato che, dopo le proteste per il coronavirus scoppiate in tutta Italia, sono stati denudati e picchiati con calci e manganellate, poi “lasciati in una pozza di sangue”. Giovedì le guardie carcerarie hanno iniziato una protesta contro le indagini.

Nella notte tra venerdì e sabato, nel reparto Danubio, dove sono in servizio gli stessi poliziotti coinvolti nell’inchiesta per pestaggi e violenze, sei agenti sarebbero stati aggrediti da due detenuti che, dopo aver dato fuoco alla propria cella, sono stati portati in infermieria, riuscendo a sottrarre le chiavi agli agenti stessi, e liberando altri detenuti. Adesso sono circa in 50 e hanno preso in mano il reparto. All’interno del Danubio sono presenti detenuti in regime disciplinare e soggetti al regime di sorveglianza particolare (14bis). Alcuni di loro provengono dal carcere di Foggia, trasferiti a S. M. Capua Vetere dopo la memorabile rivolta dello scorso marzo, con l’evasione di 80 detenuti.

Secondo quanto riportano i giornali in questo momento sarebbe in corso una trattativa tra i detenuti e le autorità: “i detenuti hanno chiesto la chiusura del regime del 14 bis, la chiusura della videosorveglianza, hanno lamentato trattamenti inumani da parte dei poliziotti penitenziari e da medici e infermieri che non provvederebbero alla cura della loro salute”.

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